Questo è il lavoro che amo

L’accessibilità della scuola dal punto di vista di una maestra con disabilità

In genere, quando si parla di scuola e disabilità, è normale pensare al sostegno di bambini e ragazzi, alla loro possibilità, non sempre garantita, di frequentare le lezioni in condizioni di pari opportunità rispetto ai loro coetanei.
Molto meno frequente è pensare ad un insegnante con disabilità, che nel proprio lavoro avrebbe bisogno di sostegno materiale, ad esempio per scrivere sul registro o alla lavagna.
Eppure gli insegnanti con disabilità non sono affatto pochi e Marina, che si muove in carrozzina, è stata di certo tra le prime, ormai parecchi anni fa.

Inizia, naturalmente, con il classico valzer delle supplenze e come laureata si posiziona davanti a tante altre persone in graduatoria. Tutto facile, quindi? Per nulla! Qualcuno infatti invia una famigerata lettera al Provveditorato agli Studi, in cui si segnala che Marina è costretta a recarsi a scuola in ambulanza, rappresentando così un motivo di turbamento e di pericolo per i bambini e per lo stesso personale.
Nonostante ciò non sia vero, dal Provveditorato, senza alcuna attività di verifica, scatta subito una sospensione di tre anni, che prelude poi a una serie di controlli medici e di richieste talvolta ai limiti dell’offensivo.
Alla fine la situazione si sblocca, grazie all’intervento di un amico combattivo, che consente finalmente a Marina di essere reintegrata e di mettere in pratica, sin dal primo giorno di supplenza, la sua arte di arrangiarsi.

Come fare, infatti, a scrivere alla lavagna la C di Cane, con relativo disegno dell’animale, per far vedere ai bambini di cosa si sta parlando? Marina si domanda perché deve per forza essere l’insegnante a farlo. E quindi decide di far appendere alle pareti dell’aula dei cartelloni con le lettere dell’alfabeto, che i bambini avrebbero potuto ricopiare sul quaderno.
Questo metodo funziona, e i suoi alunni imparano ben presto a leggere e a scrivere. Ma è solo uno dei tanti adattamenti cui Marina ricorre per poter lavorare, in un ambiente non certo amichevole nei confronti di una maestra in carrozzina.

Nonostante tutto, però, lei ama molto il suo lavoro e pian piano, grazie anche alle iniziative con cui si impone, le sembra che la situazione migliori e che quell’ambiente diventi sempre meno ostile.
Nella graduatoria dei suoi problemi, ci sono naturalmente le barriere strutturali delle scuole dove insegna, ma anche il rapporto con i colleghi e quello con le famiglie. Per le prime crede ci sia ancora molto da lavorare, al resto ci possono pensare proprio i bambini.
Sono gli alunni, infatti, il motivo principale per cui Marina ama il suo lavoro e, quando vince il concorso per diventare insegnante di ruolo, si concretizza anche la possibilità di costruire con loro relazioni più profonde.
La curiosità dei bambini, le tante domande su come potrà fare una donna con le ruote a mettersi a letto, ad andare in bagno, a fare la spesa sono tutti momenti di conoscenza e crescita, per chi, come Marina, sa raccontare le cose nel modo giusto.
È un continuo percorso di formazione, per i bambini, ma anche per lei. E, quando diventa quasi per tutti l’amata “maestra con le ruote”, spera e crede in un positivo contagio nei confronti dei genitori e anche dei colleghi.

Certo, le difficoltà continuano ad esserci e non sono di poco conto. Una per tutte: come arrivare a scuola, con un marito e un figlio che lavorano.
All’inizio c’è una collega occupata nello stesso istituto, con un orario compatibile con il suo, che le dà un passaggio. Qualche volta c’è anche il pulmino della Provincia, ma non basta. Altre volte ancora ci pensano lo stesso marito o il figlio, che hanno però sempre più problemi con le ore di permesso dal lavoro. E così alla fine diventa necessario pagare qualcuno di tasca propria, con un peso non certo trascurabile sul bilancio familiare. Tanto che Marina qualche volta si trova a chiedersi se ne valga davvero la pena o se non sarebbe meglio cercare qualche altra occupazione meno complicata, che i suoi studi le consentirebbero probabilmente di trovare. Ma è solo il pensiero di un attimo, perché Marina ama insegnare ai bambini ed è questo che vuole continuare a fare.

Settembre 2017