Barriere sensoriali alla cultura

Tre donne con disabilità sensoriali, di diverse età, illustrano il difficile accesso alla cultura in una grande città come Torino: tra barriere evidenti e circoscritti passi in avanti

Quali ostacoli incontra una persona con disabilità sensoriale, in una grande città come Torino, nell’accesso alla cultura?
A raccontare la loro esperienza sono Giada, Laura e Francesca, tre donne con disabilità sensoriali, rispettivamente di 40, 50 e 60 anni, che su un punto concordano senz’altro: «Rispetto ad una volta si sono fatti molti passi avanti!». Ciononostante, tanto altro deve essere ancora fatto, e non sono poche le barriere che impediscono a queste donne la fruizione della cultura e del tempo libero in condizioni di pari opportunità con gli altri.

«Prendiamo ad esempio il Museo Egizio», sottolinea Giada. «È un gioiello nazionale e internazionale e, a volerlo visitare bene, ci si potrebbero impiegare ore e ore. Ma ahimè, per me che sono cieca, è totalmente inaccessibile». In quella celebre struttura, infatti, non vi sono reperti esposti che si possano toccare con mano, né sono disponibili delle riproduzioni.
«L’ultima volta che ci sono stata - prosegue Giada - l’unica parte tattile era quella delle statue al pianterreno, e così ho toccato alcune teste, alcuni piedi. Tutto il resto della collezione, però, è sotto vetro. E non ho neanche potuto ascoltare le audioguide».
«Oltre all’assenza di percorsi tattili - conferma infatti Marco, anch’egli non vedente - bisogna considerare che le descrizioni sonore fornite dalle audioguide presuppongono la visione della collezione e delle sale. Inoltre i dispositivi sono totalmente a schermo tattile. Questo in sé non sarebbe neanche un problema, perché esiste la tecnologia che ne consente l’uso. Tuttavia essa non è stata attivata, né può esserlo a causa delle restrizioni imposte dal software proprietario delle stesse audioguide».

Molto diversa è invece la realtà del Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana, a dimostrazione del fatto che l’accessibilità può e deve essere garantita. «Lì c’è tutto scritto in Braille - racconta Giada - e ci sono le mappe tattili di tutto quello che vai a vedere. Ci sono modellini da manipolare per capire come funziona la macchina fotografica, l’effetto della luce, i vetrini, insomma tutti gli aspetti tecnici della fotografia. Addirittura ero io che leggevo le didascalie ad alta voce ai miei amici vedenti».
Le fa eco Francesca, pure lei cieca, che conferma la fruibilità del Museo del Cinema, ma aggiunge anche che, nonostante i passi avanti compiuti grazie alle nuove tecnologie, la garanzia dell’accessibilità dipende ancora dalla sensibilità e dalla preparazione dei singoli professionisti. «Nel caso del Museo del Cinema - spiega infatti - la fruibilità si deve a persone che, avendo sempre lavorato sull’accessibilità, hanno ideato e previsto un circuito tattile adatto anche alle persone non vedenti».
«Nella mia esperienza - aggiunge quindi - posso dire che i musei sono molto più fruibili di una volta, e questo soprattutto se uno si dà da fare, se chiede prima di poter toccare le opere. Noto insomma una maggiore disponibilità. E tuttavia in certi posti ce n’è di più, in altri di meno».

«Qui a Torino - secondo Laura - si è già abbastanza avanti. Il Museo del Cinema ha realizzato poco tempo fa una rassegna di film di Verdone sottotitolati. E anche il Torino Film Festival da qualche anno ha iniziato a proporre film con i sottotitoli. Ma questo accade sempre per la buona volontà delle associazioni, che insistono sul tema dell’accessibilità per tutti e fanno pressione su produttori e distributori per la sottotitolazione. Anche qui, però, bisogna precisare che in tutto il Torino Film Festival i sottotitoli sono previsti solo su uno o due film e su un’unica proiezione, ad esempio nel primo pomeriggio del lunedì o del martedì, quando tutto il resto del mondo lavora. E così ci sentiamo anche dire: “Abbiamo staccato pochi biglietti. Voi sapete soltanto chiedere, ma poi non venite!”. E ci mancherebbe altro, aggiungo io, non si possono mica costringere le persone a lasciare il lavoro per venire al cinema! Senza contare che finora i film scelti per la sottotitolazione erano quelli inseriti nell’ambito di rassegne retrospettive o fuori concorso. Fortunatamente quest’anno, per la prima volta, verrà proposto un film nuovo, che uscirà nelle sale il giorno dopo, e probabilmente attirerà anche più persone».

«Adesso come adesso - sottolinea ancora Laura - creare delle copie di film con i sottotitoli costerebbe davvero pochissimo e permetterebbe anche a chi non sente di godersi il cinema. Ricordo che da giovane ci andavo con il fidanzato o con gli amici, ma vedevo solo le immagini, non capivo nulla, era solo un modo per uscire di casa e non restare da sola. Non scorderò mai il primo film in TV che la RAI ha sottotitolato, La finestra sul cortile di Hitchcock. Era il 5 maggio 1986, ricordo ancora la data. Quella sera i miei genitori riuscirono ad andare al cinema per conto loro dopo anni che non lo facevano, perché io potevo vedere un film da sola, senza che mia mamma mi raccontasse lo svolgimento, facendo da ripetitore. E ricordo questa esperienza come una specie di rinascita, una sensazione bellissima. Credo insomma che i sottotitoli siano fondamentali, ma purtroppo nemmeno in televisione ci sono per tutta la programmazione. Io mi accontento, perché in confronto a prima è davvero una conquista, però noto anche che la qualità è peggiorata nel tempo: a volte, infatti, si dimenticano di inserirli, li mettono a film iniziato oppure spariscono e poi ricompaiono».
«Mi viene anche in mente - ricorda in conclusione - l’esperimento dei sopratitoli a teatro, che è stato realizzato per cinque repliche di un’opera di Goldoni, inserite nella normale programmazione del Teatro Gobetti di Torino. Si chiamano sopratitoli, e non sottotitoli, perché vengono proiettati sopra il palco, e una persona sorda, mettendosi più o meno a metà della platea, riesce a leggerli. Grazie a questa iniziativa, per la prima volta ho potuto assistere ad una commedia a teatro. Purtroppo, però, quell’esperimento non si è più ripetuto, anche perché gli spettacoli teatrali hanno un pubblico più elitario rispetto al cinema, e non si è quindi ritenuto conveniente garantirli per pochi frequentatori sordi».

Febbraio 2018