Discriminazioni multiple

Nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità viene esplicitata l'esistenza di una possibile condizione di discriminazione multipla, cui sono soggette quelle persone che assommano alla disabilità ulteriori fattori di rischio (Preambolo, lettera p).
Tale condizione risulta spesso accompagna da una sostanziale invisibilità. Se, infatti, la percezione della discriminazione come persona con disabilità è ormai abbastanza diffusa a livello personale e sociale, al contrario ancora adesso si stenta a riconoscere le condizioni di discriminazioni multiple. È, infatti, la disabilità a rappresentare l’elemento determinante delle singole vicende esistenziali e ad essere considerata come la prima e più forte causa di discriminazione, finendo così per appiattire tutte le differenze.

Questa condizione riguarda innanzitutto le donne con disabilità e le questioni legate al genere, ma può interessare anche i minori o gli anziani con disabilità, gli stranieri con disabilità. O, ancora, può essere legata all'appartenenza etnica, al colore della pelle, alla lingua, alla religione, all'orientamento sessuale o a qualsiasi altra caratteristica che possa comportare rischi di discriminazioni.

Contesto

Nella Relazione elaborata dal Forum Italiano sulla Disabilità (FID) e destinata al Comitato delle Nazioni Unite per l'Eliminazione della Discriminazione contro le donne (CEDAW), si pone in evidenza una duplice mancanza nella legislazione italiana in materia di discriminazioni multiple. 
Nel decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, concernente il "Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, a norma dell'articolo 6 della legge 28 novembre 2005, n. 246", il concetto di discriminazione di genere non richiama espressamente il rischio di discriminazioni multiple cui sono soggette le donne con disabilità, in quanto donne e persone con disabilità.
Nella legge 1 marzo 2006, n. 67, concernente "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni", il contrasto alle discriminazioni dirette e indirette e alle molestie per motivi connessi alla disabilità non considera la condizione di maggior rischio cui sono sottoposte le donne e le minori con disabilità. Inoltre, la legge 67/2006 garantisce l'accesso alla tutela giudiziaria alle persone con disabilità che sono vittime di discriminazioni, ma non prevede misure preventive, nè misure specifiche o sanzioni in caso di discriminazioni multiple.

Da questo quadro ne risulterebbe compromessa l'attuazione stessa dell'articolo 3 della Costituzione italiana, che proclama l'uguaglianza di fronte alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Dati

La presenza di limitazioni funzionali esercita un forte impatto sull'esclusione dal mondo lavorativo. Ma la situazione si aggrava se alla condizione di disabilità si aggiunge anche la differenza di genere.
Secondo i dati forniti dall'ISTAT, il 36,3% degli uomini di 15-64 anni con limitazioni funzionali gravi risulta occupato, in confronto al 67,2% della popolazione senza limitazioni. Ma tale percentuale scende al 26,7% nel caso delle donne con disabilità, contro il 48,2% della popolazione femminile senza limitazioni.
La distanza si riduce se consideriamo le persone in cerca di occupazione: il 15,1% tra le donne con disabilità, rispetto al 21,2% degli uomini con disabilità (15,2%  tra gli uomini senza limitazioni) e al 14,4% delle donne senza limitazioni. Ciò è legato al fatto che una quota molto consistente delle donne con disabilità non occupate si rifugia nella condizione di non attività: si dichiara infatti in altra condizione occupazionale il 45,0% delle donne con limitazioni gravi, a fronte del 23,1% degli uomini con disabilità (5,5 tra gli uomini senza limitazioni) e del 24,7% delle donne che non hanno limitazioni.
Le donne con disabilità risultano quindi più discriminate nel mondo del lavoro sia rispetto agli uomini con disabilità, sia nei confronti delle altre donne senza disabilità.

Naturalmente le discriminazioni multiple cui sono soggette le donne e le minori con disabilità non si manifestano unicamente nel contesto lavorativo, ma investono tutti gli ambiti della vita: dalla mobilità, alla salute, alla scuola, alla fruizione del tempo libero. Pertanto dati disaggregati per genere e disabilità, laddove disponibili, saranno evidenziati per tutti i temi trattati.

