Volevo solo vedere la Melevisione!

Una donna con disabilità visiva e motoria tratta dei molti ostacoli che incontra nel suo percorso universitario, e dei possibili facilitatori

Nella vita di Milena, giovane studentessa ipovedente e con disabilità motoria, si presentano tanti piccoli ostacoli quotidiani, apparentemente banali, che le complicano sia la frequenza universitaria che, in generale, la fruizione della cultura.
Sono situazioni alle quali la maggior parte delle persone pensa assai raramente. Parlando ad esempio delle lezioni all’università, Milena racconta che spesso e volentieri deve usare il telefono per leggere le slide proiettate dai professori, non avendo a disposizione un videoingranditore come quelli che adoperava ai tempi del liceo. «E anche se ci fosse - aggiunge - portare in giro un apparecchio così grande da un’aula all’altra sarebbe quanto meno scomodo. I problemi poi si presenterebbero anche con l’ingranditore a telecamera per il computer: un po’ di chili il portatile li pesa e se, oltre a quello, devi aggiungere pure i libri e in più trovare una presa elettrica per attaccarlo alla corrente il quadro delle difficoltà è completo! Alcuni professori caricano le slide nel sito dell’università, ma lo fanno sempre dopo le lezioni. La cosa migliore sarebbe poterle avere in anticipo e seguirle in aula magari sul tablet, che è un oggetto meno ingombrante. Adesso invece uso lo zoom dello smartphone e, quando ho molti appunti da prendere, scatto una foto. In questi casi, infatti, avendo tanto testo da ricopiare, vado parecchio a rilento e magari, mentre sto scrivendo, il professore è già andato avanti di venti slide».

Per seguire le lezioni, però, Milena deve prima entrare nell’aula giusta, e anche qui ha qualcosa da raccontare. «Sin dall’inizio - spiega - ho avuto grandi problemi con i nomi o i numeri delle aule. Certe volte non ci sono proprio, ma anche quando ci sono, sono molto piccoli, specie negli edifici più vecchi, oppure sistemati sulla parte più alta della porta. Eppure sarebbe così semplice. E non mi spingo a chiedere addirittura il Braille, di cui per altro avrei diritto. Per me, infatti, basterebbe che i numeri delle aule fossero belli grandi e magari attaccati al muro, anziché scritti a pennarello su un foglio di carta! Invece, sia io che tutte le altre persone con disabilità visiva dobbiamo andare per le aule letteralmente a memoria».

Prima ancora di arrivare alle aule, un altro passo indietro ci porta ai problemi di Milena con i libri. «Di libri digitali - precisa - interattivi o anche audiolibri c’è veramente poco, a quanto ne so io, soprattutto per quanto riguarda i testi di studio. I libri universitari non riesci proprio a trovarli in formato elettronico, a meno che non siano i professori a passarti le dispense o abbiano già loro i testi in digitale. I libri stampati, poi, generalmente sono piccoli e allora per studiare uso l’ingranditore. Anche perché, se riesco a farmi mandare i volumi ingranditi o sotto forma di audiolibri, i tempi di attesa sono comunque troppo lunghi. Ricordo, ad esempio, che al primo e secondo anno delle superiori mi arrivarono dopo parecchi mesi, quando avevo già finito il programma col libro normale!».

Quando ci sono, tuttavia, gli stessi libri digitali possono riservare sorprese negative. E in questi casi il problema sta nella numerazione delle pagine. «Proprio adesso - racconta infatti Milena - sto usando un e-book di inglese, ma il numero delle pagine non corrisponde a quello indicato sul file. O è una pagina avanti o una indietro, e quindi devo cercare quale pagina effettiva del documento corrisponda a quella del libro. È veramente una grande scomodità!».

Slide non fornite in anticipo, nomi delle aule scritti a pennarello, libri non disponibili in digitale, numeri delle pagine sballati: questa è la quotidianità di Milena, che però, se deve dire quale sia stata per lei una delle peggiori esperienze finora vissute, fa riferimento alla televisione. Non quando la guarda, anche perché non è tra le sue attività preferite, ma quando, da ragazzina, ha cercato di assistere dal vivo alla Melevisione, il suo programma più amato. «Ad un certo punto - racconta con un misto di eccitazione e di dolore - la Melevisione iniziò ad andare in tour domenicale in giro per l’Italia e, in vista di ogni puntata, aspettavo febbricitante per sapere dove sarebbero andati. Finalmente il giorno tanto atteso arriva, con Milo Cotogno, il personaggio principale, ad annunciare che sarebbe venuto con tutta la sua tribù in una località vicina al mio paese. Andai quindi con mia mamma nel cinema dove avrebbero registrato la puntata ed entrando i miei genitori chiesero: “Può sedersi Milena tra le prime file? Sa, lei non vede. Noi restiamo fuori, ma la bambina può sedersi lì?”. Le risposero: “Quei posti sono riservati, può salire su”, dove però non avrei visto nulla. E allora siamo andati via. Chissà, se anche uno solo dei membri del cast avesse ascoltato quella conversazione, avrei visto la trasmissione seduta sul palco e magari mi avrebbero portato a conoscere tutti i protagonisti. Io volevo solo vedere la Melevisione!».

Dicembre 2017