Gli ostacoli sensoriali alle relazioni

Due donne sorde e un uomo cieco raccontano dei pregiudizi e delle barriere sensoriali che incontrano nell’instaurare relazioni affettive

«Da ragazza - racconta Lucia - ho patito molto nei rapporti con l’altro sesso. Mi rendevo conto di piacere ai ragazzi, mi cercavano perché ero obiettivamente carina, ma quando si passava a qualcosa di più di un semplice “ciao, come stai?” tutto cambiava. Le cose, per loro, diventavano troppo difficili e quindi si defilavano. Molto spesso, infatti, quando le persone capiscono che hai un problema si allontanano. Purtroppo la sordità non è visibile e anzi a volte mi dicono: “Ma tu sei sorda? Non è possibile!”, e questo perché tutti pensano che una persona sorda non possa o non sappia parlare. Quando però subentrano le prime difficoltà a comunicare con me, perché magari non capisco bene e chiedo di ripetere una frase, succede che si spazientiscono e si allontanano. Come ho detto prima, è stato specialmente da ragazza che ho sofferto molto, perché mi rendevo conto che l’approccio con i ragazzi era frenato dai limiti nella comunicazione e dal loro pregiudizio. Quando poi sono cresciuta, ho conosciuto un gruppo di persone più grandi di me, con una sensibilità diversa, e ho imparato ad affrontare queste difficoltà. Ma soprattutto ho iniziato a farmi degli amici, superando la diffidenza che avevo accumulato fino a quel momento nei rapporti con gli altri».

Ostacoli analoghi li incontra anche Mary. «All’inizio - spiega - prima di prendere confidenza non parlo molto, mi studio bene la persona che ho davanti. Poi pian piano, quando capisco che posso farlo, mi butto. Capita infatti che quando le persone chiacchierano tra di loro io faccia fatica a capirle, perché parlano contemporaneamente, parlano in modo veloce, parlano in dialetto stretto, si muovono. E quindi, a volte, faccio finta di comprenderli, annuisco e vado avanti. In realtà magari non ho sentito un bel niente, ma all’inizio sto zitta, perché ancora non mi conoscono e, se chiedo di ripetere quanto hanno appena detto, pensano che io non possa capirli. Devo entrare in confidenza per poter essere libera di dire: “Scusa, non ho capito, puoi ripetere?”. Devo prima rompere quella sorta di muro che si crea all’inizio tra me e gli altri».

Ad ostacolare invece Giulio nelle relazioni sentimentali è la mancanza di quel gioco di sguardi che si instaura con l’altro, di quei gesti del corpo che ti fanno capire una possibile intesa. «Quando non vedi - racconta infatti - ti perdi tutto questo e molto altro. Certo, il fatto di non vedere non vuol dire non capire se c’è attrazione con un’altra persona, perché contano anche altri aspetti: il timbro della voce, l’olfatto, la sensazione che ti trasmette l’altro. Già da una stretta di mano si possono capire molte cose. Però la mancanza della vista diventa penalizzante soprattutto per il primo approccio, perché è quella che ti permette di capire se intorno a te c’è qualcuno che ti piace o se un’altra persona può mostrare interesse nei tuoi confronti. Quindi è sicuramente vero che, quando conosci qualcuno, puoi mettere in gioco altri sensi, ma prima devi appunto conoscerlo. Non lo puoi incontrare per la strada o in un bar, a meno che una terza persona non te lo presenti. Da qui la mia scelta di usare i canali informatici per trovare l’anima gemella. Non sempre, però, le cose sono semplici e, quando trovo qualcuno disposto ad incontrarmi, fisso il primo appuntamento in un luogo pubblico, in centro, in un locale affollato, dove mi sento più tutelato, nel caso dovesse succedermi qualcosa. La mia paura, infatti, è che, dicendo di essere cieco, potrei attrarre anche persone male intenzionate, che magari mi danno una bastonata in testa e mi rubano il portafoglio!».

Febbraio 2018