Alla ricerca di una possibile autonomia

Un ragazzo con disabilità intellettiva e relazionale racconta, insieme alla madre, il suo percorso per la conquista di una possibile autonomia

«Mio figlio Andrea è un ragazzo X Fragile. Per dirla semplice, è come se una proteina non gli facesse da filtro alle emozioni, certe sue bizzarrie vengono fuori da lì. Sicuramente dentro di sé ha dei contenuti molto più evoluti di quelli che riesce ad esprimere a parole. Ma, se penso che fino ai dodici anni si metteva quasi la mano davanti alla bocca per non parlare, mi rendo conto del percorso che abbiamo fatto insieme e di dove siamo arrivati adesso, che è un ragazzo di vent’anni in grado di dire tutto. Ha addirittura cantato alla radio!».
A parlare con orgoglio di questa esperienza è lo stesso Andrea: «Faccio la radio con la mia associazione, insieme ad altri amici con disabilità e all’educatore. Ogni puntata ha un tema diverso: la libertà, la natura, l’amicizia, quella è fondamentale, e parliamo. Prima scriviamo una scaletta e poi dobbiamo seguirla in trasmissione, sennò sono cavoli amari!».
«Con l’educatore - aggiunge la madre - ragionano sull’argomento e preparano la trasmissione, poi discutono del tema e traducono i concetti anche in brani musicali, che mandano in onda. È tutto fatto molto bene. Un suo amico, ad esempio, per due anni non ha aperto bocca e invece adesso parla attraverso la radio».

La mamma di Andrea racconta un percorso di abilitazione fatto di impegno, ostacoli e successi, alla conquista di una possibile autonomia. «Andrea faceva molta fatica a dormire fuori, in posti che non conosceva, in alberghi o case vacanza. Allora, un giorno mi sono detta: “Se la montagna non va da Maometto, la casa ce la portiamo dietro!”. E così, per il compleanno dei suoi 14 anni, ho risparmiato sulle mie vacanze e quando è tornato dal periodo estivo trascorso con il padre, da cui ero separata, ha trovato in regalo un camper, un mezzo che io non avevo mai guidato in vita mia! Volevo vedere se, in questo modo, era possibile per lui imparare a spostarsi da casa. Abbiamo quindi iniziato a girare, a vedere posti nuovi, a prendere confidenza con ciò che non conosceva. E allora Andrea ha cominciato a capire, ad esempio, che i vari campeggi hanno tutti delle cose in comune: i bagni, il bar, le piazzole per i camper o per le tende, insomma alcuni punti di riferimento. E così siamo riusciti ad andare oltre il perimetro di casa e degli spazi noti».

Nel tempo Andrea ha iniziato anche a seguire dei corsi per l’autonomia: «C’è una casa che noi genitori affittiamo per dei soggiorni in cui sperimentare la vita indipendente». «Facciamo autonomia - spiega Andrea -, cuciniamo, laviamo, andiamo a fare la spesa, facciamo shopping. Tutto da soli. Facciamo proprio un bel bordello come si deve! Siamo in quattro o cinque. Tutti maschi. Le femmine sono benvenute. Cuciniamo la pasta alla carbonara. Io la preparo al bacio, come a Roma. Prendo anche i mezzi da solo, prendo il tram, prendo il pullman. Devo stare attento, però, a non farmi investire. Mi ha insegnato questa matta qua», precisa rivolto alla madre.
«Poi gioco pure a calcio - prosegue Andrea -. E la cosa più difficile è tirare un calcio di rigore, perché prendo sempre la traversa della porta, accidenti!». «Ma cos’è più difficile? - gli chiede la madre - Fare gol o proprio tirare un calcio di rigore? Ti ricordi quando non ce la facevi a calciarlo?».
«Si emozionava talmente tanto - racconta - che poi scappava davanti alla palla. E ha detto una cosa giustissima che tirarlo è stato uno degli ostacoli più difficile che ha superato, perché il problema era proprio calciare un rigore. E d’altra parte, si capisce, si emozionano anche i giocatori veri. E così, quando è riuscito a tirare per la prima volta un rigore, si è sentito un vero boato sul campo, da parte di tutta la squadra e dei genitori tra il pubblico, proprio perché l’aveva calciato e non era scappato».

Qualche anno fa il padre di Andrea è morto e la madre ha investito le sue energie in un nuovo progetto per il futuro del figlio: «Tutti i sacrifici che avevamo fatto insieme al padre - racconta - sono finiti nell’acquisto e nella ristrutturazione di una casa, in un luogo di vacanza lontano da dove viviamo. L’obiettivo è quello di affittarla d’estate ai turisti, in modo che possa garantire a lui un’entrata economica, e di organizzare nel resto dell’anno dei percorsi per l’autonomia, ospitando ragazzi con disabilità intellettive, genitori ed educatori. Sarebbe bellissimo rendere questa casa un posto accogliente e conviviale. E usarla anche come base per esplorare un territorio nuovo, imparare le tradizioni del posto, fare delle cose da soli, pure molto semplici, come andare a raccogliere le verdure selvatiche o preparare la pasta fatta in casa». «E io insegno anche a fare la carbonara - conclude Andrea -. Diventerà una bella casa, se Dio vuole. Lo spero proprio».

Febbraio 2018