L’inciviltà è uguale per tutti

I costi della disabilità: quelli economici per garantirsi la mobilità e quelli sulla salute, dovuti allo stress di chi tutti i giorni ha a che fare con le barriere architettoniche e l’inciviltà della gente

Annamaria è una donna che soffre di sclerosi multipla, una delle malattie più gravi del sistema nervoso centrale, che spesso porta ad una progressiva invalidità motoria. Quando hanno iniziato a manifestarsi i sintomi della patologia, già lavorava da un po’ di anni come medico pediatra. E forse la sua professione l’ha aiutata a convivere meglio con questo grave problema di salute, che le ha completamente rivoluzionato la vita.

Annamaria conosce alla perfezione i meccanismi della sua malattia. È certa che i suoi studi, la sua cultura e le esperienze di lavoro già vissute siano state molto importanti, così come una famiglia che l’ha sempre sostenuta.
Conosce bene le varie procedure: ad esempio quelle necessarie a richiedere una carrozzina. Conosce anche i tanti ostacoli che possono arrivare dalla burocrazia. E per sua fortuna dispone della capacità economica che le permette di superarli.
A spese sue, infatti, ha acquistato gli ausili che le servivano, ma che ancora non le spettavano di diritto, e sempre a spese sue ha potuto rendere accessibile la propria casa, compresa l’installazione di un ascensore, per il quale ha goduto di un contributo pubblico abbastanza modesto.
Si rende però perfettamente conto che, con un’altra situazione economica e in un diverso contesto culturale e familiare, tutto sarebbe stato assai più difficile.
Per questo pensa che le persone con la sua stessa limitazione fisica, ma con un reddito ben più scarso, dovrebbero essere sostenute a livello pubblico, sia per l’assistenza che per favorirne la mobilità, a partire dal supporto necessario a rendere la propria casa adeguata e accessibile.
Si può dire quindi che Annamaria si ritenga senz’alto avvantaggiata, rispetto a tante altre persone con disabilità motoria.

E, tuttavia, anche lei deve scontrarsi quotidianamente con un mondo esterno in cui prevale ancora l’ignoranza generalizzata, abbinata ad una scarsa sensibilità. E qui l’istruzione sembra contare davvero poco: infatti, le auto che occupano i parcheggi riservati alle persone con disabilità senza averne diritto appartengono sia a persone di cultura, sia a chi possiede bassi titoli di studio. Stessa faccenda per chi parcheggia davanti ad una rampa d’ingresso per le carrozzine, senza porsi troppi problemi. In poche parole: l’inciviltà è uguale per tutti!

Ma Annamaria, che pure potrebbe chiedere la pensione anticipata, non pensa proprio di ritirarsi dal lavoro, magari per rinchiudersi nella sua bella casa accessibile. Anche perché è una donna piena di interessi, che riesce ancora a fare un po’ di sport e che oltretutto può contare su un ambiente di lavoro in cui i colleghi e i collaboratori hanno ben compreso la sua situazione, rivelandosi molto disponibili.
Il problema, semmai, è arrivarci al posto di lavoro, se si pensa agli ascensori d’anteguerra in cui si è imbattuta e che qualche volta l’hanno fatta letteralmente ribaltare.
Problemi concreti, quotidiani, che le creano un continuo stato di malessere e nervosismo e che a volte si ripercuotono sulla qualità stessa del suo lavoro. E non aiuta nemmeno la frequente noncuranza di chi dovrebbe far rispettare le regole, ma che troppo spesso preferisce girarsi da un’altra parte.

Quanto potrebbe vivere meglio, quindi, una donna come Annamaria, già alle prese con un grave problema di salute, se solo i mezzi pubblici le permettessero di muoversi liberamente, se nessuno più le occupasse il parcheggio riservato e se tutti gli uffici disponessero di ascensori degni di un Paese civile.

Settembre 2017