Accessibilità siti web e applicazioni mobili: pubblicato il decreto legislativo

Dopo l’esame delle Camere e gli altri passaggi formali, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 106 recante “Attuazione della direttiva (UE) 2016/2102 relativa all'accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici.”

il decreto modifica in modo significativo la legge 4/2004 a cui, peraltro, cambia anche il titolo, riprendendo la direttiva UE del 2016 nota anche come Web Accessibility Directive (WAD).

L’obiettivo della direttiva, indicato dal suo articolo 1, è quello di garantire il ravvicinamento delle misure nazionali a livello di Unione europea sulla base di prescrizioni in materia di accessibilità concordate da applicare ai siti web e alle relative applicazioni mobili degli enti pubblici che favoriranno una maggiore accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili di enti pubblici.

Tale necessità discende dal fatto che diversi Stati membri abbiano adottato misure basate su linee guida internazionali per la progettazione di siti web accessibili - ma tali misure spesso si riferiscono a versioni o livelli di conformità diversi di tali linee guida - oppure abbiano introdotto differenze tecniche a livello nazionale con riguardo ai siti web accessibili.

È anche il caso dell’Italia che ha in parte regolamentato la questione già nel 2004 (legge 4), ma che ora si adegua con il nuovo decreto legislativo, alle indicazioni della direttiva UE in particolare su alcune direttrici:

- l'inclusione esplicita dei siti web e delle applicazioni mobili, menzionati dalla direttiva, fra i “sistemi informatici”, dei quali la legge n. 4 del 2004 prescrive l’accessibilità;

- l'inserimento nella normativa italiana della definizione di "applicazioni mobili" (software applicativo progettato e sviluppato da parte o per conto dei soggetti erogatori), "sito web" (insieme strutturato di pagine Web utilizzato per veicolare informazioni o erogare servizi) e "dati misurati" (risultati quantificati dell'attività di monitoraggio effettuata per verificare la conformità dei siti web e delle applicazioni mobili di enti pubblici alle prescrizioni in materia di accessibilità);

- una definizione dei "soggetti erogatori", i quali sono individuati con il rinvio normativo (all'articolo 3, comma 1, della legge n. 4 del 2004);

- l'introduzione nella normativa italiana dell'onere sproporzionato che finisce per temperare il principio di accessibilità. La definizione di onere sproporzionato è quella prevista dall’articolo 14 della legge di delega n. 163 del 2017 (articolo 14), che prevede che per misure che impongono un onere sproporzionato si intendano misure che generano in capo a un ente pubblico un onere organizzativo o finanziario eccessivo, o mettono a rischio la sua capacità di adempiere allo scopo prefissato o di pubblicare le informazioni necessarie o pertinenti per i suoi compiti e servizi, pur tenendo conto del probabile beneficio o danno che ne deriverebbe per le persone con disabilità. L'individuazione dell'onere sproporzionato è fondata unicamente su motivazioni legittime; pertanto, la mancanza di elementi quali il carattere prioritario, il tempo o l'assenza di informazioni non può essere considerata un motivo legittimo.

Vediamo ora i contenuti del decreto nel dettaglio

Articolo 1 (Modificazioni della legge n. 4 del 2004)

L'articolo 1 del decreto legislativo reca un insieme di disposizioni che modificano della legge n. 4 del 2004.

Il comma 1 modifica il titolo della legge n. 4 del 2004. In precedenza era “Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”. Ora è: “Disposizioni in materia di accessibilità agli strumenti informatici delle pubbliche amministrazioni da parte degli utenti e, in particolare, delle persone con disabilità”.

Il riferimento all'utenza ha quindi una valenza più ampia e generale rispetto a quello previgente e viene precisato che il riferimento è agli strumenti informatici delle pubbliche amministrazioni.

Il comma 2 sostituisce, quando ricorra il parola “disabili”, la menzione di soggetto (persona, utente, lavoratore, alunno ecc.) “con disabilità” ciò anche nel rispetto del linguaggio e delle definizioni introdotte dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità fatta a New York il 13 dicembre 2006.

Lo stesso comma sostituisce, quando ricorra, "siti internet" con la specifica definizione di "siti web e applicazioni mobili", secondo le indicazioni della direttiva UE.

Il comma 3 (che modifica l'articolo 2 della legge n. 4 del 2004) interviene su alcune definizioni.

In particolare, precisa che l’accessibilità prescritta per i sistemi informatici, quale capacità di fornire servizi ed informazioni fruibili e senza discriminazioni, vale anche per i siti web e le applicazioni mobili.

