Facciamo quello che possiamo!

Una donna con disabilità plurima descrive le carenze sul piano dei servizi e della cultura della disabilità, viste da un piccolo paese del Sud d’Italia

Come tante altre persone, Ester vive in un’epoca ricca di opportunità, grazie soprattutto ai progressi raggiunti dalle nuove tecnologie, senza però poterne usufruirne fino in fondo, perché poco o nulla si fa per metterle a disposizione di chi ne avrebbe assoluto bisogno, tanto più in un piccolo centro del Meridione.
Finora, infatti, questa giovane donna, cieca assoluta dalla nascita e con ulteriori gravi problemi di salute sopravvenuti durante l’adolescenza, ha dovuto fare i conti con tante scelte condizionate, e ripetere più volte a se stessa la frase «vorrei, ma non posso», a partire dagli studi universitari.
«A me piacerebbe continuare con l’università - racconta - ma dopo gli esami del primo anno ho dovuto fermarmi, quando mi è venuta a mancare l’assistenza allo studio. Prima, infatti, andavo in ateneo, ad una cinquantina di chilometri dal mio paese, solo per fare gli esami, e studiavo da casa, insieme ad un’assistente garantita dalla Regione per dodici ore alla settimana. Poi, però, sono stati tagliati i fondi allo studio e così non posso più farcela da sola. Già la scelta della facoltà era stata condizionata dall’impossibilità di frequentare, ora invece ho dovuto proprio smettere e spero che prima o poi le cose si sistemeranno».

È una situazione davvero frustrante, perché in quella università i servizi ci sarebbero eccome, garantiti dal Centro per l’Integrazione che svolge, ad esempio, una funzione di mediazione tra i professori e gli studenti con disabilità, procurando gli appunti delle lezioni e fornendoli in formato elettronico. La stessa Ester, poi, dispone in casa di alcuni ausili che usa con grande facilità, come la barra Braille o un telefono mobile con sistema parlante, che le permette di fare praticamente tutto. «E tuttavia - dice - anche qui c’è un problema: quando il computer, la stampante o un altro ausilio si bloccano, non c’è nessuno che ti possa aiutare, salvo qualche tecnico di buona volontà che fa quello che può».

Ecco, «Facciamo quello che possiamo!», come ripete sin troppo spesso la madre di Ester, sintetizzando con un motto semplice, ma quanto mai significativo, la realtà di una vera e propria cesura tra quello che in questi anni 2000 si potrebbe fare e quello che invece si riesce concretamente a realizzare.
Che tutto ciò sia una costante, nella vita di Ester, è evidente anche quando si trova a parlare dell’uso del bastone o dell’accompagnamento di un cane guida, che per una persona con la sua disabilità potrebbero rappresentare supporti determinanti.
«Comprare un bastone è una cosa semplice - dicono ad una sola voce Ester e la madre - ma se poi non lo sai usare cosa te ne fai?». Sia per il bastone che per il cane guida, infatti, servirebbe un adeguato corso di orientamento, che però in tante zone del nostro Paese resta ancora un miraggio. Certo, esistono corsi di carattere generale che vengono attivati localmente, ed Ester ne ha frequentato uno, ma poi l’uso di un determinato ausilio richiede un apprendimento specifico e un adattamento degli insegnamenti ai singoli contesti, essendo ogni città diversa dall’altra.
Basterebbe? Forse, ma non è detto, se è vera una riflessione della mamma di Ester, secondo cui «Il bastone ti può servire senz’altro per evitare gli ostacoli, per non sbatterci di fronte, ma se arriva una macchina e non sa che tu non ti puoi scansare, perché non la vedi, rischi che vada a finire davvero male». In un piccolo centro, dunque, servirebbero non solo corsi di orientamento per le persone con disabilità, ma anche frequenti azioni di informazione e sensibilizzazione rivolte a tutti, per farne crescere le conoscenze e la cultura.

Ora Ester, se riuscirà a riprendere gli studi, vorrebbe concludere il suo percorso universitario e trovare un lavoro, magari attinente alla sua formazione. Si è già iscritta alle liste del collocamento mirato, pur senza troppe illusioni, e nel frattempo cerca di migliorare le proprie competenze nell’uso del computer e di internet.
Nonostante tutto, riesce a guardare al futuro con una certa fiducia, pur essendo pienamente consapevole che ancora per un po’ dovrà sempre limitarsi a «fare quello che potrà».

Novembre 2017