L’accessibilità del quotidiano

Le complicazioni quotidiane vissute da una donna cieca: dalla spesa al supermercato, al prelievo di contanti da uno sportello bancomat, fino ad una serata al cinema

A volte ci si dimentica che l’accessibilità riguarda anche tante piccole cose di tutti i giorni, come fare la spesa, acquistare dei vestiti, andare al cinema. Tutte azioni e gesti abituali che per una persona cieca possono però diventare percorsi ad ostacoli.

Mi chiamo Ambra e sono appunto una di quelle persone cieche che quando va al supermercato, ad esempio, incontra un sacco di difficoltà. La maggior parte delle volte, infatti, ho bisogno di essere accompagnata, a meno che non si tratti di piccoli alimentari di quartiere, di quelli che stanno a poco a poco scomparendo e che sono comunque troppo lontani da dove abito.
Solitamente sono io che vado a fare la spesa, ma ho sempre al seguito mio marito o la mia assistente personale o un volontario in servizio civile. In un centro commerciale o comunque in un grosso supermercato non riesco a fare la spesa da sola, perché non so dove sono collocati i prodotti e perché bisogna leggere le etichette.
Mi ricordo lo stupore la prima volta che ho trovato scritto su una confezione di riso il nome in Braille. Una meraviglia! Peccato, però, che in Braille non fosse scritta anche la scadenza!

C’è anche un altro ostacolo che alcune volte incontro, quando arriva il momento di pagare alla cassa. Se ho i soldi in contanti non ho alcun problema, in altre circostanze invece mi trovo di fronte a dei POS per il pagamento con carta che stranamente non hanno il puntino sul numero 5.
Tutti i POS, e comunque tutte le tastiere numeriche, come anche quella telefonica, dovrebbero avere un puntino sul 5, che serve di riferimento alle persone con disabilità visiva. A partire, infatti, da quel punto posso orientarmi, so che a destra del 5 c’è il 6, a sinistra il 4 e così via. A volte, però, quel puntino non è presente e quindi incontro qualche difficoltà.
C’è poi da dire che ogni volta mi subentra sempre una componente di ansia rispetto al fatto di non poter controllare lo scontrino. Non sarebbe male che il POS emettesse un messaggio vocale relativo alla cifra da pagare, sarebbe ottimo. Mi tranquillizzerebbe a livello psicologico. Certo attraverso la banca posso controllare via internet che il pagamento sia avvenuto regolarmente e con la cifra effettivamente dovuta. È una cosa che faccio sempre. Ma questo avviene il giorno dopo, quando la spesa risulta nell’estratto conto bancario. Lì per lì, invece, devo ricorrere alla persona che mi accompagna per assicurarmi che sia tutto a posto.

Altra cosa che non posso fare in autonomia è prelevare allo sportello bancomat, perché per me, che non vedo, lo schermo tattile è un’arma micidiale e i comandi vocali non funzionano mai.
Ci vado quindi con delle persone di fiducia: io introduco la carta e chi mi accompagna mi chiede il codice da inserire, l’importo da prelevare e se voglio la stampa dello scontrino o meno. Però chi fa la digitazione è la persona che sta con me, perché io non so dove premere sullo schermo, non ho punti di riferimento, come è invece nel caso della tastiera.

Poi ci sono anche le difficoltà che incontro con certi negozianti. A me piace molto fare shopping, scegliere e acquistare vestiti, ma devo sempre selezionare quei negozi che mi possono garantire una certa disponibilità.
Per poter vedere un maglione, dei pantaloni, un vestito, una gonna, un paio di scarpe o qualunque altra cosa, li devo toccare, perché naturalmente la mia capacità di vedere si esprime attraverso il tatto. Qualche volta, però, mi è capitato di sentirmi dire che non era possibile toccare i vestiti e quindi quei negozi li ho scartati, proprio perché non mi davano la possibilità di vedere la merce.
Scelgo anche quei punti vendita in cui trovo commesse disponibili a descrivermi i capi d’abbigliamento e a suggerirmi gli abbinamenti. Solitamente, quindi, prediligo negozi abituali, poi mi può capitare di trovarmi in un altro posto e allora ci provo, però generalmente vado da chi conosco.

Un’altra cosa che mi piace molto è andare al cinema. Ci vado abitualmente perché adoro i film. Com’è logico, non potendo vedere lo schermo, è la persona che mi accompagna a descrivermi tutte le scene non dialogate. Però quanto mi piacerebbe che fossero più diffusi e generalizzati i servizi di audiodescrizione. E questo vale tanto per il cinema quanto per la televisione. Darebbe infatti la possibilità a me e a tutte le persone con disabilità visiva di partecipare in pieno alla proiezione di un film.

Settembre 2017