Sfruttamento, violenza e maltrattamento

Il diritto delle persone con disabilità a non essere sottoposte a sfruttamento, violenza e maltrattamenti è disciplinato dall'articolo 16 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). In quell'articolo si sollecitano gli Stati Parte ad adottare tutte le misure, di carattere legislativo, amministrativo, sociale ed educativo, idonee a prevenire e contrastare ogni forma di sfruttamento, violenza e maltrattamenti, sia interna che esterna all'ambiente domestico. Nonchè a proteggere le vittime e ad assicurare i responsabili alla giustizia.

Più volte all'interno di tale articolo si sottolinea come le misure approntate o da approntare debbano tener conto degli aspetti specifici inerenti il genere e l'età, con riferimento quindi alle donne, ma anche ai minori e agli anziani con disabilità, che possono essere vittime di discriminazioni multiple e risultare maggiormente esposti al rischio di abusi e violenze.

Inoltre, il Parlamento europeo, nella risoluzione 131 del 2011, sottolinea come "numerose persone con disabilità mentali e menomazioni intellettuali sono particolarmente esposte al rischio di abusi e violenze".

Contesto

Sul tema dei reati commessi ai danni di persone con disabilità, in Italia, la Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, all'articolo 36 dispone un aggravamento delle sanzioni penali, da un terzo alla metà della pena, nel caso di delitti contro la persona, rapine, crimini di natura sessuale e sfruttamento della prostituzione di cui siano vittime persone con disabilità.

In coerenza con tale articolo, il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito in legge 23 aprile 2009, n. 38), modificando il Codice penale con l'introduzione all'art. 612 bis del delitto di atti persecutori, dispone che la pena prevista per tale crimine venga aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità, come definita dall’articolo 3 della legge 104/1992. Inoltre, pur specificando che il delitto è punito successivamente alla querela presentata dalla vittima, prevede che si proceda d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità.

Infine con il decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212, di attuazione della Direttiva europea del 25 ottobre 2012 (2012/29/UE), concernente norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, viene definita (all'art. 1) la "condizione di particolare vulnerabilità", che può essere desunta, tra l'altro, dallo "stato di infermità o di deficienza psichica".

Stanti tali premesse il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, nelle sue Osservazioni Conclusive al primo Rapporto sull’implementazione della CRPD in Italia manifesta la sua preoccupazione "per la mancanza di misure legislative e di strumenti di monitoraggio per individuare, prevenire e combattere la violenza sia all’interno, sia all’esterno dell’ambiente domestico" (punto 43). E conseguentemente (punto 44) ne sollecita l'adozione, con riferimento particolare alle donne e ai minori con disabilità. E aggiunge che "devono essere resi disponibili la formazione del personale della polizia, della magistratura, dei servizi sanitari e sociali, in connessione con la messa a disposizione di servizi di sostegno accessibili e inclusivi per coloro che subiscono violenza, compresi i rapporti della polizia, gli strumenti di reclamo, le case protette e ogni altra misura di supporto".

Dati

Ogni anno l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea), tramite il suo Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti umani (ODHIR), redige e pubblica un rapporto sui crimini di odio. Con questa espressione si intendono, nel complesso, tutti quei reati perpetrati ai danni di persone che sono scelte intenzionalmente perché identificate come appartenenti ad un determinato gruppo sociale. Nel nostro caso quelli rivolti alle persone con disabilità, e quindi originati ​​dai pregiudizi verso la disabilità.
Secondo il rapporto OSCE-ODIHR, nel 2016, in Italia sono stati registrati 204 crimini di odio rivolti a persone con disabilità (erano stati 141 nel 2015). In particolare, in 54 casi si è trattato di violenze fisiche, in 13 casi di furti o rapine, in 5 di minacce verbali e/o comportamenti minacciosi e in 1 di disturbo della quiete pubblica, mentre in 131 casi non è stato specificato il tipo di reato. Sono stati inoltre segnalati due ulteriori crimini relativi ad insulto, diffamazione e calunnia, ma non sono stati inclusi nel computo perchè non rientranti nella definizione dell'OSCE di crimini di odio.

I reati di odio contro le persone con disabilità hanno sovente caratteristiche uniche, che li differenziano da altri tipi di crimini di odio. Ad esempio, molti reati vengono commessi ripetutamente negli anni e coinvolgono persone vicine alle vittime. E spesso contesti che dovrebbero essere sicuri, poiché concepiti per la tutela delle persone con disabilità, quali istituti e scuole, divengono invece luoghi di abusi e maltrattamenti, come evidenziato dalla ricerca Stop ai crimini d'odio contro le persone con disabilità. Proprio per questo si ritiene quindi indispensabile promuovere processi di empowerment e di de-istituzionalizzazione delle persone con disabilità.

