Gli strumenti ci sono, ma la cultura non è ancora per tutti

L’accesso alla cultura e all’informazione, che oscilla tra le enormi potenzialità offerte dalla nuove tecnologie e gli ancora evidenti limiti applicativi

Sono Gloria, una donna di 48 anni con disabilità visiva. Vivo sola, mi sono laureata, lavoro e faccio sport. Da anni sono anche impegnata attivamente in un’associazione di persone con disabilità e presto il mio contributo soprattutto in materia di accessibilità degli strumenti di comunicazione e informazione.
Attraverso il mio impegno associativo, ma anche in virtù della mia esperienza di vita, una delle questioni su cui avanzo proposte e porto avanti battaglie è quella dell’accesso alla cultura e all’informazione. Spesso tengo conferenze sull’argomento, ma alla fine mi rendo conto che dico sempre le stesse cose, perché non si risolve quasi mai nulla.

La tecnologia ha davvero trasformato la nostra vita e ci permette di cogliere moltissime opportunità. Ci sono delle app negli smartphone che sono utilissime. Ce n’è una, ad esempio, che archivia e ti permette di scaricare le audiodescrizioni di alcuni film, se le case produttrici o chi per loro le hanno preparate. E una persona cieca può ascoltarle in sala cinematografica con le cuffie, sincronizzandosi con l’audio del film. In pratica c’è una voce fuori campo che ti descrive il contesto della scena, le immagini che non puoi vedere.
Lo stesso ovviamente si potrebbe fare anche per i programmi televisivi, ma sono ancora molto poche le trasmissioni audiodescritte sulle reti nazionali.
C’è poi il problema delle smart TV, che integrano nell’apparecchio televisivo le funzioni e i servizi legati al web. Ebbene, questo tipo di strumentazione per noi è out, rappresenta una barriera. Infatti, mentre posso usare in tutte le sue parti e in completa autonomia un computer, uno smartphone o un tablet, una smart TV invece non la posso usare, perché non integra un vocalizzatore. È un vero e proprio paradosso!

Accesso alla cultura, però, significa anche poter visitare un museo, una pinacoteca, un sito archeologico. Lo so che sono cieca e sembrerebbe impossibile, ma gli strumenti ci sono e si tratterebbe solo di metterli in campo.
Conosco un’associazione, ad esempio, che con i pochi finanziamenti ricevuti dal Comune organizza visite nei musei, con storici dell’arte che attraverso mappe e descrizioni permettono a chi non vede di conoscere e apprezzare dipinti e sculture.
Per i dipinti ci sono varie tecniche. Si tratta comunque di riprodurre il quadro in un formato tattile. Ovviamente non è come vedere un’opera d’arte, non ti dà quell’impatto visivo che hai quando guardi un quadro, però sai come sono dislocati i personaggi e gli oggetti sulla tela. Al Museo Anteros di Bologna, ad esempio, si realizzano dei bassorilievi che rappresentano dei quadri; è un lavorone, anche economicamente. Hanno una tecnica particolare: dividono l’opera in tanti strati per riprodurre la prospettiva, perché chi è nato cieco non ha il concetto di profondità. Come si fa, infatti, a rappresentare su un piano un quadro che ha la prospettiva? Gli devi fare un punto di fuga, non è semplice. E alcuni, tra l’altro, non sono affatto favorevoli a questo tipo di iniziative.
Con le sculture invece è più facile, sono intuitive, le tocchi, anche se non tutti i musei ti permettono di farlo, perché comunque le opere d’arte si rovinano. Devi usare i guantini, devi stare molto attento. C’è il Museo Tattile Omero di Ancona che ha molte riproduzioni. Il problema, però, non è il mezzo busto: immaginiamo ad esempio chi non ha mai visto il Colosseo, come glielo descrivi? Devi fare un modellino e farglielo toccare. Al Museo di Catania ne hanno fatto uno di San Pietro che è la fine del mondo! C’è tutto il colonnato, la basilica, la cupola. È davvero fantastico!

Settembre 2017