Bella la gentilezza degli altri, ma io vorrei essere autonoma

I tanti ostacoli che deve ancora affrontare una persona non vedente per andare al cinema, per partecipare ad altri eventi culturali o semplicemente per entrare nella sua stanza d’albergo

Tra il lavoro e la cura dei suoi due figli, una donna non vedente come Serena non ha più molto tempo per andare al cinema o per partecipare ad altri eventi culturali. Al di là, però, della sua situazione personale, apprezza molto, ad esempio, gli spettacoli patrocinati e promossi dall’associazione a cui è iscritta, dove la parola d’ordine è accessibilità. O anche quei musei che mettono a disposizione percorsi specificamente studiati per le persone con disabilità visiva.
«Io sarei molto interessata a queste proposte - spiega - ma proprio non ce la faccio, per motivi di tempo o perché mi si accavallano troppi impegni con la gestione dei miei bambini. Mi viene quindi più facile, anche se nemmeno questo capita spesso, andare con la famiglia in un cinema qualsiasi. E qui la musica è tutt’altra! I film, infatti, li seguo in base all’audio, ascoltando le voci degli attori, ma se c’è qualche scena in cui prevale la musica o con poco parlato devo farmela descrivere da mio marito o dai miei stessi figli, perché in quelle sale non esistono affatto strumenti che agevolino la mia fruizione».

Serena è una persona che cerca sempre il rispetto dei propri diritti, soprattutto basandosi sulla forza del dialogo e anche confidando nella cortesia degli altri. E tuttavia è fermamente convinta che l’autonomia delle persone con disabilità dovrebbe essere tutelata sempre e comunque, al di là della gentilezza delle singole persone.
Per far capire meglio cosa intende, racconta un paio di episodi solo apparentemente minimi, che le sono capitati recentemente a Roma. L’occasione è stata una convention dell’azienda per cui lavora.
«Durante la conferenza - racconta - mi sono messa ad ascoltare il relatore di turno e ad un certo punto è arrivata un’assistente di sala, chiedendomi: “Scusi, lei ha difficoltà visive? Se vuole, c’è la cuffia con l’audio di una persona che le descrive le parti dei video non commentate”. Beh, mi sembrava fantascienza! E così ho messo la mia cuffia e ad un certo punto ho sentito una voce che mi leggeva le parti dove c’erano dei sottotitoli e tutto quello che non potevo vedere. So che negli ultimi tempi c’è anche qualche film che offre queste opportunità, ma come sarebbe bello se ausili come questi, quali appunto l’audiodescrizione, si diffondessero a tappeto!».

Sempre durante quella convention, Serena ha dovuto scontrarsi con i disagi causati da quella tesserina che oggi viene usata dalla maggior parte degli alberghi al posto delle chiavi tradizionali.
«Per una persona non vedente - spiega - girare la chiave nella serratura è facilissimo. Adesso, invece, le porte delle stanze si aprono con queste tessere che hanno il led, una lucina. Inserirle non è ancora un problema, anche perché, se sbagli, la porta non si apre, e quindi devi solo provare a cambiarne il verso. Quando però hai fatto la cosa giusta, è lì che arriva il difficile. Passano infatti un paio di secondi tra l’inserimento della tessera e l’accensione della spia, e quindi ti devi sincronizzare bene, perché, se provi ad aprire un secondo prima, la porta resta chiusa, anche se avevi infilato la tessera nel modo corretto. Per carità, basta contare mentalmente i secondi e poi ti regoli, ma io sono anche una persona un po’ apprensiva e quindi, dopo un paio di tentativi andati a vuoto, ho preferito andare alla reception. Ho chiesto cortesemente: “Dovrei entrare nella mia stanza, le spiacerebbe accompagnarmi o farmi accompagnare da qualcuno? Perché con la tesserina ho paura di trovarmi in difficoltà”. In quell’albergo di Roma mi hanno sempre dato una mano, magari chiamando una persona che sbrigava le pulizie al piano o qualcuno che era in cucina. A loro non costava niente, era un impegno di qualche minuto. Ma non credo proprio che un non vedente debba fare affidamento solo sulla cortesia degli altri. Anche perché, se non trovo una persona disponibile, cosa faccio? Rinuncio ad entrare in camera finché non ne arriva una? Vorrei insomma che la mia autonomia e la mia sicurezza fossero garantite anche quando viaggio da sola, a prescindere dalla disponibilità degli altri».

Aprile 2018