Accessibilità

La Convenzione ONU (CRPD) riconosce l’accessibilità come diritto principalmente nell’articolo 9, ma anche negli articoli 3 e 21. Tuttavia il diritto all’accessibilità costituisce un fattore determinante e trasversale che consente e agevola l’esercizio di tutti gli altri diritti civili, sociali, economici e culturali. L’accessibilità viene quindi considerata diritto umano perché riferibile alla possibilità di partecipare, agire, comunicare ed essere informati, muoversi in autonomia e sicurezza oltre alla vita indipendente (art. 19). Il diritto e il concetto di accessibilità non possono pertanto essere presi in considerazione in modo isolato, ma correlati ai diversi contesti di vita e di relazione.

L’accessibilità, stando alla lettura della CRPD, non investe meramente la prevenzione e la rimozione di barriere ed ostacoli di natura fisica sullo spazio costruito, ma anche, ad esempio, l’accesso alle nuove tecnologie, alla comunicazione e all’informazione, ai servizi di trasporto, di emergenza, di commercio, alla cultura, all’istruzione, allo svago e al turismo, al lavoro, all’esercizio del diritto di voto.

In tal senso le soluzioni per garantire e promuovere l’accessibilità riguardano la realizzazione dei prodotti di comune reperibilità, ma anche la disponibilità di tecnologie di supporto, il ricorso all’assistenza personale e alla mediazione (esempio interpretariato), la cura dell’informazione, della comunicazione, della segnalazione in modo da garantirne la fruizione in condizione di pari opportunità da parte di tutti.

In questo quadro un concetto centrale espresso dalla CRPD (art. 2, comma 1, lett. e) è quello di “progettazione universale” (detta anche universal design) intendendo la progettazione di prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone, nella misura più estesa possibile, senza il bisogno di adattamenti o di progettazioni specializzate. La progettazione universale non esclude dispositivi di sostegno per particolari gruppi di persone con disabilità ove siano necessari. L’universal design, nello spirito del diritto all’accessibilità, tiene in considerazione le diversità funzionali di tutti, siano esse di origine motoria, sensoriale o intellettiva.

Altro concetto ripreso dalla CRPD (art. 2, comma 1, lett. d) e che assume rilevanza anche nell’ambito del diritto all’accessibilità, è quello di “accomodamento ragionevole”. La CRPD lo definisce come l’assieme delle “modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. Tuttavia un accomodamento ragionevole non può sostituirsi all’obbligo di garantire l’accessibilità delle infrastrutture, dell’ambiente costruito, dei servizi, dei beni, dei prodotti secondo i principi della progettazione universale.

Meritano di essere ricordate le indicazioni degli articoli 4, comma 3, e 33 (CRPD) che richiamano la necessità e l’opportunità di una partecipazione reale e significativa delle organizzazioni di persone con disabilità all’attuazione degli quando si affrontano i problemi di accessibilità.

Contesto

Negli ultimi anni il legislatore dell’UE ha dedicato maggiore attenzione al tema dell’accessibilità, che è stata così inclusa, fra l’altro, in settori quali gli appalti pubblici, i fondi strutturali e altri strumenti di finanziamento, i diritti dei passeggeri, il settore delle norme tecniche (specifiche tecniche di interoperabilità – passeggeri a mobilità ridotta) e l’occupazione.

La stessa strategia europea sulla disabilità (SED) dell’UE, principale strumento politico dedicato al fenomeno, ha stabilito degli obiettivi concreti in questo ambito. In tal senso la Commissione si è impegnata a presentare misure giuridicamente vincolanti per garantire l’accessibilità, tra cui figurano l’accessibilità dei siti web e l’Atto europeo in materia di accessibilità (non ancora approvato).

In linea generale le disposizioni e le politiche, anche se lontane dall’essere adeguatamente compiute, sono idealmente orientate verso due direzioni. Da un lato l’obbligo di garantire l’accesso a tutti gli oggetti, le infrastrutture e i trasporti, i beni, i prodotti, incluse le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, e i servizi di nuova progettazione, costruzione e produzione dovrebbe garantire la concreta attuazione del principio e delle logiche dell’universal design e quindi restituire un contesto inclusivo e non discriminate.

Dall’altro lato si riscontra il più datato, ma indispensabile, obbligo di rimuovere le barriere e di assicurare l’accesso all’ambiente fisico esistente, ai trasporti, all’informazione e alle comunicazioni nonché ai servizi aperti al pubblico. Ciò ha spinto verso una nuova regolazione (ad esempio nei diversi ambiti del trasporto) e all’incentivazione di meccanismi di monitoraggio e di controllo, spesso nel quadro della generale tutela dei cittadini, utenti e consumatori.

In Italia. In Italia il Legislatore, prima della ratifica della Convenzione ONU, si è perlo più concentrato soprattutto sugli aspetti che riguardano la definizione di linee guida soprattutto di carattere tecnico e, parzialmente, nelle disposizioni che prevedono il controllo e la verifica del rispetto della normativa.

Il primo sforzo di regolazione che individua le norme tecniche per garantire l’accessibilità delle persone con disabilità negli edifici pubblici risale alla DPR 384/1978.
Successivamente norme di ambito tecnico sono state introdotte dal decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 e successivamente del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503.
Il primo riguarda edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata e delinea i livelli di qualità dello spazio costruito definendo l’accessibilità, la visitabilità e l’adattabilità.
Il DPR 503/1996 invece fissa norme norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. Sono contemplati, fra gli altri, alcuni servizi di trasporto e anche gli edifici scolastici.

