La sanità vista da dentro e da fuori

L’esperienza di una donna con disabilità che incontra ostacoli e barriere nel mondo della salute, sia come lavoratrice di una struttura sanitaria che come utente dei servizi pubblici

La situazione vissuta da Nicoletta sul lavoro è certamente paradossale: occupata in una struttura sanitaria di vecchia costruzione, con qualche barriera di troppo, può ritenersi quasi fortunata per il fatto di essere in carrozzina, e anche per il suo buon rapporto con le nuove tecnologie. In questo modo, infatti, le è consentito di usare il computer per lavorare e di vivere una situazione di vantaggio rispetto alle colleghe senza disabilità, che devono ancora arrangiarsi con carta e penna!

Divenuta tetraplegica dopo un incidente stradale a sedici anni, Nicoletta si diploma come infermiera, vincendo poi un concorso che le consente di entrare in una struttura pubblica.
Da subito pensa che un ambiente di tipo sanitario sia più preparato ad accogliere una persona in carrozzina. Bene o male, infatti, tutti quelli che lavorano con lei hanno avuto a che fare con la disabilità e quindi, dopo qualche momento di impaccio iniziale, si comportano con normalità. Anzi, quando possono, non si tirano indietro, nemmeno nei momenti in cui la nuova collega ha bisogno di una mano. Per cui, se ci sono disservizi o se le attrezzature non vengono rinnovate, questo riguarda tutti e non solo Nicoletta che si muove in carrozzina.

Certo, agli incontri di aggiornamento o ai gruppi di formazione difficilmente ci può andare, perché sono in sedi troppo lontane o troppo inaccessibili, ma anche qui a sostenerla c’è la sua buona predisposizione per le nuove tecnologie. Senza alcun problema, infatti, si mette in gioco con la formazione a distanza, consapevole delle grandi possibilità disponibili oggi in questo settore.
Il computer diventa una presenza costante della sua vita, e in particolare nel lavoro, perché si stanca molto a scrivere con la penna. Quando poi arrivano i dispositivi mobili di ultima generazione, anch’essi diventano irrinunciabili, consentendole di comunicare al meglio, come mai prima le era capitato.

Probabilmente è proprio la particolare situazione di Nicoletta, occupata in un ambiente ben predisposto verso la disabilità, che le fa maturare un’idea precisa: che nella nostra società una donna rischi di essere addirittura più discriminata di una persona con disabilità.
Una donna ha quasi sempre un bambino, ha le faccende da fare in casa, fatica molto di più. E questo può anche precluderle la possibilità di avanzare sul lavoro, come la stessa Nicoletta può toccare con mano, quando ad esempio vede un funzionario della sua struttura diventare il superiore di una collega di pari grado, pur essendo assai meno preparato di lei. «Gli obblighi familiari - pensa - hanno fatto la differenza!».

Se però al fatto di essere donna si aggiungono i tanti ostacoli fisici e culturali o gli sguardi sbagliati che ogni giorno incontra una persona con disabilità, vien da sé che il rischio di discriminazione quanto meno si moltiplica.
Ed è anche per questo che Nicoletta decide di impegnarsi attivamente in un’organizzazione che dà molto spazio ai problemi specifici delle donne con disabilità. Lo fa, naturalmente, partendo da ciò che conosce meglio, ossia dall’inaccessibilità delle strutture sanitarie, che è un problema sia materiale, sia relativo all’accoglienza. Pensa ad esempio a servizi come quelli di ginecologia e ostetricia, sin toppo spesso progettati, realizzati e organizzati assumendo come unico criterio di riferimento quello di una “paziente sana”.
Anche in questo nuovo impegno, ovviamente, Nicoletta utilizza il più possibile le nuove tecnologie. Invia messaggi di posta elettronica direttamente alle istituzioni, mette in contatto le persone e le diverse organizzazioni. E alla fine si fa conoscere anche nei social, con riflessioni e prese di posizione che informano e fanno discutere. Oggi, infatti, pensa che solo esponendosi e mettendosi in gioco, con tutti i mezzi possibili, possa dare il proprio contributo a rendere la società più vivibile per tutti.

Settembre 2017