In viaggio verso Lourdes

Il ricordo dei viaggi a Lourdes con i treni bianchi dell’UNITALSI: un uomo in carrozza racconta di timori per la sicurezza dei treni, nuove amicizie e nessuna barriera

Come egli stesso racconta, Pietro, giovane uomo in carrozzina, ha un rapporto abbastanza normale con la religione, pari a quello di tante altre persone. Si definisce «credente, ma non praticante». «Non ho però nessuna difficoltà - spiega - nel partecipare a determinati eventi religiosi».
È successo, infatti, che circa una decina di anni fa, non per sua volontà diretta, ma per quella della madre, Pietro ha preso contatto con l’UNITALSI, la storica associazione che da oltre un secolo organizza viaggi a Lourdes e in altri santuari internazionali europei. Di lì a poco è stato quindi coinvolto nel suo primo viaggio con il treno bianco, durante il quale ha ricoperto un ruolo quasi paradossale per una persona con disabilità: è stato, infatti, proprio lui a fare da accompagnatore! «Ho iniziato a partecipare agli incontri dell’UNITALSI - conferma - assecondando il desiderio di mia madre, che voleva a tutti i costi partecipare al viaggio a Lourdes, e così siamo partiti insieme».

Al di là delle motivazioni iniziali, Pietro conserva un ricordo molto positivo di quella esperienza, più per lo svolgersi del viaggio e per le persone conosciute, che non per la destinazione finale.
«Dopo il primo pellegrinaggio del 2007 - racconta - ci sono tornato tutti gli anni per altre cinque volte. Mi piaceva conoscere tante persone nuove e poi, fatto non trascurabile, l’UNITALSI ti permette di andare in questi luoghi religiosi in maniera organizzata, evitando a me, persona con disabilità, di dover risolvere tanti problemi riguardanti l’organizzazione, il viaggio in treno e la mobilità a Lourdes. Univo, insomma, l’utile al dilettevole. Ho partecipato anche ad altri viaggi con l’UNITALSI, ad esempio in Sicilia, in occasione di un incontro riservato ai giovani, e anche lì ho conosciuto parecchie persone. Con tante di loro sono tuttora in contatto, anche se poi il lavoro e altri impegni mi hanno forzatamente allontanato da quell’ambiente. A Lourdes ho conosciuto anche mia moglie, che era allora una volontaria dell’associazione, ed entrambi ricordiamo quei viaggi come abbastanza sereni, al di là di qualche piccolo inconveniente che pure poteva capitava».

I problemi cui fa riferimento Pietro non riguardano tanto eventuali ostacoli o barriere, come si potrebbe immaginare, ma principalmente la sensazione che ci fosse uno scarso livello di sicurezza all’interno di quei famosi vagoni barellati.
«Non potrei proprio parlare di barriere - spiega - pensando a quei viaggi così particolari. In pratica l’UNITALSI ha acquistato da Trenitalia dei vecchi convogli Intercity ormai dismessi, allestendoli per il suo scopo specifico. Il vagone su cui viaggiavo era detto barellato, perché sopra alle cuccette originarie vi erano disposte delle barelle, sulle quali dovevi dormire, mangiare e quant’altro per tutto il tempo del viaggio. Treni vecchi, quindi, che sistemati in quel modo mi hanno fatto pensare a livelli di sicurezza non troppo alti, anche se, fortunatamente, non abbiamo mai incontrato problemi in quel senso».

Certo, nel corso di un viaggio così lungo, che per Pietro durava circa quaranta ore dal suo paese d’origine, la noia poteva coglierti in ogni momento. «Chiaramente - racconta - non eri costretto a restare sempre sdraiato. Potevi sederti, giocare a carte, chiacchierare, per far passare il tempo. E c’erano anche altre attività, organizzate dai volontari, proprio per alleviare ogni possibile inconveniente del viaggio».

E le barriere architettoniche a Lourdes? «Per quanto riguarda la mia esperienza - sottolinea Pietro - non ne ho proprio viste e credo che sia quasi naturale. Lourdes, infatti, è forse la meta di turismo religioso più ambìta del mondo e da questo punto di vista ha saputo senz’altro organizzarsi bene. Posso dire che per le persone con disabilità motoria è una cittadina fatta proprio a puntino!».

Marzo 2018