Così è possibile studiare e lavorare bene

Il percorso universitario e l’adattamento del posto di lavoro descritti da una donna ipovedente, che rivendica la centralità delle nuove tecnologie e di adeguati strumenti di facilitazione

Zaira è una donna ipovedente di 26 anni, laureata in Giurisprudenza, che ha iniziato a lavorare già dai tempi dell’università, vincendo varie borse di collaborazione. Attraverso questa opportunità, infatti, è stata impiegata per alcuni anni in attività afferenti ai servizi informativi e di orientamento degli studenti, sperimentando diverse realtà lavorative e ambienti differenti.
Il suo bilancio di quelle esperienze è molto positivo, anzi si considera fortunata, grazie a due elementi fondamentali: l’adattamento della postazione lavorativa e la disponibilità a cooperare dei colleghi.

Soprattutto nei primi due anni di collaborazione, in cui è stata impegnata all’interno di un’aula informatica in attività di segreteria e accoglienza degli studenti, è stata decisiva per lei la disponibilità di strumenti e tecnologie che le permettessero di lavorare. E di farlo in maniera autonoma, con gli adattamenti funzionali alle sue specifiche esigenze.
Ricorda a tal proposito che, non appena vinta la borsa di collaborazione e ricevuta l’assegnazione, è stata contattata dalla responsabile che, già prima dell’avvio delle attività, le ha proposto un incontro preliminare per concordare le soluzioni migliori rispetto alle diverse necessità.
Per la sua limitazione visiva, Zaira ha bisogno ad esempio di poter schermare la luce forte e diretta e di utilizzare software accessibili, che consentano la lettura del testo visualizzato sullo schermo. Può inoltre incontrare ostacoli insormontabili in oggetti di uso comune, come una semplice tastiera bianca. Tutte esigenze rispetto alle quali è possibile trovare degli strumenti di facilitazione o degli adattamenti che rendano confortevole e produttiva l’attività lavorativa di una persona con la sua stessa limitazione.
E così a Zaira è stata assegnata una stanza dove poter chiudere le tende, il suo computer è stato dotato del lettore vocale e di una tastiera nera, senza che questo comportasse grandi sforzi o spese eccessive da parte dell’università. Soluzioni, peraltro, concordate prima di iniziare la collaborazione, per cui il primo giorno di lavoro si è rivelato veramente tale, all’insegna della piena operatività.
In più Zaira ha potuto contare sull’aiuto di vari colleghi, tutti giovani, sempre disponibili a darle una mano, ad esempio per pigiare quel pulsante che non riusciva a vedere o per inserire un CD nel lettore del computer. Crede però che questo dipenda dall’umanità delle persone con cui si lavora, da una predisposizione alla cooperazione e all’attenzione per gli altri che, purtroppo, non si riscontra automaticamente in tutti.

L’accesso alle nuove tecnologie e la presenza di adeguati strumenti di facilitazione sono risultati indispensabili anche per coronare con successo il suo percorso universitario. Nella sua facoltà, infatti, Zaira ha potuto fruire di una biblioteca accessibile, che non è presente in tutte le università, dotata di postazioni per scaricare e ascoltare audiolibri.
Inizialmente erano disponibili solo i testi presenti nei programmi degli esami fondamentali, ma successivamente sono arrivati anche quelli degli esami complementari. E, secondo lei, questo servizio è molto importante, non solo per le persone non vedenti, ma anche per altre persone con disabilità, che ad esempio possono avere limitazioni nell’uso degli arti superiori. Auspica quindi che biblioteche accessibili come quella vengano presto allestite in tutte le facoltà universitarie. Ed è convinta che, se le cose funzionassero effettivamente così bene come è capitato a lei, sicuramente si iscriverebbero all’università molte più persone con disabilità.

Oggi Zaira è impegnata in un tirocinio formativo presso un’organizzazione di promozione e tutela dei diritti. Sa di essere una persona in gamba, di possedere potenzialità e competenze, parla cinque lingue, usa bene il computer, ha una formazione universitaria, e ciò che desidera di più è di trovare un posto di lavoro stabile. Un’occupazione che non sia precaria e le garantisca le giuste tutele, permettendole di mettere a frutto la sua preparazione e di costruirsi un futuro migliore.

Ottobre 2017