Parità tra uomini e donne

Il percorso per il conseguimento in Italia della parità di genere prende avvio poco più di 70 anni fa, quando l'Assemblea costituente approva, nel marzo del 1947, l'articolo 3 della Costituzione italiana, che proclama l'uguaglianza di fronte alla legge senza distinzione di sesso.
A ripercorrere le tappe di questo percorso ci pensa il Servizio studi del Senato, in una Nota breve prodotta in occasione della Giornata internazionale della donna del 2017.

Ma in che misura le donne e le minori con disabilità sono coinvolte nei provvedimenti emanati e godono di pari opportunità e parità di trattamento nella vita sociale? 

Contesto

Come evidenziato nel primo Rapporto governativo dell'Italia sulla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, nell’ordinamento giuridico italiano non esiste una normativa specifica a tutela delle donne e delle minori con disabilità. Ciò significa che nella legislazione tesa a favorire l'uguaglianza di genere non sono inclusi riferimenti espliciti alle donne e minori con disabilità, e che nella normativa a tutela delle persone con disabilità non è stata adottata una prospettiva di genere.

Alle donne e minori con disabilità si applica, dunque, la normativa generale sulle pari opportunità e la parità di trattamento di genere tra uomo e donna, nonchè la normativa specifica inerente la condizione di disabilità.
Per comprendere se tali normative siano efficaci nel garantire condizioni di pari opportunità e di parità di trattamento per le donne e minori con disabilità, occorrerebbe innanzitutto disporre di dati e informazioni capaci di restitutire il quadro delle loro reali condizioni di vita. Sarebbe cioè necessario monitorare, in modo sistematico e tempestivo, il loro effettivo livello di partecipazione sociale in ogni ambito dell'esistenza, attraverso la disponibilità di statistiche disagregate per genere e disabilità.

Nell'attuale sistema di rilevazione statistica, da una parte le indagini tese a monitorare la condizione femminile e la parità di genere quasi mai contemplano informazioni riguardanti le donne e le minori con disabilità; dall'altra parte le rilevazioni che interessano le persone con disabilità, anche quando disaggregate per genere, presentano notevoli criticità. Esistono, infatti, evidenti limiti nel sistema di monitoraggio e valutazione dei livelli di inclusione sociale delle persone con disabilità, a partire dalla definizione stessa di disabilità, nonchè dalla mancata tempestività con cui vengono condotte le rilevazioni.

Dati

Come evidenziato dai dati disponibili, la condizione delle donne con disabilità risulta peggiore non solo rispetto a quella delle donne senza disabilità, ma anche a quella degli uomini con disabilità (cfr. anche il tema Discriminazioni multiple).

Dall'analisi della condizione occupazionale delle persone con disabilità di 15-64 anni realizzata dall'ISTAT, emergono significative differenze di genere: risulta infatti occupato il 36,3% degli uomini con disabilità (67,2% nella popolazione senza limitazioni) a fronte del 26,7% delle donne con disabilità (48,2% nella popolazione femminile senza limitazioni). La distanza si riduce se consideriamo le persone in cerca di occupazione: il 15,1% tra le donne con disabilità, rispetto al 21,2% degli uomini con disabilità (15,2%  tra gli uomini senza limitazioni) e al 14,4% delle donne senza limitazioni. Ciò è legato al fatto che una quota molto consistente delle donne con disabilità non occupate si rifugia nella condizione di non attività: si dichiara infatti in altra condizione occupazionale il 45,0% delle donne con limitazioni gravi, a fronte del 23,1% degli uomini con disabilità (5,5 tra gli uomini senza limitazioni) e del 24,7% delle donne che non hanno limitazioni.

