Quei pullman che condizionano la vita

I problemi di mobilità di una donna con disabilità plurima, condizionata dalle carenze dei trasporti urbani ed extraurbani e impaurita da automobilisti noncuranti, sperando che al Nord andrà meglio

Può la mancanza di adeguati trasporti pubblici condizionare in modo determinante le scelte di studio e anche le aspirazioni future di una giovane donna?
Può eccome, ed è proprio ciò che succede a Valeria, ventenne con disabilità visiva e motoria, originaria di un piccolo centro della Puglia, che, pur essendo appassionata di ciò che sta studiando, sente anche di non poter organizzare liberamente la propria vita.
«All’università ho scelto Mediazione linguistica - racconta lei stessa - e studio l’inglese, il russo e il giapponese. In futuro vorrei fare la traduttrice, soprattutto perché, oltre al fatto che mi piaccia, potrei lavorare da casa o comunque al computer. In questo modo eviterei di spostarmi ogni giorno, perché se dovessi farlo, e per lunghe tratte, sarebbe abbastanza complicato, principalmente a causa dei trasporti».

E così Valeria, per poter studiare all’università, si è trasferita per cinque giorni alla settimana nel Capoluogo di Provincia, a una sessantina di chilometri dal suo Comune. Torna a casa per il sabato e la domenica, e in questo modo può organizzare al meglio, con l’aiuto dei familiari, quei due unici spostamenti in pullman che le servono nel corso di una settimana.
La sua condizione di duplice limitazione, sensoriale e di movimento, le consente anche di avere una visione più completa e di operare dei confronti rispetto a quel che manca e a quel che servirebbe nei mezzi pubblici. «Credo ci sia proprio poco - spiega - per chi ha una disabilità visiva, mentre mi sembra che un po’ alla volta si stia cercando di dotare gli autobus di rampe e simili, rendendoli quindi sempre più accessibili alle persone con disabilità motoria. Con la mia ipovisione, avrei assoluto bisogno di una segnalazione vocale delle fermate, senza dover chiedere all’autista o ad un passeggero. Insomma, anche nei pullman della mia zona servirebbero quegli avvisi sonori che sono presenti nei treni o nelle metropolitane delle grandi città, ma che qui finora non si sono ancora mai visti».

I condizionamenti dovuti alla mancanza di alternative non si limitano alle grandi scelte della vita, ma riguardano anche la quotidianità, se è vero che Valeria può muoversi ben poco dalla casa dello studente dove alloggia. Gli spostamenti, infatti, sono minimi, grazie anche al fatto che nelle vicinanze c’è tutto quello che le serve. Se però volesse avventurarsi in zone ignote, correrebbe grossi rischi. «Nella città dove studio - racconta - ho visto automobilisti fare cose incredibili! Quando cerchi di attraversare la strada, non si fermano proprio, cascasse il mondo! Alla fine, per attraversare, devo aspettare che non passi nessuno e farlo con tanta paura, pur essendo dotata di un residuo visivo. Andrebbe anche peggio se fossi completamente cieca: in quel caso credo che nemmeno il bastone, in alcune circostanze, potrebbe evitarmi di essere investita!».

Diversa, ma non del tutto, è la situazione che vive nel suo paese, dove Valeria torna ogni fine settimana e durante le vacanze. «Io cammino da sola - spiega - sempre però in posti che conosco già. Se invece devo andare in zone che non frequento da molto tempo o peggio ancora dove non sono mai stata, magari ci arrivo lo stesso, perché il mio paese è piccolo, ma mi sento molto insicura e tutto sommato preferisco evitare».

Nonostante gli ostacoli che incontra nel muoversi liberamente come chiunque altro, Valeria cerca di costruire il proprio futuro puntando sulle sue capacità: «Non so programmare o creare siti internet - rivela infatti - ma per il resto, con il computer e tanti altri aggeggi tecnologi, posso fare di tutto. Credo di poter garantire una consulenza e fornire un supporto tecnico su quasi tutto ciò che riguardi i software».
Quello del futuro lavorativo è peraltro un chiodo fisso nella mente di Valeria: «L’unica cosa a cui riesco a pensare in questo periodo - confida - è a cosa farò dopo aver finito di studiare. E quello di cui sento adesso la mancanza sono i servizi di orientamento. Non ho nessuno con cui poter parlare di cosa potrei o non potrei fare in campo lavorativo con le mie limitazioni. Dopo la laurea triennale, penso di spostarmi al Nord, per vedere se poi da quelle parti c’è davvero qualcosa in più rispetto a qui. Ho qualche amico che si è già trasferito e quindi non sarei completamente sola. Altre idee non ne ho, per il momento sto studiando e basta. Se mi chiedi che cosa vorrei fare da grande, ti rispondo subito la traduttrice, ma se riuscissi a trovare dei datori di lavoro stabili che mi permettessero di lavorare da casa. E poi io amo scrivere, per il momento ho scritto alcuni racconti brevi, e quindi mi piacerebbe anche lavorare per qualche rivista, pubblicare articoli. Insomma tutto ciò che si possa fare al computer».

Novembre 2017