Acquisizione e cambio della cittadinanza

Fatti, violazioni, denunce

Nel 2013 l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) aveva dato visibilità alla vicenda di un giovane con sindrome di Down di origine colombiana, nato in Italia, al quale era stata negata la cittadinanza, in quanto ritenuto «incapace di compiere con piena consapevolezza il giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato», come previsto dalla Legge 91/1992 (Nuove norme sulla cittadinanza). Ciò, aveva sottolineato l’AIPD, ignorando il fatto che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (Legge dello Stato Italiano 18/2009) prescrive all'articolo 18 che le persone con disabilità «hanno il diritto di acquisire e cambiare la cittadinanza» e di non esserne private «arbitrariamente o a causa della loro disabilità».
La vicenda di quel giovane si era alla fine risolta positivamente, con la concessione della cittadinanza, ma negli anni successivi, con l’aumento delle persone con disabilità straniere in Italia, l’adempimento sancito dalla Legge 91/1992 si è spesso rivelato discriminatorio, specie nei confronti di coloro che presentano particolari difficoltà o sono del tutto impossibiliti a esprimere oralmente tale volontà.
A segnare una determinante svolta legislativa sulla questione è stata la Sentenza 258/2017 della Corte Costituzionale, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 dicembre 2017, che ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale» dell’articolo 10 della Legge 91/1992, «nella parte in cui non prevede che sia esonerata dal giuramento la persona incapace di soddisfare tale adempimento in ragione di grave e accertata condizione di disabilità».