Inclusione scolastica: alle Camere il decreto correttivo

Il Governo ha depositato alle Camere lo Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante: "Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera c) della legge 13 luglio 2015, n. 107 (Atti del Governo n. 86).

Il testo è in corso di esame presso le Commissioni Istruzione e Bilancio del Senato e alle Commissione riunite Affari Costituzionali e Cultura della Camera, che dovranno esprimere il loro parere entro il 29 luglio. Nei prossimi giorni vi saranno specifiche audizioni anche con le organizzazioni delle persone con disabilità.

Per comprendere la rilevanza di questo Atto ai fini dell’inclusione scolastica è utile ricostruire il pregresso.

Nel 2017, in applicazione della famosa legge sulla “buona scuola”, fu approvato un decreto legislativo (il n. 66) che fissava “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”, un testo negli intenti assai rilevante ai fini dell’inclusione scolastica. Nell’analisi successiva all’approvazione, tuttavia, da più parti si sono rilevate alcune lacune, alcune difficoltà operative, necessità di modificazioni.

Negli ultimi mesi il Ministero dell’Istruzione ha quindi elaborato, dopo un confronto con le associazioni delle persone con disabilità e con altre organizzazioni interessate, uno schema di decreto correttivo che il Consiglio dei Ministri ha approvato a maggio scorso e che ora è sottoposto al parere delle Commissioni competenti delle Camere.

Il testo ha suscitato divergenti reazioni e diverse considerazioni da parte delle associazioni e degli addetti ai lavori. Vi si colgono aspetti positivi ma si rilevano da più parti anche varie criticità.

Su quel testo, particolarmente complesso e articolato, ci limitiamo agli aspetti di maggiore diretto ed imminente impatto sugli alunni e sulle alunne con disabilità.

Una punto significativo riguarda la revisione della certificazione ai fini dell’inclusione scolastica, ma anche di tutte le valutazioni che riguardano persone in età evolutiva. Nella sostanza si profila una differenziazione dei percorsi di accertamento fra minori e adulti. Le commissioni chiamate a valutare i minori dovrebbero in futuro essere costituite con esperti specifici in una composizione diversa da quelle che valutano gli adulti. Il che, almeno in via teorica, dovrebbe favorire una migliore qualità nelle valutazioni e nelle relative certificazioni.

C’è chi ha ritenuto apprezzabile il richiamo all’ICF (la Classificazione internazionale su Funzionamento, Salute e Disabilità) e alla valutazione bio-psico-sociale, come pure la sottolineatura del coinvolgimento degli alunni alla formulazione del loro progetto di vita.

Ma il decreto chiarisce meglio anche i ruoli e le competenze in materia di assistenza all’autonomia e comunicazione e l’assistenza igienica e di base, aspetto estremamente sensibile nei processi di inclusione e, ancora oggi, fonte di contenzioso, disagio, marginalità.

Fra le misure apprezzabili c’è l’obbligo di indicare chiaramente nel PEI (Piano Educativo Individualizzato), la proposta per il numero delle ore di sostegno alla classe frequentata dall’alunno con disabilità (da considerare anche nel percorso di uso complessivo delle varie risorse di sostegno in dotazione della scuola) e l’individuazione delle altre risorse umane di supporto (assistenza igienico personale, assistenza specialistica per l’autonomia e la comunicazione).

Perplessità invece sono state rilevate verso il previsto PEI “provvisorio”da approvare entro il mese di giugno. Si è acutamente osservato come se a fine anno si fa una seria verifica del PEI, questa già contiene le indicazioni che possono servire al Gruppo di Lavoro Operativo dell’anno successivo per progettare gli interventi in modo adeguato.

Un altro limite importante riguarda la continuità didattica, cioè il contrasto al disagio di molti studenti che si vedono cambiare spesso e ripetutamente l’insegnate di sostengo con ciò che ne consegue in termini didattici e di inclusione. Il nuovo testo correttivo non risolve del tutto la questione che riguarda soprattutto gli insegnanti precari. La possibilità di conferma per i precari sarà possibile sì, ma solo se gli insegnanti di sostegno sono specializzati. Se la disposizione è idealmente corretta si scontra con la realtà dei fatti: in molte regioni gran parte degli insegnanti assunti in modo precario modo sono affatto non specializzati.

E sempre nell’ambito del sostegno critiche vi sono anche sul passaggio che esclude che l’organico dei docenti per il sostegno e dei collaboratori scolastici possa essere aumentato non ammettendolo nemmeno per l’adeguamento a situazioni di fatto.

Da alcuni esperti viene poi rilevata una critica piuttosto severa riguardo all’istruzione domiciliare l’istruzione domiciliare: per garantirla non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica legati all’impiego di insegnati di sostegno. Tradotto: inviare a domicilio un insegnate di sostegno non deve costare di più che impiegarlo presso il plesso scolastico di attribuzione. Qualcuno ha opportunamente osservato come nel progetto di istruzione domiciliare degli alunni con disabilità non è detto si debbano di debbano impegnare esclusivamente insegnanti di sostegno. Ma c’è un altro paradosso. l’istruzione domiciliare ha peraltro finanziamenti specifici (decreto legislativo 63/17, articolo 8) e poterli usare per tutti, ma non per gli alunni con disabilità, rappresenta un evidente e incomprensibile atto di discriminazione.

Va detto che le Commissioni possono esprimere pareri e richiesti di correzioni che tuttavia sono tecnicamente strettamente vincolanti per il Governo.

1/06/2019