Le difficoltà di muoversi in una grande città

È soprattutto la diversa conformazione di una grande città, rispetto a quella di una più piccola, a creare problemi di mobilità ad una persona ipovedente

Ipovedente sin da quando era bambino, Diego si è trasferito a Milano dal Sud Italia, dopo essersi laureato in ingegneria, per seguire alcuni corsi di perfezionamento. E subito gli si sono presentati nuovi problemi di mobilità.
«La città in cui avevo studiato - spiega - era di grandezza medio-piccola e strutturalmente molto più semplice. Gli autobus non passavano per tutte le vie, ma solo sulle direttrici principali. Il percorso, quindi, era quasi sempre obbligato e, se ad esempio volevo andare in stazione, qualunque vettura andava bene. Quando invece dovevo andare in posti più specifici, avevo imparato a chiedere informazioni alle persone che stavano alla fermata e poi anche all’autista, per farmi indicare dove scendere. Certo, poteva capitare di sbagliare fermata, ma tre o quattrocento metri dopo ce n’era subito un’altra e quindi si trattava solo di fare un po’ di strada a piedi: niente di drammatico! Anche le fermate erano ben riconoscibili, sia dalle pensiline che dalla calca di gente che vi si affollava, soprattutto in orario scolastico. Insomma, una volta inquadrato bene l’ambiente, e individuati gli ostacoli principali grazie al residuo visivo e al bastone, potevo muovermi abbastanza bene. E mi aiutava anche il fatto di abitare in centro città, per avere a portata di mano tutto ciò che mi serviva».

A Milano tutto cambia. «Decisamente sì - conferma Diego - perché qui, se sbagli il pullman o la fermata, rischi di trovarti direttamente in un altro quartiere, molto distante dal tuo luogo di destinazione e in un territorio completamente sconosciuto. Una volta stavo aspettando la linea 56, ma sono salito per errore sulla 55: beh, prima di rendermi conto che ero sul percorso sbagliato, ho perso quasi quaranta minuti! Anche qui, naturalmente, mi aiuta molto chiedere agli altri passeggeri, pur dovendo riconoscere che, rispetto a dove vivevo prima, Milano dispone di molti più autobus con la segnalazione vocale della fermata».

Quello che secondo Diego dovrebbe migliorare è soprattutto l’accessibilità delle informazioni. «A Milano di informazioni ce ne sono molte - dice - ma non sempre sono adeguate. C’è ad esempio una grande stazione della metropolitana in cui le indicazioni sono scritte molto in alto, su un pannello lucido, e quindi devo per forza chiedere alle altre persone. In generale, poi, ci vorrebbero più percorsi tattili, associati a delle mappe che non sempre ci sono oppure non sono raggiungibili. Io apprezzo tantissimo le mappe, anche per il tipo di studi che ho fatto, e se mi metti a disposizione una buona mappa me la studio a fondo, e quel luogo per me non ha più segreti».

Quando poi scende dall’autobus o esce dalla metropolitana, Diego trova ancora una volta che l’ostacolo principale sia dato proprio dalla struttura della sua nuova città. Prima, però, sottolinea due elementi a suo parere molto positivi. «Dove vivevo prima, pullulavano letteralmente le macchine sopra ai marciapiedi, creandomi problemi enormi. Qui a Milano se ne trovano certamente, ma al confronto sono proprio poche, senza contare che hanno anche sistemato parecchi dissuasori, per evitare appunto che le macchine salgano dove non dovrebbero. E poi qui incontri tanta gente che ti aiuta, in un modo che a questi livelli non ho mai visto da nessun’altra parte. Torna però il problema di una città dalla conformazione molto complicata, che per me resta l’ostacolo principale. Gli spazi sono grandi, le strade si articolano su tante raggiere, che evidentemente si sono sovrapposte nel corso del tempo, e quindi, se non hai molte vie ad angolo retto, le difficoltà crescono. Quando ad esempio ti danno un’indicazione tipo “deve fare cento metri e poi girare a destra”, il problema è che magari a destra non c’è un angolo, ma sono due strade che piegano in modo strano. E così mi è successo anche di arrivare in una grande piazza e di continuare a girarvi attorno come una specie di criceto, senza riuscire a trovare la giusta direzione!».

La crescente diffusione dei navigatori satellitari rende comunque Diego abbastanza ottimista. «Quando questi strumenti diventeranno più precisi, aiuteranno sicuramente sempre di più. A Milano, infatti, anche un errore di soli dieci metri può portarti completamente fuori strada e quindi una maggiore precisione dei navigatori si rivelerà certamente molto utile».

Maggio 2018