Si segnala che tali disposizioni non individuano segnatamente specifiche tecniche, dimensionali e qualitative utili ad identificare e rimuovere ostacoli, o a predisporre soluzioni per l’accessibilità da parte di persone con limitazioni di natura cognitiva o relazionale, né considerano la prospettiva di genere.

Va ricordato che il decreto ministeriale 236/1989 (art. 12) aveva istituito una Commissione permanente interministeriale (presso il Ministero dei Lavori Pubblici) per la soluzione dei problemi tecnici derivanti dall’applicazione della normativa tecnica, nonché per l’esame o per l’elaborazione delle proposte di aggiornamento e modifica. Tale commissione è stata soppressa nel 2012.

In questo scenario, preesistente alla CRPD, va ricordata anche la legge 5 febbraio 1992, n. 104, la cosiddetta legge quadro sull’handicap, per alcuni aspetti che riguardano l’accessibilità. In particolare l’articolo 24 subordinava il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia per gli edifici pubblici e aperti al pubblico alla verifica della conformità del progetto compiuta dall’ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal comune competente. Inoltre il sindaco, nel rilasciare il certificato di agibilità e di abitabilità per quelle opere, doveva accertare che fossero realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche. Il procedimento è stato parzialmente rivisto da norme successive.

Lo stesso articolo prevedeva sanzioni, in caso di violazione della normativa, al progettista, al direttore dei lavori, al responsabile tecnico degli accertamenti per l’agibilità o l’abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Negli anni non si sono rilevati significative e reiterate sanzioni la cui competenza, peraltro, è tutt’altro che chiara.

Altre disposizioni in materia di regolazione tecnica sono state introdotte nell’ambito degli strumenti informatici in particolare usati presso le pubbliche amministrazioni. Va ricordata in tal senso la legge 9 gennaio 2004, n. 4 e le disposizioni applicative in particolare il decreto del Presidente della Repubblica 1 marzo 2005, n. 75 e il decreto del Ministero per le riforma e le innovazioni nella pubblica amministrazione 30 aprile 2008 (accessibilità degli strumenti didattici e formativi) oltre alla successiva produzione dell’Agenzia Italia Digitale (AGID) in particolare per l’accessibilità dei siti web e, più di recente, sulle specifiche tecniche per le tecnologie assistive.

Per completezza merita rammentare la particolare definizione di “accessibilità” espressa dalla legge 4/2004: “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari.”

Sempre nell’ambito della predisposizione di indicazioni tecniche vanno ricordate le Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale emanate con Decreto dal Ministero per i beni e le attività culturali il 28 marzo 2008.

Nell’ambito delle accessibilità dei trasporti va segnalato il progressivo recepimento dell’Italia dei regolamenti europei in particolare legati al trasporto aereo, al trasporto ferroviario, al trasporto su gomma, al trasporto per mare e per vie navigabili interne. Va detto che per alcuni di questi regolamenti è prevista un entrata in vigore progressiva.

Riguardo alla verifica, al controllo e alla corretta applicazione di tali regolamenti, l’Italia ha attribuito la competenza all’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) e, dal 2011, alla costituita Autorità di Regolazione dei Trasporti, come d’altra parte previsto dai regolamenti europei.

Il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità. Nell’agosto del 2016, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, nelle sue Osservazioni Conclusive al primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU in Italia, ha espresso (punti 21-24) preoccupazioni e raccomandazioni anche in materia di accessibilità.

La prima preoccupazione è dovuta all’insufficienza delle informazioni sui reclami e il monitoraggio degli standard di accessibilità, compresi quelli relativi all’utilizzazione di gare d’appalto pubbliche, per la carente applicazione e la mancanza di sanzioni in caso di inosservanza”.
Per questi motivi il Comitato ha raccomandato all’Italia di rafforzare la raccolta dei dati e gli strumenti di monitoraggio e sanzionatori, anche nel contesto delle normative e delle politiche sugli appalti pubblici, per garantire che vengano rispettati gli standard di accessibilità. Tutto ciò – precisa il Comitato – deve includere “l’accessibilità dei siti web, i servizi di emergenza, il trasporto pubblico, gli edifici e le infrastrutture”. Il Comitato raccomanda di prestare attenzione ai collegamenti tra l’articolo 9 della Convenzione e il Commento Generale no 2 del Comitato (2014) sulla accessibilità così come l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 11, nei punti 11.2 e 11.7 per garantire l'accesso a sistemi di trasporto sicuri, economicamente accessibili e sostenibili per tutti, in particolare potenziando il trasporto pubblico, con speciale attenzione alle esigenze delle persone con disabilità; fornire inoltre un accesso sicuro e inclusivo agli spazi verdi e pubblici per tutti, in particolare per le persone con disabilità.

La seconda preoccupazione del Comitato riguarda la carenza dei dati riguardanti la scarsa disponibilità di comunicazioni accessibili in tutto il settore pubblico, tra cui il settore dell’istruzione. La conseguente raccomandazione è nella direzione di una verifica e un piano d’azione per “garantire in tutti i settori pubblici la fornitura di servizi di assistenza diretta e mediata, compresi guide, lettori e interpreti professionali della lingua dei segni, nonché di mezzi di comunicazione aumentativa e alternativa. In particolare la comunicazione aumentativa e alternativa deve essere fornita gratuitamente nel settore educativo”.

Temi specifici

Accessibilità a strutture, servizi e ambiente fisico

Accessibilità ai sistemi di trasporto

Strumenti e soluzioni per l’accessibilità

Promozione e sostegno dell’accessibilità

Accessibilità all’informazione e alla comunicazione

Accessibilità degli apparati e servizi di telefonia (voce e dati)

Accessibilità dei servizi di soccorso e di emergenza