Sfruttamento, violenza e maltrattamento su donne

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità riconosce che le donne e le minori con disabilità corrono spesso maggiori rischi, all'interno e all’esterno dell’ambiente domestico, di violenze, lesioni e abusi, abbandono o mancanza di cure, maltrattamento e sfruttamento (Preambolo, lettera q). Pertanto nell'articolo 16, espressamente dedicato al Diritto di non essere sottoposto a sfruttamento, violenza e maltrattamenti, la Convenzione ONU prescrive di adottare tutte le misure idonee a contrastare le violenze di genere, nell'ambito delle forme di abuso rivolte alle persone con disabilità. Nonché di tener conto della prospettiva di genere nell'assunzione delle azioni volte alla prevenzione, all'informazione, al riconoscimento e alla denuncia dei casi di sfruttamento, violenza e maltrattamento, e alla protezione e al sostegno delle vittime.

La Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, meglio nota come Convenzione di Istanbul (2011), costituisce il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per il contrasto di qualsiasi forma di violenza di genere.
Al suo interno la violenza nei confronti delle donne viene qualificata come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione. Essa comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o potrebbero provocare "danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata" (art. 3, lettera a).
In particolare, la Convenzione precisa che l'espressione "violenza contro le donne basata sul genere" deve essere intesa come "qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato".

In relazione particolare alle donne con disabilità che vivono in istituto, la Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 dicembre 2013 sulle donne con disabilità "sottolinea, vista la loro estrema vulnerabilità, la necessità di proteggere le donne e le ragazze disabili che vivono in case di cura e ospedali psichiatrici dall'aggressione sessuale e da altre forme di maltrattamento fisico di cui possono essere vittime". E rileva inoltre con preoccupazione la mancanza di dati su questo allarmante fenomeno (punto 28). Tale aspetto viene evidenziato anche nel 2° Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell'UE, adottato nel 2011 dal Forum Europeo sulla Disabilità (EDF). Al suo interno si afferma che "L'esclusione e l'isolamento dalla società delle donne con disabilità attuato attraverso scuole separate, istituti, ospedali o centri di riabilitazione, e la mancanza di ausili per la comunicazione e la mobilità, aumentano la loro vulnerabilità alla violenza e agli abusi sessuali, e inoltre contribuiscono ad infondere un senso di impunità in chi compie tali atti violenti. Lo stesso vale per le donne e le ragazze con disabilità che si trovano nei capi profughi, o in situazioni di rischio e di emergenza umanitaria". Pertanto si invita a prestare particolare attenzione a queste circostanze nei servizi e nei programmi in materia di violenza contro le donne (punto 6.12).

Nello stesso Manifesto, l'EDF sottolinea inoltre come la sterilizzazione forzata e l'essere costrette all'aborto debbano essere considerate forme di violenza contro le donne (punto 6.3).

Contesto

L'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul con la legge 27 giugno 2013, n. 77. E per dare concreta attuazione agli obblighi imposti agli Stati Parte ha emanato, pochi mesi più tardi, la cosiddetta legge sul femminicidio (decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito con modificazioni in legge 15 ottobre 2013, n. 119), che introduce nell’ambito del diritto penale sostanziale e processuale misure di prevenzione e repressione della violenza di genere.
Interventi di carattere preventivo interessano anche l'ambito educativo. La riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione (legge 13 luglio 2015, n. 107) dispone, infatti, che il piano triennale dell'offerta formativa, di competenza di ogni istituzione scolastica, assicuri "l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori".
Da ricordare poi il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, che ha introdotto un congedo retribuito di tre mesi per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa vittime di violenza di genere. E il decreto legislativo 15 dicembre 2015, n. 212, che ha dato attuazione alla Direttiva europea del 25 ottobre 2012 (2012/29/UE), concernente norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato. In quest'ultimo decreto viene definita (all'art. 1) la "condizione di particolare vulnerabilità", che può essere desunta, tra l'altro, dallo "stato di infermità o di deficienza psichica".

Per garantire la conoscenza del fenomeno della violenza di genere e delle sue caratteristiche, e per monitorare la concreta attuazione della Convenzione di Istanbul e della normativa nazionale e internazionale adottata in materia, il Senato della Repubblica ha istituito, con la delibera 18/01/2017, una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. La Relazione finale della Commissione (2018) dedica un focus specifico alla violenza subita dalle donne con disabilità. E, in base ai rilievi emersi, "ritiene fondamentale che nelle rilevazioni statistiche riguardanti il fenomeno della violenza di genere venga specificamente evidenziato e raccolto il dato relativo a tale forma di violenza, per la prevenzione della quale devono essere anche previste misure apposite nei piani predisposti per il contrasto alla violenza di genere".

