La difficoltà di riconoscere le discriminazioni

Lo studio, il lavoro, i trasporti, la quotidianità: la storia di una donna in carrozzina che incontra paletti, ostacoli e pregiudizi, ma fatica a riconoscere le discriminazioni

Fiorenza vive ancora sulla propria pelle il trauma dell’incidente che l’ha resa paraplegica a ventidue anni, un episodio relativamente recente, dopo il quale ha iniziato a ricostruire i pezzi della sua vita e ad intraprendere nuove strade.
Forse proprio per questo non sempre riesce a focalizzare bene le discriminazioni a cui potrebbe essere sottoposta, e che effettivamente si sono verificate, sia nello studio che in altri momenti dell’esistenza. Certo, Fiorenza è una donna intelligente e riflessiva, che avverte le situazioni da combattere e da migliorare, ma la sua condizione interiore non le consente ancora di inquadrarle nella giusta dimensione.

Dopo l’incidente che le blocca per un paio d’anni gli studi universitari, Fiorenza cambia facoltà e si iscrive a Scienze della formazione, per arrivare un domani a lavorare con i bambini.
Non si lamenta degli edifici del suo ateneo: poche barriere, un buon accompagnamento alle aule e ai bagni, un ambiente fatto di compagni e insegnanti che nel corso del tempo, conoscendosi meglio, hanno saputo accoglierla abbastanza bene. Non le è sembrato, quindi, che con la carrozzina potesse incontrare degli ostacoli. E tuttavia, se le chiedi un’opinione generale sui servizi universitari, è consapevole che dovrebbe esserci qualcosa di più e di meglio, ma non sa esattamente dire cosa.

In quel periodo presenta anche domanda per avviare un’esperienza di Servizio Civile, proponendo un progetto per bambini in situazione di disagio familiare ed economico. Le viene però respinta, per un problema - pensa - di praticità, forse di difficoltà fisica a coordinare un gruppo di bambini scatenati. E, tuttavia, per quel tipo di progetti in genere viene assegnata più di una persona in Servizio Civile, o comunque è sempre possibile impegnarsi in un altro progetto più adeguato alle proprie capacità.
A Fiorenza sorge quindi un dubbio: che cioè la sua domanda sia stata respinta per il fatto stesso di essere una persona con disabilità e per il timore di cosa sarebbe potuto accadere. Nemmeno in questo caso, però, sa darsi risposte chiare e il dubbio di una discriminazione resta soltanto tale.

Sul fronte del lavoro arriva il contatto con una cooperativa e con un ambiente molto favorevole, anche perché vi operano già da tempo altre persone con disabilità.
Quel che ora pesa, quindi, non è il difficile inserimento o la mancata accettazione, bensì la fatica di conciliare studio e lavoro, assieme ad una certa insoddisfazione che le inizia ad affiorare per il fatto di non poter agire nel campo educativo, dove Fiorenza potrebbe esprimere il suo vero talento.
Vorrebbe un part-time, vorrebbe finire rapidamente gli studi e trovare un lavoro più giusto per lei. A quel punto - si auspica - l’obiettivo sarà quello di una casa propria, magari con il compagno giusto, per costruire una famiglia tutta sua.

Nel frattempo, però, si impegna contemporaneamente nello studio e nel lavoro, trascorrendo giornate a dir poco faticose, come possono essere quelle di una studente-lavoratrice in carrozzina, che parte ogni mattina dal suo piccolo paese per immergersi nel traffico di una grande città. È in questo periodo, quindi, che Fiorenza inizia a percepire con chiarezza una certa noncuranza verso le difficoltà che le persone con disabilità incontrano nella vita di tutti i giorni. Da parte delle istituzioni e non solo.
Non sa ancora esprimere un giudizio su ciò che si dovrebbe fare esattamente, e non ha le idee troppo chiare nemmeno sul fatto che una donna con disabilità possa trovare o meno maggiori ostacoli rispetto ad un uomo nella sua stessa condizione. Ma le barriere che incontra nel quotidiano e il comportamento ottuso di alcune persone la spingono ad affermare, da una parte, che le politiche pubbliche dovrebbero essere ben diverse, a partire dal mondo del lavoro, e dall’altra parte che bisognerebbe diffondere una nuova cultura, iniziando dalle scuole.
Anche per questo, nonostante tutte le difficoltà, preferisce in genere muoversi in una grande città, dove incontra altre persone in carrozzina che escono, lavorano, fanno compere o vanno a cena con gli amici, a differenza di quello che accade nel suo piccolo paese di provincia.

Ottobre 2017