Dipenderà dalla crisi o dal pregiudizio?

La sfida di aprire un negozio in tempi di crisi, narrata da una donna con disabilità motoria, che lamenta la difficoltà di far quadrare i conti, gli scarsi sostegni pubblici e i servizi di bassa qualità

Chi sarà stato il colpevole? La crisi, i centri commerciali oppure i pregiudizi? Se lo chiede spesso Rosanna, senza riuscire a darsi una risposta precisa. Lei che, appena uscita da scuola, aveva trovato un lavoro da commessa, ma che poi, a causa di un intervento chirurgico sbagliato, ha acquisito una grave limitazione motoria, con la carrozzina come nuova compagna di vita.
Fortunatamente il fidanzato di allora le è sempre stato vicino, sostenendola in un periodo quasi drammatico, passato a cercare di capire cosa fosse successo esattamente. Poi è arrivato il matrimonio e anche un figlio: la grande gioia di Rosanna.

Ad un certo punto, però, qualcosa scatta nella sua mente. Da una parte vorrebbe infatti veder crescere il proprio bambino, ma dall’altra avrebbe anche voglia di tornare ad essere più indipendente, magari con un lavoro a contatto con il pubblico, com’era prima di quel malaugurato intervento.
Nello stesso momento anche il marito comincia a guardarsi attorno. Il suo lavoro è faticoso e mal si concilia con una condizione fisica sempre più precaria. La voglia di cambiare, quindi, diventa un vero e proprio affare di famiglia.
E così arriva un piccolo negozio di abbigliamento, da gestire assieme, con tante aspettative, tanti sogni e una buona dose di fiducia, anche perché la loro città non è così grande da smarrirsi in un mare di proposte commerciali, ma nemmeno così piccola da dover contare i clienti sulle dita di una mano.

Ad aiutare Rosanna e il marito sono solo alcuni amici, che li supportano nella difficile fase di avviamento, anche perché di enti disponibili a fornire agevolazioni o prestiti a condizioni favorevoli proprio non se ne parla!
Oltretutto non è un buon momento per lanciarsi in un’attività commerciale: sono gli anni in cui la crisi economica morde di più e la strada sembra davvero complicata. Ma la passione è tanta e gli affari nei primi tempi sembrano sorridere. Di gente ne arriva e spesso sono anche persone con disabilità, che si fermano ben oltre il tempo di un acquisto per chiacchierare con Rosanna, infondendole nuova fiducia e incoraggiandola ad andare avanti.
Riesce anche a realizzare il desiderio di veder crescere il suo bambino, che trascorre le giornate in negozio con i genitori.

Quel che diventa sempre più difficile invece è conciliare il lavoro con la gestione della casa, nonostante il prezioso aiuto del marito. Di vita sociale e tempo libero, nemmeno l’ombra!
Rosanna sta già affrontando una sfida commerciale molto dura e in più si trova ad agire in un mondo dove una donna con disabilità non viene certo sostenuta nel modo giusto. Anzi, trova ostacoli sempre più grandi.
È un mondo in cui muoversi sulle ruote diventa una battaglia quotidiana, tra marciapiedi dissestati, scivoli troppo ripidi, quando non ostruiti dall’auto di turno, mezzi pubblici inadeguati.
Ed è anche un mondo in cui Rosanna avrebbe bisogno di un’assistenza a domicilio ben diversa, sia per quantità di ore che per qualità degli operatori.
Le sembra quasi che la sua voglia di indipendenza e di far vedere quanto di buono può ancora offrire alla società venga frustrata, piuttosto che incoraggiata: poche ore di assistenza alla settimana, con un operatore che per giunta l’ha anche fatta cadere, procurandole ulteriori danni fisici.
L’assistente giusto sarebbe il marito, che le sta vicino da tanti anni e che meglio di ogni altro ne conosce la situazione fisica e le esigenze. Ma la legge non glielo consente.
E così Rosanna continua a vivere di corsa, una giornata dopo l’altra, in cui resta sempre qualcosa da fare, tra il lavoro, la casa e la voglia di stare assieme al suo bambino.

Pian piano, poi, si rende anche conto, con preoccupazione, che gli affari iniziano a calare. Ed è proprio allora che sorge in lei quel dubbio, quella domanda ancora senza risposta: «Sarà davvero la crisi economica oppure i clienti non vengono a comprare da me perché sono disabile?».
Sa bene di quanti pregiudizi e chiusure mentali siano capaci le persone. Li vive ormai da molti anni sulla propria pelle. E, quando a fine mese i conti non tornano, quel pensiero riaffiora più forte, nonostante che per il marito la colpa sia da attribuire solo alla congiuntura economica e anche a quei mega centri commerciali che stanno soffocando il piccolo commercio.
In fondo anche Rosanna si augura che sia così: infatti, nonostante tutto, è più facile combattere con i creditori che con la mentalità della gente.

Oggi, forse, il momento più difficile è passato e la sfida di Rosanna continua, tra alti e bassi, con tante difficoltà e qualche soddisfazione. Dopo gli ultimi anni, né lei, né soprattutto il marito, consiglierebbero ad altri di imitarne l’iniziativa, ma non certo per la fatica, sempre superata con la passione, quanto per gli ostacoli che hanno incontrato sulla loro strada.
Sperano solo che quando altre persone con disabilità vorranno in futuro dimostrare il proprio valore, troveranno maggior sostegno da parte di tutti.

Ottobre 2017