Per me fare carriera significa crescere

L’accessibilità informatica è uno dei principali ostacoli da superare per una persona con disabilità visiva occupata in un’azienda, ma negli ultimi anni qualcosa sta cambiando

«Fortunatamente non ho mai dovuto subire grandi discriminazioni nel mondo del lavoro. Mi sono sempre impegnata al massimo e ho trovato responsabili sufficientemente intelligenti da capire che era anche un loro vantaggio dotarmi degli strumenti necessari per essere autonoma, consentendomi di rendere al meglio. E poi ho sempre cercato di chiedere le cose considerando anche le esigenze dell’azienda».
L’atteggiamento dialogante di Lorena, donna non vedente, occupata in una grande società di servizi pubblici, le ha permesso di ottenere buoni risultati, anche se in qualche caso non è bastato ad evitare tempi lunghi, dovuti soprattutto alla mancanza di conoscenze sulle sue necessità, ma anche a problemi organizzativi.
«Quando ho chiesto per la prima volta l’acquisto della sintesi vocale - racconta infatti -, in ditta non sapevano affatto come personalizzarla sul sistema che usavamo per la contabilità, che era un software abbastanza complesso. Quindi tra l’ottenere l’autorizzazione per comprarla, ordinarla e poi trovare chi fosse in grado di installarla e personalizzarla è passato quasi un anno e mezzo! Ci voleva infatti un tecnico che conoscesse bene sia il linguaggio di programmazione, sia la sintesi vocale. E così per tutto quel tempo ho dovuto adattarmi, riuscendo lo stesso a lavorare, ma più lentamente e con maggiore fatica».

Più recentemente, invece, Lorena ha dovuto incassare una risposta del tutto negativa ad una sua richiesta. «Era arrivato in ditta - spiega - un programma informatico che mi avrebbe permesso di gestire contemporaneamente diverse operazioni, diventando sempre più autonoma nel mio lavoro. Quel programma, però, era nato inaccessibile e, quando l’azienda ha chiesto un preventivo per modificarlo, le è stata proposta una cifra assurda! A quel punto mi è arrivata una risposta che ovviamente non ho gradito, ma che mi ha fatto capire come una certa consapevolezza sull’accessibilità si stesse pian piano diffondendo. “A noi - mi hanno detto infatti - costa di più far sistemare il programma per renderlo accessibile che tenerti senza lavorare tutto il giorno. Naturalmente non è giusto tenerti senza lavorare, anche perché hai un sacco di potenzialità, e siccome di programmi ce ne sono tanti arriviamo al compromesso che tu lavori sugli altri, mentre questo non lo usi. Per il futuro, però, dovremo cambiare strategia, adottando programmi già accessibili, invece di chiederne la modifica quando sono già stati distribuiti, altrimenti le società che li commercializzano se ne approfittano”».

Questo e altri episodi hanno reso Lorena consapevole di un fatto, che lei stessa spiega così: «Per la mia esperienza lavorativa, credo che il problema dell’accessibilità dei programmi informatici sia una delle barriere più grandi per una persona con disabilità visiva. Noto però che da qualche anno a questa parte qualcosa sta effettivamente cambiando e che si iniziano finalmente a recepire certi concetti. Nell’azienda dove lavoro io, ad esempio, stanno rendendo accessibili tutte le piattaforme, non solo quelle rivolte alla clientela ma anche quelle interne, avendo compreso che questo conviene e costituisce un valore aggiunto. O meglio, non voglio dire che le ditte debbano curare meglio l’inserimento delle persone con disabilità solo per guadagnarci, se però ciò comporta anche un beneficio aziendale si ottiene il doppio risultato di avere inserito la persona in modo corretto, rendendola più motivata e produttiva. Insomma, è un vantaggio per tutti!».

Ma alla fine, tra compromessi vari, fatica e rinunce, è riuscita Lorena a fare carriera?
Per come la vede lei e per quelle che sono le sue aspirazioni, la risposta è certamente positiva. Lorena, infatti, ama più di ogni altra cosa il contatto con il pubblico ed è per questo aspetto che si sente maggiormente gratificata. «Ho riempito le mie giornate - racconta - di un lavoro vario, nel senso che mi dà la possibilità di avere un rapporto con i clienti, sia di persona che con la posta elettronica o il telefono. Ed è un lavoro che mi consente di continuare ad interagire anche con i colleghi, dando vita ad un confronto continuo. Io infatti sono sempre stata molto affascinata dalla psicologia della comunicazione e quindi mi piace misurarmi anche con le difficoltà che si possono presentare, sia con i clienti che con i colleghi. È questo che per me significa fare carriera. Non ambisco infatti a diventare responsabile di qualche settore o a gestire il lavoro di altre persone, anche perché non ci sarei portata. Ciò che voglio, invece, è continuare a crescere nei contenuti, nella professionalità, nel rapporto con gli altri».

Maggio 2018