Quante difficoltà, al mio ritorno a casa!

Le difficoltà di un giovane adulto con disabilità motoria nel trovare i giusti ausili e nel muoversi agevolmente in carrozzina, al suo ritorno a casa, dopo i mesi passati in un centro riabilitativo

Oggi Renzo ha trentatré anni e si muove in carrozzina a causa di un incidente avuto circa quattordici anni fa. Il rientro a casa, dopo i mesi passati in un centro specializzato del Nord Italia, ha coinciso con una serie di problemi legati alla quotidianità. «Al mio ritorno in Puglia, dopo la riabilitazione - racconta infatti - ho deciso di iscrivermi all’università. Volevo però essere il più autonomo possibile e quindi mi si è posta subito la questione di come andare a lezione, senza dover sempre pesare su mio padre. Volevo acquistare una macchina adattata, considerando anche che avevo già preso la patente prima dell’incidente. Ovviamente però dovevo prima capire con quali accorgimenti avrei potuto guidare, ma l’unica scelta che mi si presentava era di acquistare una macchina e farla adattare, con il rischio di spendere inutilmente un sacco di soldi. Infatti, né alla motorizzazione né in una qualunque scuola guida sono riuscito a trovare qualcuno che mi permettesse di provare prima quali fossero i comandi migliori per me. Fortunatamente mi ha soccorso un caro amico, prestandomi la sua auto. Solo così ho potuto capire quali fossero le giuste misure da adottare, evitando di sprecare tempo e denaro».

Problemi simili Renzo li ha incontrati anche con la carrozzina. Se infatti nel centro riabilitativo aveva potuto sperimentare le soluzioni più adatte, una volta rientrato a casa la situazione è completamente cambiata.
«Dentro al centro - spiega - avevo potuto provare il modello, la seduta particolare, come è giusto che sia. Se infatti l’ASL ti fornisce l’ausilio, questo deve essere personalizzato su di te. Purtroppo, però, tra le varie aziende di ortopedia e sanitaria a cui mi sono rivolto, nessuna mi ha dato la possibilità di provare in precedenza l’ausilio, se non in loco, per un paio d’ore. E invece una sedia dovrebbe essere provata nelle varie circostanze, nella vita di tutti i giorni, vicino ai sanitari, di fronte al lavandino, allo specchio, davanti ad un gradino, nella salita e nella discesa dalla macchina. Ma non è andata così e perciò ho dovuto fare il mio acquisto praticamente alla cieca, e non è stata certo una cosa buona, dal momento che una sedia la ASL te la fornisce ogni sei anni e quindi, se ha dei deficit, te la devi tenere così!».

Per Renzo poi, così come per tante altre persone con disabilità motoria, ci sono stati i vari disagi quotidiani legati all’accessibilità, solo in parte resi meno pesanti dalle nuove tecnologie.
«Ovviamente - puntualizza - grazie agli smartphone la vita è migliorata e credo non solo per me. Posso svolgere le varie operazioni bancarie da casa o pagare le bollette senza dovere andare alla posta. Se così non fosse, però, la situazione sarebbe a dir poco complicata. C’è da diventare matti, ad esempio, per trovare un bancomat a misura di carrozzina. Il mio paese poi è anche un centro turistico e qui mi immedesimo in una persona nella mia stessa condizione che ci arrivi d’estate: farebbe davvero fatica a trovare uno sportello accessibile!».

Ma non solo: i problemi, a quanto pare, permangono in certi casi anche dopo l’abbattimento delle barriere. Oppure sono gli stessi progettisti a scoraggiare chi vorrebbe intervenire. Renzo lo dice con chiarezza: «Il Comune, l’ufficio postale, le banche si sono effettivamente adeguati, predisponendo uno scivolo all’ingresso. Lo hanno fatto con grande ritardo, rispetto a quanto previsto dalle leggi, e sempre cercando di spendere il meno possibile, ma almeno alla fine lo hanno fatto. A che cosa serve, però, fare uno scivolo con la pendenza del 15 per cento, che può creare problemi anche ad una persona che si muove sulle sue gambe?».
E sempre restando in àmbito di progettazione e di «professionisti che non sono all’altezza di essere chiamati tali», come sottolinea Renzo, vi è anche quanto è capitato ad alcuni suoi amici intenzionati a ristrutturare la propria attività commerciale. «Si sono trovati di fronte a qualcuno che diceva: “Ma no, che ti importa, tanto non serve: ti arriva uno in carrozzina ogni cento clienti e quindi in quel caso magari esci tu ad aiutare”. Proprio così! Certo, è brutto dirlo, però la necessità può essere una ruota che gira e magari, quando qualcuno dovrà fare certi ragionamenti sulla propria pelle, forse allora cambierà il suo modo di pensare».

Marzo 2018