Le istanze inascoltate delle donne con disabilità

La discriminazione multipla delle donne con disabilità vista dall’interno del mondo associativo

Sara ha perso la vista progressivamente, in età giovanile, e ormai da molti anni - oggi ne ha 58 - collabora a diverso titolo con un’associazione impegnata sul fronte della disabilità visiva. Ciò le permette di operare una riflessione abbastanza precisa sul ruolo delle donne all’interno delle organizzazioni che si occupano di disabilità.
«Mi baso ovviamente sulla mia esperienza diretta - spiega - ma posso senz’altro dire che l’impronta dell’associazione in cui sono impegnata è prevalentemente maschile. Magari a parole non lo si dice mai chiaramente, anzi si rivendicano in ogni momento i diritti di tutti. Nella realtà, però, è proprio così. Basti pensare ad un semplice dato numerico: ossia che nel nostro Consiglio direttivo c’è una sola donna tra tanti uomini».
Sara non si basa solo sui numeri, ma anche sui contenuti. «C’è ancora un’impostazione fondamentalmente maschile - sottolinea infatti - anche nel modo in cui si affrontano le varie tematiche. Adesso, forse, qualcosa sta cambiando. Nei convegni si parla un po’ di più di donne con disabilità, ma nei fatti credo ci sia ancora molto da fare».

Pur avvertendo, quindi, alcuni segnali positivi, Sara si spiega in due modi le ragioni di questa situazione. Da una parte, infatti, pensa che le associazioni riflettano quello che accade nella società, ma dall’altra parte crede anche che ci sia «una certa difficoltà da parte delle donne a partecipare in generale agli eventi, ad esporsi in prima persona nelle varie attività».
«Per fare un esempio concreto - racconta - io lavoro in un ente pubblico locale, dove ho avvertito chiaramente che per avanzare nella carriera una donna deve fare un po’ l’uomo! Muoversi cioè in modo tipicamente maschile, con più aggressività e meno empatia. Credo invece, personalmente, che quel che manca, anche nel mondo del lavoro, sia proprio la componente femminile, che arricchirebbe moltissimo, portando ad un maggiore equilibrio».

Sono ostacoli, secondo Sara, che hanno essenzialmente a che fare con l’essere donna e molto meno con l’essere donna con disabilità. «Semmai - aggiunge - la disabilità è un’aggravante. E più di una volta mi sono imbattuta in colleghi che se ne approfittavano. Magari dicevano: “Lei non ci vede, e quindi la dobbiamo aiutare”, mentre invece si facevano i fatti loro alla grande. Oppure: “Dobbiamo restare bloccati qui in stanza per il fatto che lei non ci vede”, ma poi se ne andavano a farsi tranquillamente un giro, lasciandomi da sola».

Sul tema della disabilità, del resto, Sara ha le idee molto chiare e pensa che solo con una continua e accurata informazione, che faccia conoscere direttamente la realtà di una persona non vedente, si possano superare certi pregiudizi e luoghi comuni.
«Una volta - racconta - ho accompagnato mia figlia a danza, di fianco a me c’erano due signore e una diceva all’altra: “Pensa, vicino a casa mia abita una coppia di non vedenti. Io non capisco proprio come fanno a non andare a sbattere contro i mobili quando camminano!”. A quel punto mi sono girata e ho detto: “Guardi che io non ci vedo, sto accompagnando mia figlia a danza, sono qui, non funziona così come pensa lei”. In realtà, mio marito stesso, che è vedente, dopo trent’anni che stiamo insieme, qualche volta ancora mi dice: “Caspita, com’è possibile che riesci a fare tutta sta roba?”. Lui stesso si stupisce, pur avendomi sott’occhio tutti i giorni. Per cui non mi sorprende di certo che una persona senza alcuna esperienza o informazioni dirette abbia un’idea sbagliata di chi non ci vede. Bisogna lavorarci sopra, con l’informazione, e anche consentendo alle persone non vedenti di uscire di casa, di avere rapporti con gli altri».

E i movimenti che si battono per i diritti delle donne, sono consapevoli delle difficoltà in più che può incontrare una donna con disabilità? Secondo Sara, che quei movimenti li ha frequentati, nemmeno lì c’è grande attenzione per i problemi specifici delle donne con disabilità. «Naturalmente - puntualizza - come nel lavoro e in ogni altro settore della vita, dipende anche dalla sensibilità individuale delle persone. E tuttavia mi sembra che in generale nei movimenti femministi le istanze delle donne con disabilità arrivino ben poco. Anche qui, dunque, servirebbe un grande lavoro di informazione, per far capire le nostre particolari difficoltà».

Febbraio 2018