Riguardo, in particolare, ai maltrattamenti e agli abusi operati nelle strutture sanitarie, socio-assistenziali e nei centri di riabilitazione neuro-psicomotoria, si può far riferimento alle slide presentate dai carabinieri dei NAS il 3 agosto 2016 (L’Arma dei Carabinieri a tutela degli anziani). Secondo i dati riportati, nel periodo 2014-2016 sono stati effettuati 6.187 controlli, da cui sono emerse 1.877 non conformità (pari al 28% dei controlli eseguiti). 1.622 persone sono state segnalate all’Autorità Amministrativa. Sono stati effettuati 68 arresti. 1.397 persone sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria. Sono state comminate 3.177 sanzioni penali e 2.167 sanzioni amministrative per 1.297.586,00 euro. 176 strutture sono state sottoposte a sequestro/chiusura.
In riferimento specifico al 2016, tra le violazioni penali più frequenti si registrano 114 casi di maltrattamenti, 68 di abbandono d’incapaci, 16 di lesioni personali e 16 di sequestro di persona. In 260 casi sono state registrate inadeguatezze strutturali, assistenziali e autorizzative; in 109 l’esercizio abusivo della professione sanitaria; in 124 carenze igienico-strutturali nei locali destinati alla manipolazione e allo stoccaggio degli alimenti; in 27 l’omessa notifica delle persone alloggiate alle autorità di pubblica sicurezza; in 21 l’assenza di autorizzazione e in 15 la detenzione di farmaci scaduti.

Fatti, violazioni, denunce

Istituti: violenze e maltrattamenti

Nell’aprile del 2018 è stata condannata a 2 anni e 4 mesi, con rito abbreviato, l’assistente di due persone con sindrome di Down, residenti in un appartamento protetto nel bergamasco. La donna, cui erano stati affidati da una cooperativa i compiti di gestione e cura, si era resa protagonista di reiterate violenze psicologiche e fisiche. Durante le indagini dei Carabinieri erano state infatti registrate urla, insulti e percosse, e in alcune occasioni le vittime erano state costrette a rimanere sedute per ore al buio o in silenzio.

Il 17 febbraio 2018 hanno patteggiato una pena di 10 mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale, due operatrici della fondazione Maria assunta in cielo (Maic), a Pistoia, impiegate nel servizio di riabilitazione diurno. Le due operatrici erano già state licenziate per giusta causa a seguito di un’indagine interna alla struttura, avviata dopo alcune segnalazioni pervenute alla direttrice, che avevano portato anche all’esposto da cui è partita l’inchiesta penale. I reati contestati nei confronti degli utenti con disabilità, risalenti agli anni 2014 e 2015, avevano determinato l’instaurarsi all’interno della comunità di “un clima generalizzato di sofferenze, disagi, umiliazioni e maltrattamenti fisici, che pur si collegavano spesso a specifici comportamenti vessatori”.

Nel marzo del 2018 Don Angelo Bertolotti, sacerdote 60enne, ha patteggiato una pena di due anni e undici mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti degli ospiti con disabilità del Centro Manfredini di Piacenza, struttura che aveva fondato e gestiva da quasi trent'anni. Le indagini, partite in seguito ad una denuncia, si sono avvalse di telecamere posizionale all'interno del Centro, le cui immagini hanno documentato le violenze: schiaffi, insulti e umiliazioni.

A dicembre del 2017, 3 condanne in primo grado e 9 patteggiamenti delle pene (di cui 2 concordati già dopo la chiusura delle indagini) sono quanto inflitto agli operatori del centro di assistenza Aias (Associazione italiana assistenza spastici) di Decimomannu, in provincia di Cagliari, accusati di maltrattamenti, percosse, umiliazioni continue e sistematiche, lesioni personali e omissione di referto nei confronti degli utenti con disabilità della struttura. Gli ospiti “erano trattati come in un lager” aveva dichiarato il colonello dei carabinieri al termine delle indagini, partite nel 2014 e culminate con gli arresti domiciliari e l’interdizione dalla professione degli accusati.

Riduzione in schiavitù

Un’inchiesta della Polizia locale ha permesso nel novembre del 2014 di sgominare una struttura criminosa che gestiva il racket dell’elemosina in una zona a nord di Milano, sfruttando in maniera continuativa almeno ventidue vittime, spesso con disabilità, spaventate dalle violente ritorsioni. I reati, a cui sono stati condannati con rito abbreviato 5 cittadini romeni, sono quelli di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù. Le persone venivano avvicinate in Romania con la finta promessa di un lavoro e finivano in Italia in un campo rom, costretti a mendicare tutto il giorno per le strade di Milano, per poi essere violentemente malmenate se a fine giornata non consegnavano tra i 30 e i 50 euro, che i criminali investivano nell’acquisto di case in Romania.

Temi specifici

Sfruttamento, violenza e maltrattamento su donne

Sfruttamento, violenza e maltrattamento su minori

Informazioni su modalità per evitare, riconoscere e denunciare sfruttamento, violenza e abuso

Misure per il recupero fisico, cognitivo e psicologico delle vittime di abusi

Controllo di autorità indipendenti su strutture e programmi rivolti a persone con disabilità