Tali indicazioni risultano in linea con quanto rilevato nel 2016 dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, nelle sue Osservazioni Conclusive al primo Rapporto sull'implementazione della Convenzione ONU in Italia. Il Comitato raccomanda infatti di predisporre una normativa, comprensiva degli strumenti di monitoraggio, per il contrasto della violenza contro le persone con disabilità, e in particolar modo di quella contro le donne e i minori con disabilità. Nonché di produrre un piano di azione per l’attuazione della Convenzione di Istanbul che riguardi specificamente le donne e le minori con disabilità.

In Italia, come evidenziato nella Relazione del Forum Italiano sulla Disabilità (FID) al Comitato delle Nazioni Unite per l'Eliminazione della Discriminazione contro le donne (CEDAW), la sterilizzazione forzata o l'isterectomia sono pratiche proibite dalla legge e considerate culturalmente inaccettabili. Nonostante ciò, i resoconti dei media suggeriscono che la sterilizzazione forzata sia sporadicamente praticata sulle donne e ragazze con disabilità, in nome di una loro supposta protezione, ma in aperta violazione del diritto alla maternità in condizione di parità con tutte le altre donne.

Dal punto di vista della raccolta dei dati, nel 2001 il Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e l’ISTAT stipularono una convenzione per la realizzazione di un’indagine specifica sulla violenza contro le donne in tutte le sue forme. In esito a quella convenzione venne prodotto il primo report di ricerca, relativo all'anno 2006, che non conteneva però riferimenti specifici alle donne con disabilità. Per acquisire i primi dati sul fenomeno occorre aspettare il 2015, quando nel report relativo all'anno 2014 compaiono i primi dati disaggregati sulla violenza subita dalle donne con disabilità.
L’indagine è stata condotta per la maggior parte con il metodo CATI, ossia telefonicamente con l’ausilio del computer. Fa eccezione solo una porzione del campione, composta da sole donne straniere, che sono state invece intervistate faccia a faccia. Lo scopo era di superare la difficoltà di comprensione linguistica, che, in questo caso, si andava ad aggiungere all'impatto emotivo della tematica affrontata. Ciò fa emergere dei dubbi rispetto alla reale rappresentatività dei dati concernenti le donne con disabilità, a causa della limitata accessibilità della tecnica di rilevazione adottata, soprattutto rispetto alle persone con disabilità uditive ed intellettive.
La prossima rilevazione, finanziata dal Governo attraverso il Piano antiviolenza, sarà condotta dall'ISTAT nel 2019.

Dati

La violenza sulle donne è un fenomeno ampio e diffuso. Come rileva l'ISTAT, nel 2014 ha coinvolto 6 milioni 788 mila donne, vittime nel corso della propria vita di una qualche forma di violenza fisica o sessuale (il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni).
In questo quadro, critica appare la situazione delle donne con disabilità o con problemi di salute: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36,7% di chi ha malattie croniche o problemi di salute di lunga durata, il 36,6% di chi ha limitazioni gravi nelle attività e il 36,2% di chi ha limitazioni non gravi (a fronte di circa il 30% di chi non ha problemi di salute né limitazioni funzionali) (tavola 5).
In particolare, il rischio di subire stupri o tentati stupri è più che doppio per le donne con limitazioni gravi: il 10,0% contro il 4,7% delle donne senza limitazioni o problemi di salute.
Anche la violenza psicologica da parte del partner attuale o passato presenta valori più elevati tra le donne in cattiva salute o con limitazioni funzionali. Facendo riferimento solo al partner attuale, subisce violenze psicologiche il 31,4% delle donne con disabilità contro il 25,0% delle donne che non hanno limitazioni (Prospetto 15).
Il rischio aumenta anche in caso di stalking. Hanno subìto comportamenti persecutori durante o dopo la separazione dal partner il 21,6% delle donne con limitazioni funzionali gravi, il 19,3% di quelle con limitazioni non gravi e il 18,4% di chi ha malattie croniche o problemi di salute di lunga durata (contro circa il 14% di chi non ha limitazioni o problemi di salute - Prospetto 16).

Vedi anche

Sfruttamento, violenza e maltrattamento su donne in Sfruttamento, violenza e maltrattamento