Rispetto all'universo delle persone con disabilità assunte in forza della legge 68/99, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro calcola che, al 2018, dei 360 mila lavoratori con disabilità occupati in base agli obblighi normativi introdotti dalla legge 68/99, il 58,7% risulta composto da uomini con disabilità, contro il 41,3% delle donne con disabilità. Tra le donne il livello di qualificazione professionale risulta più elevato e si registra una maggiore diffusione del part time (il 44,3% contro il 27,3% degli uomini con disabilità).

Dalla VIII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99 relativa al biennio 2014-2015, al 31 dicembre 2015 risultano iscritte agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio 775.095 persone, a fronte delle 676.775 di fine 2013. Tale incremento può essere messo in relazione con la crescita delle iscrizioni avvenute nel corso dei singoli anni.
Dal punto di vista della composizione di genere, non solo le donne con disabilità iscritte al 31 dicembre 2015 continuano ad essere numericamente inferiori agli uomini (46,2% del totale), ma rispetto al precedente biennio il divario a favore della componente maschile aumenta di un punto percentuale (nel 2013 le donne erano pari al 47,2% degli iscritti). Ancora più sfavorevole per le donne è la composizione percentuale delle iscrizioni effettuate nei singoli anni: la componente femminile pesa infatti per il 43,0% nel 2014 e per il 43,8% nel 2015. Tuttavia, in questo caso, pur essendo le donne inferiori agli uomini in valori assoluti, le loro iscrizioni crescono in percentuale superiore rispetto a quella calcolata per la componente maschile.
Il numero delle iscritte risulta complessivamente più consistente al Sud e nelle Isole rispetto alle altre ripartizioni geografiche (coerentemente con il dato delle iscrizioni complessive).

Anche il numero degli avviamenti delle persone con disabilità risulta in crescita, arrivando a 29.031 avviamenti nel 2015, a fronte dei 18.295 registrati nel 2013.
In un’ottica di genere, gli avviamenti interessano le donne con disabilità in misura inferiore rispetto agli uomini (sono il 43,2% del totale), ma al pari delle nuove iscrizioni crescono con una percentuale superiore rispetto a quella calcolata per la componente maschile.

Nel biennio 2014-2015 crescono sia le assunzioni che le risoluzioni dei contratti di lavoro ex lege 68. In particolare, le assunzioni passano da 18.163 nel 2013, a 54.164 nel 2014, per scendere a 36.843 nel 2015. Le risoluzioni dei rapporti di lavoro crescono dalle 5.538 del 2013 alle 29.175 del 2014, per arrivare a 29.837 nel 2015.
Le donne con disabilità risultano interessate dalle assunzioni in misura minore degli uomini in entrambe le annualità, ma con un miglioramento nel passaggio dal 2014 (43,7%) al 2015 (46,4%). Ciò perché la contrazione delle assunzioni registrata tra le due annualità coinvolge l'universo femminile in misura minore di quello maschile (-27,8% vs -35,2%). Anche nel caso delle risoluzioni le donne risultano meno coinvolte degli uomini, ma con percentuali superiori rispetto a quelle calcolate per le assunzioni (48,6% nel 2014 e 47,9% nel 2015).
Dal punto di vista delle tipologie contrattuali, nell'ambito di una complessiva precarizzazione delle condizioni lavorative delle persone con disabilità, i contratti a tempo indeterminato (pari al 30,1% del totale nel 2015) interessano le donne in misura inferire rispetto agli uomini (26,7% contro 33,1%). Specularmente i contratti a tempo determinato (63,1% del totale) incidono per il 67,3% fra le donne e per il 59,6% tra gli uomini.

La parità di trattamento tra uomini e donne non riguarda unicamente il campo lavorativo, ma è un tema trasversale rispetto ai diversi ambiti dell'esistenza. La prospettiva di genere dovrebbe infatti interessare qualunque norma, politica, servizio o intervento messo in atto. Pertanto dati disaggregati per genere, laddove disponibili, saranno evidenziati per ciascuno dei temi trattati.

Vedi anche

Parità tra uomini e donne in Discriminazione lavorativa