Formula inoltre nuove definizioni

Applicazioni mobili sono:”il software applicativo progettato e sviluppato da parte o per conto dei soggetti erogatori, per essere utilizzato dagli utenti su dispositivi mobili, quali smartphone e tablet; è escluso il software che controlla tali dispositivi (sistemi operativi mobili) o lo stesso hardware informatico”.

Sito web è "un insieme strutturato di pagine Web utilizzato per veicolare informazioni o erogare servizi, comunemente definito anche sito internet".

Dati misurati sono “i risultati quantificati dell'attività di monitoraggio effettuata per verificare la conformità dei siti web e delle applicazioni mobili dei soggetti erogatori alle prescrizioni in materia di accessibilità di cui alla presente legge. I dati misurati comprendono informazioni quantitative sul campione di siti web e applicazioni mobili sottoposti a verifiche, tra i quali il numero di siti web e le applicazioni con il numero potenziale di visitatori o tenti, nonché informazioni quantitative sul livello di accessibilità”.

Soggetti erogatorisono identificati dal richiamo all all'articolo 3, comma 1, della legge n. 4 del 2004 e quindi:

- le pubbliche amministrazioni (di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001)
- gli enti pubblici economici;
- le aziende private concessionarie di servizi pubblici;
- le aziende municipalizzate regionali;
- gli enti di assistenza e di riabilitazione pubblici;
- le aziende di trasporto e di telecomunicazione a prevalente partecipazione di capitale pubblico;
- le aziende appaltatrici di servizi informatici;
- tutti i soggetti che usufruiscono di contributi pubblici o agevolazioni per l'erogazione dei propri servizi tramite sistemi informativi o internet, include le emittenti di servizio pubblico.

Il comma 4 modifica l'articolo 3 della legge n. 4 del 2004 e introduce i nuovi articoli 3-bis, 3-ter, 3-quater e 3-quinquies.

La modificazione all’articolo 3 della legge n. 4/2002 riprende il “considerando n. 20” della direttiva, circa la sua non applicazione ai contenuti che si trovino esclusivamente su dispositivi mobili o programmi per dispositivi mobili sviluppati per gruppi chiusi di utenti o per uso specifico in determinati contesti e non disponibili e usati da ampi segmenti di pubblico.

Il nuovo articolo 3-bis declina i principi di accessibilità indicati dalla direttiva (percepibilità, utilizzabilità, comprensibilità e solidità).

Tale fruibilità deve essere assicurata anche mediante:

- l'uniformità delle azioni da compiere per ottenere servizi e informazioni;
- la separazione tra il contenuto, la presentazione e le modalità di funzionamento delle interfacce;
- la disponibilità dell'informazione attraverso differenti canali sensoriali;
- l'indipendenza delle azioni da compiere per ottenere i servizi, dal dispositivo utilizzato per l'accesso;
- l'assenza di ingiustificati disagi o vincoli per l'utente nell'accesso al servizio o alle informazioni.

La determinazione delle regole tecniche necessarie per garantire l'accessibilità è demandata alla definizione delle linee guida da parte dell'Agenzia per l'Italia digitale.

Il nuovo articolo 3-ter disciplina il recepimento dell'articolo 5 della direttiva e cioè quello relativo all'onere sproporzionato, in presenza del quale i soggetti erogatori possono astenersi dall'applicazione delle prescrizioni in materia di accessibilità.

Il nuovo articolo 3-quater disciplina la dichiarazione di accessibilità. È dichiarazione che i soggetti erogatori devono fornire circa la conformità degli strumenti informatici (inclusi i siti web e le applicazioni mobili, si è detto) alle prescrizioni in materia di accessibilità.La dichiarazione di accessibilità deve essere resa in formato accessibile e pubblicata sul sito web del soggetto erogatore. Per le applicazioni mobili, deve essere resa al momento di scaricare l'applicazione, unitamente ad altre informazioni disponibili.
La dichiarazione deve contenere:

- l' indicazione delle parti di contenuto non accessibile per onere sproporzionato e delle correlative ragioni giustificative, nonché l'indicazione delle eventuali soluzioni di accessibilità alternative fornite;
- la descrizione del meccanismo di feedback (e relativo link) atto a consentire a chiunque di notificare ai soggetti erogatori eventuali difetti dei sistemi informatici in termini di accessibilità, nonché di fare richiesta delle informazioni non accessibili;
- in caso di mancata (o insoddisfacente) risposta nel termine di trenta giorni dalla richiesta di informazioni non accessibili, il link alla procedura per fare reclamo.

