Sensibilizzazione della società

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di settembre del 2017, la Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) ha sporto presso la Questura di Milano una denuncia-querela nei confronti di un automobilista multato per occupazione abusiva di un parcheggio per disabili, che in seguito a ciò aveva affisso in un centro commerciale di Carugate (Milano) un cartello recante il seguente testo: «A te handiccappato che ieri hai chiamato i vigili per non fare 2 metri in più vorrei dirti questo: a me 60€ non cambiano nulla ma tu rimani sempre un povero handiccappato.........sono contento che ti sia capitata questa disgrazia!!!».
Secondo la LEDHA, le parole di quel cartello «rappresentano una gravissima offesa per tutte le persone con disabilità».
Successivamente identificato, l’autore del cartello ha inviato alla LEDHA una lettera di scuse, scrivendo di «avere agito di impulso», di «non credere in alcun modo a quello che ho scritto» e di «non avere voluto offendere le persone con disabilità nella loro totalità».
La persona si è anche resa disponibile a dedicare parte del proprio tempo libero per riparare all’offesa arrecata.

 

Con la Sentenza n. 18513/15, depositata il 5 maggio 2015, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento di custodia cautelare in carcere comminato a un uomo gravemente indiziato del reato di abuso sessuale nei confronti di una diciassettenne con disturbo della sfera emozionale e ritardo mentale, stabilendo che la sola presenza di una disabilità intellettiva non è di per sé sufficiente a dedurre che la persona interessata non sia in grado di scegliere liberamente se e con chi avere rapporti sessuali.
Secondo il provvedimento della Suprema Corte, quindi, perché si possa configurare una situazione di violenza sessuale è necessario accertare caso per caso se la presunta vittima disponga o meno della capacità di autodeterminarsi.
Nell'apprezzare, in linea di principio, il sostanziale riconoscimento da parte della Corte di Cassazione della libertà sessuale delle persone con disabilità intellettiva, sia il Centro Informare un’H di Peccioli (Pisa), sia la FISH hanno disapprovato il fatto che nel Codice Penale (articolo 609-bis) si trovino ancora espressioni che si prestano a essere stigmatizzanti, come «condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa», e che la Sentenza della Suprema Corte ne riproponga acriticamente di analoghe: «condizioni di inferiorità psichica della ragazza» e «persona in stato di inferiorità fisica o psichica».