La scienza chiama, la cultura prima o poi risponderà

L’uso delle nuove tecnologie può cambiare l’esistenza di una persona con disabilità visiva, in ogni ambito della vita, ma richiede formazione e competenze da parte di chi progetta soluzioni e servizi

Metti un sabato al museo e poi al cinema: tutto facile, tutto normale per una persona con disabilità?
«Come prima cosa - sottolinea Mario, cinquantenne quasi completamente cieco - i disabili come categoria astratta non esistono: tutti dovrebbero ricordare che siamo persone, ognuna diversa dall’altra, e che anche le discriminazioni possiamo viverle in modo molto diverso».
È senz’altro così, eppure un punto in comune tra Mario e una persona che si muove in carrozzina c’è sicuramente ed è il fatto di doversi ancora portare da casa il contante necessario per pagare al museo o al cinema, se non si intende usare la carta di credito. Un prelievo alla sportello bancomat, infatti, sarebbe un’avventura dall’esito a dir poco incerto. Chi è seduto in carrozzina non arriverebbe ai tasti e dovrebbe comunque farsi aiutare da qualcun altro, mentre Mario sa benissimo quanti pochi siano gli sportelli dotati di un comando vocale funzionante. Anche per lui, quindi, sarebbe necessario un aiuto esterno.
«Per fortuna - precisa - stiamo andando verso un mondo in cui si pagherà sempre più con il denaro elettronico. Quindi capisco bene il disagio di tutte le persone che si trovano di fronte a uno sportello non accessibile, ma credo anche che sia una questione di tempo, che serva solo un po’ di pazienza. Le possibilità ci sono e i progressi della tecnologia mi sembrano maturi. Si tratta di farli conoscere bene, di insistere con chi occupa posti di responsabilità perché facciano i passi necessari».

Ma è sufficiente fare pressione sugli amministratori pubblici o sui responsabili di una banca per risolvere i problemi? «Certamente no - secondo Mario - perché quel che manca nel predisporre i servizi, nel costruire le case o nell’organizzare i trasporti è la cultura dell’accessibilità dei progettisti. Bisognerebbe lavorare a fondo nelle scuole, nelle università, far diventare l’accessibilità una materia obbligatoria nei programmi di studio, metterla in tutte le leggi, di qualsiasi argomento si occupino. Solo così, infatti, si potranno sfruttare le opportunità della tecnologia e farlo anche a costi sempre più bassi».

Nel frattempo, assieme a Mario entriamo in un grande museo della sua città. Lui non ama andarci da solo e condivide questi momenti culturali e ludici con la moglie o con gli amici.
Qui torna prepotente il concetto che ogni persona con disabilità ha la sua sensibilità e vive la propria situazione diversamente dagli altri. Ad esempio, parlando delle visite guidate dedicate alle persone con disabilità, dice di non sentirne affatto il bisogno. «Se però - precisa - uno vuole fruirne e gliele offrono, bene, in quel caso non mi sentirò discriminato. Mi sentirei tale, invece, se costringessero me a farle. Allora, chiaramente, mi rifiuterei».
Ben diverso è il discorso per le audioguide, utili a chiunque, soprattutto perché fatte da persone preparate, magari da uno storico dell’arte, che può descrivere meglio di un amico le opere presenti in un museo. «Perciò - conclude Mario - per me niente visite dedicate, ma solo le condizioni che mi permettano di arrivare senza problemi a tutti i locali di un museo. E poi l’audioguida, invece che affidarmi alle descrizioni della persona che di volta in volta mi accompagna».

È quasi sera ed è ora di andare al cinema. C’è un film di cui si può ascoltare l’audiodescrizione tramite il proprio smartphone, un nuovo servizio che pian piano inizia a diffondersi anche in Italia. «Ti metti la cuffia - spiega Mario - e ascolti. Personalmente, trovo che la quantità di informazioni sia anche eccessiva, perché non amo farmi descrivere totalmente un film. Ma in assoluto è un servizio molto, molto importante, che può segnare realmente una svolta, non solo al cinema, ma per tutta la produzione culturale. E stanno iniziando ad affacciarsi anche strumenti per rendere i sottotitoli leggibili da parte dei non vedenti. Innovazione, questa, che rappresenterà un ulteriore, decisivo passo in avanti».

Per Mario, quindi, c’è solo un ultimo ostacolo da abbattere. «Posso sembrare un tecno-entusiasta - dice infatti, ragionando a voce alta - ma credo che molti dei problemi vissuti da una persona non vedente possano essere superati, oggi, grazie alle opportunità che stanno offrendo le nuove tecnologie. Manca solo un piccolo passo. Le tecnologie, infatti, devono essere governate e basta un minimo sforzo per renderle fruibili a tutti».
In altre parole, la scienza chiama, la cultura prima o poi dovrà rispondere.

Ottobre 2017