Un altro ambito di possibile discriminazione multipla è quello che riguarda le persone con disabilità di origine straniera, migranti o figli di migranti.
Sul fenomeno ha posto l'attenzione, in particolare, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, attraverso la realizzazione di due specifici progetti di ricerca (uno di carattere nazionale e uno mirato alle Regioni Obiettivo Convergenza).
Dall'analisi della normativa (illustrata nel primo dei due progetti) emerge che per gli stranieri con disabilità, "salvo forse parzialmente per i minori, le risposte ai bisogni, alle necessità di protezione sociale vengono dilazionate e innescate con tempi più lunghi e modalità più gravose rispetto alle persone con disabilità italiane. In talune condizioni poi, alcune importanti misure di protezione sociale non vengono affatto attivate". Ciò origina dal fatto che la normativa e la prassi che investono le persone straniere con disabilità sono il risultato del combinato disposto di disposizioni che concernono, da una parte, lo status di straniero e dall'altra parte il godimento dei diritti fondamentali. Tuttavia, mentre per il diritto allo studio, ma anche in larga misura per il diritto alla salute, normativa e prassi tendono sempre più a prescindere dal principio del radicamento territoriale (ossia da residenza, cittadinanza, permesso di soggiorno), il diritto alla protezione sociale, in specie quando questa consiste in assistenza sociale, provvidenze e sostegni, è ancora fortemente ancorato ai requisiti temporali di residenza e al percorso di riconoscimento dello status. Inoltre, diversamente dalle prestazioni sanitarie, per l’assistenza sociale "il Legislatore non ha individuato nemmeno quei supporti che, per analogia, debbano essere considerati urgenti o essenziali per evitare discriminazione, segregazione, o ulteriore marginalità. La stessa Corte Costituzionale su questi aspetti, che pur considera nel nucleo dei diritti indefettibile, ha proposto letture ora di apertura ora di comprensione nei limiti posti dal Legislatore. Ciò comporta che il “tempo” diventi la variabile di maggiore condizionamento per i cittadini stranieri e che, paradossalmente, alcuni servizi e altrettante prestazioni non siano attivabili proprio nel momento in cui ve ne sarebbe maggiore necessità e urgenza".
In aggiunta ai limiti insiti nella nostra normativa, secondo gli operatori interpellati dalla FISH, le difficoltà di accesso a cure, servizi e benefici da parte di molte persone con disabilità straniere nascono anche dalla mancata conoscenza dei propri diritti e dalla carenza di informazioni accessibili e comprensibili (in particolare nelle lingue straniere) sul sistema dei servizi esistenti. Difficoltà che sono "spesso amplificate dalla possibilità di incontrare operatori poco formati e competenti, che ignorano la normativa e le sue modalità applicative o adottano un approccio poco incline ad accogliere le differenze culturali".
In generale, si afferma che "i nostri servizi non riescono a prendere in carico in modo globale le persone e si sviluppano interventi settoriali, o in quanto straniero o in quanto persona con disabilità”. E la settorializzazione delle conoscenze, la frammentazione degli interventi, la polverizzazione dei punti di riferimento non si limitano al sistema pubblico degli interventi e dei servizi territoriali. Piuttosto si rileva una “distanza” anche tra il mondo associativo e le persone con disabilità di origine straniera, e tra le associazioni che ruotano nell’ambito della disabilità e quelle impegnante sul versante della migrazione.
Ad aggravare le singole situazioni sono poi le condizioni di povertà, che ricorrono molto frequentemente nella vita di queste persone. Povertà che non è solo economica, ma è anche sociale e culturale.
La discriminazione e il maggior svantaggio non si manifestano solo rispetto alle persone italiane con disabilità. Nelle esperienze degli stranieri con disabilità intervistati dalla FISH si evidenzia, infatti, anche una realtà di esclusione e isolamento rispetto agli altri stranieri, pur appartenenti alla stessa comunità e con la stessa provenienza.

Vedi anche

Discriminazioni multiple in Donne con disabilità

Discriminazioni multiple in Minori con disabilità

Discriminazioni multiple in Accrescimento della consapevolezza

Discriminazioni multiple in Discriminazione lavorativa