Essere una donna con disabilità, moglie e madre che lavora

Una donna cieca che tenta faticosamente di tenere insieme il lavoro e la vita familiare, in assenza di servizi adeguati

La mia cecità è arrivata in piena adolescenza, senza alcun preavviso, a causa di un innalzamento della pressione oculare, che ha danneggiato senza rimedio il nervo ottico. Un problema, tra l’altro, mai del tutto chiarito.
In quel momento frequentavo già le superiori, ma naturalmente ho dovuto interromperle. E ho trascorso alcuni anni dentro e fuori gli ospedali nel tentativo di recuperare la vista.
Quando sono riuscita ad accettare la mia nuova realtà, ho capito che si poteva andare avanti nella vita, anche se in modo molto diverso. Ho imparato a leggere e a scrivere in Braille e ho ripreso anche gli studi, fino ad arrivare al diploma magistrale.

È stato un periodo a dir poco difficile, ma ad aiutarmi molto è stato il contatto con un centro di riabilitazione e con la principale associazione che si occupa di cecità. Un contatto che per un po’ di tempo avevo assolutamente rifiutato.
Lì ho incontrato tante altre persone nella mia stessa condizione, che usavano il Braille e il bastone bianco, che studiavano e lavoravano. E mi sono detta: «Perché loro sì e io no?»

Oggi ho quarant’anni, sono moglie, madre e lavoro nel settore dell’informatica. Non è quello che avrei voluto fare da ragazza: la mia grande aspirazione, infatti, sarebbe stata quella di lavorare con i bambini. Ma non mi lamento affatto, in questi ultimi anni di progressi ne ho fatti tanti, grazie soprattutto alle nuove tecnologie, che permettono anche a chi non vede di prendersi qualche bella soddisfazione.
Posso contare poi su un ambiente accogliente, che un po’ per volta ha ben compreso i miei tempi diversi, con i quali però riesco a fare le stesse cose degli altri, e anzi, senza falsa modestia, qualche volta anche meglio.

Certo, è faticoso, ma non è questa la ragione principale dello stress che in certi momenti quasi mi travolge. In fondo, la mia situazione è abbastanza simile a quella di tante donne che devono conciliare il lavoro con la casa e la famiglia. Solo con un piccolo particolare in più: la mia cecità!
Nemmeno il carattere mi aiuta purtroppo: vorrei infatti lavorare al meglio, preparare la cena all’ora giusta, giocare con mio figlio, fare le pulizie in casa eccetera eccetera. Oggi si parla di donne multitasking, che fanno tante cose tutte assieme. Eccomi, una multitasking cieca assoluta!
Quasi sempre, infatti, riesco a metterle insieme tutte quelle cose, magari riducendomi a fare la lavatrice o a stirare di notte.
Poi, però, arrivano dei momenti in cui la fatica mi stordisce e vorrei fuggire lontano da tutto e tutti. Ma alla fine prevale il senso del dovere, la sfida di farcela a tutti i costi, una sfida iniziata forse proprio subito dopo avere perso la vista.

E la donna Stella? La donna Stella si sente quasi sempre messa da parte e pensa che in una società diversa potrebbe certamente vivere meglio.
A chi mi chiedesse quanti servizi utili esistano per una donna con disabilità, non saprei proprio rispondere, non mi verrebbe in mente nulla.
L’unico servizio che oggi mi viene garantito è una limitata assistenza domiciliare, che mi serve per portare il mio bambino a scuola e andarlo a prendere, per fare la spesa o per qualche altra commissione fuori casa. Ma è davvero poco, come è poco l’interesse istituzionale e politico per la situazione di una donna con disabilità. A fare il resto, poi, ci pensano i continui tagli al sociale, alle strutture e alle organizzazioni che potrebbero concretamente dare una mano.

La mia stella, quindi, mi ha certamente dato la forza necessaria per affrontare una vita difficile. Ma sono davvero pochi quelli che contribuiscono a darle un colore e un tono più bello.

Settembre 2017