Tutto sta nell'avere gli strumenti giusti

La storia di una donna con disabilità motoria che, dopo alcune dolorose rinunce, trova la sua strada nel mondo della cooperazione, e in particolare nella consulenza alla pari

A causa di un incidente incorsole in tenera età, Carla è una donna paraplegica, che ben presto ha maturato una precisa convinzione: per una persona con disabilità disporre degli strumenti giusti è praticamente tutto. E, ora che si avvicina ai sessant’anni, sente che a lei quegli strumenti sono quasi sempre mancati.

Le è mancato innanzitutto lo studio, a causa dei lunghi periodi di ricovero cui è stata costretta durante l’adolescenza, ma anche, e forse soprattutto, per un problema culturale. La sua famiglia, infatti, non l’ha mai spronata né incoraggiata, ritenendo che per una donna non fosse poi così necessario studiare.
In realtà Carla pensa che la sua famiglia tutto sommato non abbia mai creduto nelle sue capacità, come del resto le avrebbe dimostrato anche in seguito, al momento di cercare un lavoro. Ciò è accaduto in particolare quando tentò di avviare un’attività professionale in proprio. Fu allora, infatti, che la famiglia avrebbe potuto aiutarla, sia economicamente, sia sostenendone lo spirito di intraprendenza. E invece accadde proprio il contrario, costringendola a rinunciare.

Sono state tante le rinunce nella vita di Carla, ogni volta molto dolorose, per una persona come lei che ha sempre creduto nell’importanza di trovare un lavoro. Un’occupazione che le avrebbe permesso di costruirsi una vita propria, di essere indipendente dal punto vista economico e poter realizzare quei progetti che la sola pensione non le avrebbe consentito di attuare. Ma anche per vincere quel suo carattere tendente all’introversione e per entrare in relazione con gli altri, dopo tanti anni passati in casa o in ospedale. E, invece, per molto tempo, ha dovuto vivere proprio in totale dipendenza dalla sua famiglia d’origine.
Anche perché Carla non voleva trovare un’occupazione qualsiasi, essere assunta solo per il rispetto delle leggi sul collocamento obbligatorio delle persone con disabilità. Voleva invece che qualcuno le offrisse un lavoro conforme alle sue potenzialità, credendo finalmente nelle sue capacità. Nemmeno qui, però, ha avuto troppa fortuna nell’incontrare le persone giuste.
Disastroso, ad esempio, è stato il primo contatto con il mondo delle istituzioni, quando si iscrisse presso l’ufficio di collocamento alle liste speciali per le persone con disabilità: seppero dirle solamente che era un’operazione inutile, dal momento che quasi certamente non l’avrebbero mai chiamata!

Poi, però, qualcosa di buono è arrivato, con l’inserimento in due diverse cooperative sociali, che le hanno permesso di entrare in contatto anche con il mondo della disabilità intellettiva.
E tuttavia sono percorsi ancora molto tormentati, uno dei quali si chiude bruscamente con un licenziamento ritenuto del tutto ingiustificato. Si tratta, quindi, di altre aspettative mancate, ma anche di importanti esperienze di crescita professionale e personale. E alla fine le spinte innate all’autonomia e all’indipendenza di questa donna trovano il loro giusto sbocco in un corso di consulenza alla pari.
Qui Carla riesamina in profondità il suo percorso, impara ad interpretare gli eventi da un’altra prospettiva, inizia ad appropriarsi degli strumenti necessari a capire, ad esempio, come muoversi quando subisce una discriminazione legata alla disabilità, andando al di là della sola sensazione di rabbia che prima la coglieva.

Ben presto riesce a trovare lavoro presso una struttura di riabilitazione. Le difficoltà iniziali non mancano, ma sono quelle comuni ad ogni altro posto di lavoro, che con un po’ di pazienza ed equilibrio si possono sistemare. Quel che conta è che Carla si trova nella condizione di poter supportare altre persone con disabilità, ascoltandone le parole e mettendo a frutto le tante esperienze vissute o raccontando semplicemente che è possibile ricominciare a vivere.
In alcuni momenti è faticoso, spesso si trova di fronte a situazioni difficili, ma è proprio quello che aveva sempre cercato: un lavoro vero, rifiutando ogni forma di assistenzialismo, senza ricevere regali da nessuno, aiutando e imparando al tempo stesso, per accrescere giorno dopo giorno la sua dignità professionale.

Dicembre 2017