Efficacia della firma apposta dalle persone cieche: assegnata la proposta di legge

La proposta di legge dell’onorevole Daniela Ruffino (FI) (A.C. 1052), depositata nell’agosto 2018, è stata assegnata, in sede referente, il 5 febbraio scorso all’esame della Commissione Giustizia.
La proposta di legge n. 1052 prevede una “Modifica all'articolo 2 della legge 3 febbraio 1975, n. 18, in materia di efficacia della firma apposta da persona affetta da cecità.”

L’intento espresso è quello di rivedere la regolamentazione sulla validità della firma dei non vedenti.
All'articolo 2 della legge n. 18 del 1975 è stabilita la piena validità della firma apposta da una persona non vedente che sia capace di agire. Quella norma tuttavia non specifica se la firma del non vedente sia valida anche sull'atto di un notaio. Conseguentemente il cieco si vede costretto spesso a farsi assistere da due testimoni e ciò appare, secondo la proponente del tutto ingiustificato tenuto conto che si tratta di un atto pubblico redatto da un notaio o da un altro pubblico ufficiale, in cui vi è un'assoluta garanzia offerta proprio dal pubblico ufficiale rogante.

L’onorevole Ruffini nella sua relazione rileva come “tale disposizione sia in conflitto con quanto stabilito dall'articolo 48 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, come sostituito dall'articolo 12, comma 1, lettera c), della legge 28 novembre 2005, n. 246, sull'ordinamento del notariato e degli archivi notarili, il quale specifica che «Oltre che in altri casi previsti per legge, è necessaria la presenza di due testimoni per gli atti di donazione, per le convenzioni matrimoniali e le loro modificazioni e per le dichiarazioni di scelta del regime di separazione dei beni nonché qualora anche una sola delle parti non sappia o non possa leggere e scrivere ovvero una parte o il notaio ne richieda la presenza. Il notaio deve fare espressa menzione della presenza dei testimoni in principio dell'atto».”

Prosegue l’onorevole Ruffini, rilevando come l’interpretazione giurisprudenziale prevalente ritiene non abrogato l'articolo citato, nonostante la norma prevista dalla legge n. 18 del 1975 sia successiva, in base al principio di maggiore specificità della legge n. 89 del 1913 che fa riferimento esclusivamente agli atti pubblici rogati dal notaio,orientamento interpretativo successivamente confermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 4344 del 2000.

Il quadro normativo delineato risulta, dunque, poco comprensibile poiché il non vedente sarebbe, secondo il combinato disposto delle leggi citate, perfettamente libero di firmare autonomamente le scritture private anche senza l'assistenza di un fiduciario.

Le scritture private sono predisposte da singoli soggetti privati e non vi è nessuno che ne possa garantire il contenuto e, pertanto, il rischio di raggiro è certamente superiore rispetto agli atti notarili, ma la legge n. 18 del 1975 consente al non vedente di scegliere, a suo rischio, di avvalersi o no di un assistente lettore.

Negli atti pubblici, invece, è il notaio stesso che redige il documento e garantisce, in qualità di pubblico ufficiale, che il suo contenuto sia conforme alla legge. Egli, anzi, ha l'obbligo di leggere l'atto ad alta voce permettendo così al non vedente di ascoltarne il contenuto e di porre, se del caso, domande e richieste di chiarimento.

Quindi, nell'ipotesi in cui il disabile è già adeguatamente tutelato vi è l'obbligo dei testimoni, mentre nel caso in cui teoricamente non esiste alcuna protezione egli è invece libero di firmare, con la conseguenza di far sorgere vincoli e obblighi giuridici.

La proposta di legge, dunque, intende apportare una modifica all'articolo 2 della legge n. 18 del 1975 prevedendo specificatamente la validità della firma della persona non vedente sugli atti privati e su quelli pubblici specificando che il notaio o un altro pubblico ufficiale non può richiedere, né tanto meno pretendere, la presenza di testimoni. La norma, se approvata nel testo proposto, lascerebbe immutate tutte le altre fattispecie in in cui non sia presente un notaio o un pubblico ufficiale.

La Commissione, nell’esame della proposta, dovra acquisire il anche i pareri delle Commissione Affari Costituzionali e Affari sociali.

Va detto che agli atti della Camera vi è anche l’annuncio di un’altra proposta di legge, la n. 1315, di identico oggetto a firma Gianluca Vinci (Lega) il cui testo tuttavia non è ancora stato depositato.

05/02/2019