Usiamo la tecnologia come fossimo scimmie!

Un giovane ipovedente parla del suo lavoro da formatore in ambito tecnologico e informatico, a beneficio delle persone con disabilità visive

Trentenne, ipovedente dalla nascita, Angelo vive e lavora in una grande città del Nord, dove si è trasferito da quasi quattro anni per insegnare musica alle scuole medie. «Ho lasciato il Sud - racconta - per cercare stimoli nuovi. La città in cui studiavo allora iniziava ad essermi stretta, volevo migliorarmi, trovare la mia strada, personale e professionale. Per sei anni avevo fatto anche domanda di supplenza nelle scuole del territorio, ma non mi avevano assegnato neanche un’ora. E allora ho deciso di presentare la domanda altrove. Mi hanno chiamato subito, poco dopo l’inizio dell’anno scolastico, e così mi sono trasferito armi e bagagli al Nord».

Nel tempo, accanto al lavoro nelle scuole, Angelo ha iniziato anche ad erogare formazione agli adulti, in ambito informatico. Insegna alle persone con disabilità visiva ad usare e ottimizzare gli strumenti tecnologici in base ai loro obiettivi di vita, di studio o di lavoro. E, oltre che alle persone con disabilità, rivolge la sua formazione agli insegnanti di sostegno, e sempre più spesso anche alle aziende. «Adesso - spiega Angelo - sto formando un ragazzo ipovedente, laureato, che ha iniziato a lavorare presso un’azienda come analista finanziario. In pratica sono un consulente e mi occupo dell’adattamento al lavoro, ossia devo insegnare alla persona come usare al meglio il computer per svolgere la sua mansione».

Gli strumenti cui Angelo ricorre come formatore sono principalmente il tablet e il pc. «Il tablet - precisa - mi aiuta soprattutto per la parte grafica, quindi a buttare giù pensieri, schizzi, diagrammi. Io lavoro in maniera logica: quando devo progettare la formazione elaboro delle mappe concettuali, e in questo caso il tablet è davvero insuperabile per l’ipovisione. Poi, per leggere, mi aiuta tantissimo la sintesi vocale, che uso dappertutto: sul cellulare, sul computer e anche sul tablet».
Non sempre però la tecnologia si rivela accessibile. «Alcuni software - ammette - non lo sono affatto. E questo è un problema. Ma devo anche dire che adesso, almeno con i programmi di cui mi avvalgo, riesco a fare più o meno tutto: gestire il mio sito, la posta elettronica, i calendari, le agende. Esistono strumenti accessibili, e comunque io riesco anche ad aggirare gli ostacoli quando si presentano. Le competenze informatiche e il residuo visivo mi permettono, a volte, di fare dei piccoli salti e di bypassare alcuni problemi, che invece per una persona inesperta e non vedente sarebbero insormontabili. Questo mi aiuta anche nel mio lavoro, perché trovare soluzione ai problemi significa fare ricerca e trasferire agli altri il risultato ottenuto. Quindi, da una parte, imparo per me, e dall’altra parte restituisco agli altri quello che ho imparato, offrendo un valore aggiunto».

La formazione verso gli insegnanti di sostegno si concentra, in particolare, sulle tecnologie assistive per alunni con disabilità visive. «Quindi - specifica Angelo - su come gli insegnanti possono supportare i ragazzi nell’uso degli strumenti disponibili, per la lettura, la fruizione dei testi, la produzione di materiali per la scuola. Un esempio: giorni fa ho insegnato ad un educatore come ottimizzare i testi in word, per poterli leggere tramite la sintesi vocale, quindi come si dividono i paragrafi, come si formatta un titolo. Alla fine quasi nessuno lo sa, perché tutti usiamo la parte grafica dei software, quindi, se devi impostare un titolo, cosa fai? Metti il grassetto, centri il testo, aumenti il carattere. E invece esiste uno strumento di word, gli stili, che serve proprio per creare un titolo. Da un punto di vista visivo il risultato è lo stesso, però in questo modo assegni al testo anche un valore semantico: è e resta un titolo. Word, inoltre, ti permette anche di impostare la struttura di un documento, di elaborare un indice, attraverso il quale navigare nello scritto, sfogliarlo. Ebbene, io mi occupo di tutti questi strumenti. Mi sono accorto, infatti, che spesso neanche i grafici, quelli che sviluppano i siti, quelli che si occupano della documentazione, usano questi accorgimenti, c’è proprio una mancanza di formazione tecnologica. Diciamo che l’idea da cui sono partito è abbastanza semplice: vedo la gente piena zeppa di tecnologia, ma a questa quantità di tecnologia non è associata un’adeguata competenza. Usiamo il cellulare come fossimo scimmie, dico io provocatoriamente, perché non sappiamo ciò che potremmo fare con il nostro cellulare, o con lo stesso computer».

Settembre 2018