Non potevo più vivere solo dall’alba al tramonto

L’ipovisione e la scoperta di un ausilio che cambia completamente la vita e il concetto stesso di autonomia

Ipovedente dalla nascita, Rosario spiega così la sua limitazione: «Il mio campo visivo è molto ristretto, ma fondamentalmente posso dire che la mia è una cecità notturna. O meglio, di sera vedo le luci, ma il resto è tutto nero. Di giorno, invece, ho una visione dell’ambiente più dettagliata, che migliora in proporzione alla luce: più luce c’è e meglio vedo».

Fino ai suoi ventitré anni, Rosario, che nasce in un piccolo centro del Sud, trascorre letteralmente una vita a metà, in ambienti più o meno protetti, come appunto il suo paese o la scuola, che frequenta in una città vicina. «Andavo da solo - racconta - a prendere il pullman, che da grande appassionato di motori riconoscevo in base alla forma. Ma, al tempo stesso, sapevo bene che, se avessi dovuto fare dei percorsi o delle esperienze nuove, da solo non ce l’avrei mai potuta fare. E così evitavo oppure cercavo l’aiuto di altri. Era una sensazione molto strana: conoscevo la situazione, ma la accettavo come se nulla potesse cambiarla, come quando si prende atto che la terra gira intorno al sole. E non sapevo minimamente che potessero esistere degli strumenti per far sì che le cose andassero diversamente».

In aiuto di Rosario, grazie all’interessamento di un’associazione locale di persone con disabilità visiva, arrivano anche alcuni obiettori di coscienza, che lo vanno a prendere a scuola e lo accompagnano alla fermata del pullman. Ma è una situazione che lo fa sentire diverso dai compagni, cosicché decide di continuare da solo, dando vita ad una specie di lotteria quotidiana. «Ogni giorno mi dicevo: “Prenderò l’autobus giusto? Non lo prenderò?”. Cresceva in me un’ansia continua, senza capire che avrei potuto vivere diversamente, in modo più sereno, riuscendo anche ad uscire da solo di sera con un amico o un’amica».

Sono anni, quelli della scuola, che per Rosario coincidono con un vero e proprio timor panico per l’arrivo del tramonto, ma anche con una voglia di estate assai superiore a quella dei coetanei.
«Vivevo dall’alba al tramonto - ricorda -, anzi un po’ prima del tramonto, perché già al calare del sole era troppo scuro. E non vedevo l’ora che arrivasse l’estate, non tanto per la stagione calda, quanto per il fatto che le giornate erano più lunghe e quindi avevo sostanzialmente più vita. A ripensarci oggi, mi sembra proprio una situazione angosciante. Ma anche se me ne rendevo perfettamente conto non credevo di poterla cambiare».

E invece tutto si evolve, anche abbastanza rapidamente, dopo la fine della scuola. «Ho iniziato a capire che la vita era cambiata - racconta -, che era finito il percorso ristretto tra famiglia, paese e scuola e ho riflettuto più in profondità. Succedevano tante cose nuove e io continuavo a guardarle dal di fuori, a non viverle in prima persona. “È possibile - mi chiedevo - che mi debba rassegnare a godere di una vita a metà?”».

Arrivano anche due incontri fondamentali, che aprono definitivamente la mente di Rosario. Il primo è quello con un’oculista dall’intelligenza molto aperta, che lo segue e lo stimola ad usare tutti gli ausili e gli strumenti possibili. Soprattutto lo aiuta a vedere il mondo in maniera del tutto diversa da prima. «Mi ha fatto scattare una scintilla, diventata poi un vero e proprio incendio, quando ho conosciuto un ragazzo non vedente assoluto, ma perfettamente autonomo. È stata come una scossa e ho iniziato a dirmi: “Ma, se lo fa lui che è cieco, io che un po’ ci vedo dovrei fare almeno quanto lui, o addirittura un pezzettino in più!”. Ho iniziato insomma a capire che il mio limite era ancor più nella mente che negli occhi! E così ho cercato di entrare nella testa di un non vedente, liberandomi del Rosario che viveva prima del tramonto».

La nuova vita di Rosario si materializza in un oggetto concreto come il bastone, che acquista per corrispondenza. Contatta telefonicamente il venditore, che lo consiglia sul modo migliore per iniziare: con un bastone più piccolo di quelli che solitamente usano le persone cieche per muoversi, utile per lo più a segnalare agli altri la propria disabilità visiva e molto meno per sentire gli ostacoli. «Ha funzionato eccome - ricorda con grande soddisfazione - nel senso che psicologicamente mi ha aperto un nuovo mondo. Addirittura, qualche settimana dopo aver comprato quel bastone, sono andato a vivere da solo nella città dove avevo frequentato le scuole!».

Sono in molti, all’inizio, ad accorgersi che Rosario usa il bastone da autodidatta, «in maniera selvaggia», lo rimprovera qualcuno. Ed è lui stesso a confermarlo tranquillamente: «Non avevo assolutamente imparato la tecnica e quindi il mio obiettivo era unicamente quello di percepire gli ostacoli. Lo usavo semplicemente come un apripista, per riuscire a spostarmi da solo, soprattutto di sera. Poi, però, partecipando ad un progetto centrato sullo sport della vela, ho conosciuto un bravo istruttore di mobilità, che mi ha dato tante utili indicazioni. In pratica mi ha educato ad usare il bastone non più soltanto come un trattore che abbatte gli ostacoli, ma come un mezzo di percezione della realtà, uno strumento di conoscenza a tutti gli effetti. E, quando ne ho compreso le tante potenzialità, per me è arrivata un’altra svolta, che ha completamente cambiato il mio stesso concetto di autonomia».

Aprile 2018