 

Il nuovo articolo 3-quinquies disciplina alcuni aspetti del controllo e verifica, relativi alla dichiarazione di accessibilità. Attribuisce all’Agenzia per l'Italia digitale la verifica della conformità della dichiarazione di accessibilità alle linee guida (dalla medesima Agenzia), nonché una verifica circa i casi di inaccessibilità.
Demanda invece al difensore civico digitale (previsto dall'articolo 17 del Codice dell'amministrazione digitale) la decisione, circa l'accessibilità, sia su contestazioni mosse dall'Agid sia su reclami degli utenti. Il difensore civico digitale può, questi casi, disporre misure correttive.

Il comma 5 modifica l'articolo 4 della legge n. 4 del 2004 alla luce dei nuovo cogenti vincoli che assumono alcune prescrizioni in materia di accessibilità. Ne segue che l'ottemperanza a tali prescrizioni non possa più essere considerato motivo di preferenza (a parità di ogni altra condizione) nella valutazione dell'offerta tecnica, per l'acquisto di beni e per la fornitura di servizi informatici poiché tale ottemperanza diviene obbligatoria, salvo i casi (es. onere sproporzionato) in cui sia consentito derogarvi.

Il comma 8 modifica l'articolo 7 della legge n. 4, attribuendo all'Agenzia per l'Italia digitale una serie di compiti amministrativi. Tra i compiti assegnati alcuni sono aggiuntivi a quelli già attribuiti: il monitoraggio periodico sulla conformità dei siti web e delle applicazioni mobili in materia di accessibilità (anche avvalendosi dell'istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell'Informazione); la relazione sugli esiti di tale monitoraggio, da presentare ogni tre anni alla Commissione europea (come previsto dalla direttiva UE) e da pubblicare in formato accessibile.

Il comma 9 (che modifica l'articolo 8 della legge n. 4) riguarda l'aggiornamento professionale dei dipendenti dei soggetti pubblici erogatori, mediante specifici corsi sull'accessibilità su siti web e applicazioni mobili.

Il comma 10 (che modifica l'articolo 9 della legge n. 4) riguarda l'inosservanza delle disposizioni sull'accessibilità, recate dalla medesima legge. Tale inosservanza aranno rilevanti ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.
Rimane comunque ferma la rilevanza ai fini della responsabilità dirigenziale e della responsabilità disciplinare come regolate dal cd. Testo unico del pubblico impiego (v. articoli 21 e 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001).

Il comma 11 attribuisce all'Agenzia per l'Italia digitale(anziché al Ministero) la determinazione delle linee guida sui requisiti tecnici dell'accessibilità.
L'AgId deve dunque emanare - e aggiornare - le linee guida sentite le associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità nonché – (novità) - sentite le associazioni del settore industriale coinvolto nella creazione di software per l'accessibilità ai siti webe le applicazioni mobili.
Le linee guida fissano e definiscono:

- i requisiti tecnici per l'accessibilità;
- le metodologie tecniche per la verifica dell'accessibilità nonché i programmi di valutazione assistita;
- il modello della dichiarazione di accessibilità;
- la metodologia di monitoraggio e valutazione della conformità alle prescrizioni in materia di accessibilità;
- le circostanze che determinino un onere sproporzionato.

Articolo 2 (Norme transitorie e abrogazioni)

Il comma 1 prevede che la nuova disciplina in materia di accessibilità si applichi:

- ai siti web non pubblicati prima del 23 settembre 2018, a decorrere dal 23 settembre 2019;
- ai siti web pubblicati prima del 23 settembre 2018, a decorrere dal 23 settembre 2020;
- alle applicazioni mobili a decorrere dal 23 giugno 2021.Siffatto decalagetemporale riproduce quanto previsto dall'articolo 12, par. 3, della direttiva.

Il comma 2 abroga il comma 8 dell'articolo 9 del decreto-legge n. 179 del 2012, che attribuiva all'Agenzia per l’Italia digitale la competenza a ricevere le segnalazioni di inadempienze in ordine all'accessibilità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni e a richiedere, nel caso in cui la segnalazione sia fondata, l'adeguamento dei servizi stessi. Il rinvio a tale disposizione - ovunque contenuto - deve considerarsi riferito al nuovo articolo 3-quinquies della legge n. 4 del 2004.

La nuova disposizione così richiamata attribuisce (in adesione alla direttiva) alle amministrazioni pubbliche in prima istanza la competenza ad effettuare la valutazione iniziale circa l'accessibilità.
Solo in sede di reclamo, si attiva un’istanza presso il difensore civico digitale.

Il comma 3 abroga il decreto ministeriale 8 luglio 2005 a decorrere dalla data di adozione delle linee guida di cui al citato articolo 1, comma 11, del decreto legislativo.
L'abrogazione è differita per evitare possibili vuoti normativi tenuto anche conto che le linee guida potranno essere adottate solo successivamente all'emanazione degli atti di esecuzione da parte della Commissione europea.

12/09/2018