Politiche sociali e prospettive di genere

L'adozione di una prospettiva di genere nella programmazione e attuazione delle politiche sociali viene sollecitata, specificatamente, dall'articolo 28 (comma 2, lettera b) della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. In questo articolo si dispone, infatti, di assicurare l'accesso ai programmi di protezione sociale e a quelli di riduzione della povertà alle persone con disabilità, e in particolare alle donne e alle minori con disabilità.

Più complessivamente, la Convenzione ONU (Preambolo, lettera s) esorta gli Stati Parti ad incorporare la prospettiva di genere in tutti gli sforzi tesi a promuovere il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità.

Contesto

Nonostante tali premesse, nell'introduzione al 2° Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell'UE, adottato nel 2011 dal Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), si denuncia che "La reciproca mancanza delle prospettive del genere e della disabilità nelle iniziative politiche e legislative degli ultimi anni, comporta che le esigenze delle donne con disabilità rimangano invisibili, e che le stesse donne con disabilità rimangano vittime di una persistente disuguaglianza strutturale". Un esempio di discriminazioni multiple viene rintracciato, in particolare, nella crisi finanziaria ed economica che ha attraversato l'Europa nell'ultimo decennio. La Presidente del Comitato delle Donne dell'EDF, Ana Peláez Narváez, rileva infatti che, nelle azioni tese a contenere le potenziali ricadute sulle condizioni di vita delle persone con disabilità, non si è tenuto conto dell’importante della componente di genere nella determinazioni di quelle stesse conseguenze. E prosegue affermando: "Purtroppo, ad oggi le risposte iniziali ai piani di crisi e di recupero presentati a diversi livelli, non sono riuscite a riconoscere l'impatto di genere e, ancor meno, i legami con la disabilità. Tuttavia, come ha osservato, tra gli altri, la Lobby Europea delle Donne, è risaputo che il regresso economico è noto per avere un impatto più grave in quelle donne che sono a maggior rischio di discriminazione multipla; questo impatto è sia diretto (il loro reddito ed i benefici sociali vengono ridotti, e trovano maggiori difficoltà a trovare lavoro, aggravando ulteriormente le disuguaglianze strutturali di cui soffrono), che indiretto (attraverso tagli nelle prestazioni sociali, ed il successivo trasferimento di una parte degli oneri di cura da parte dello Stato alla famiglia, ed in particolare alle donne, che continuano ad essere le principali fornitrici di assistenza)".

Dati

Nell'indagine promossa dal Consorzio Integra nel Lazio, dai racconti delle donne intervistate si evidenzia una pesante equivalenza: ossia che "doppia discriminazione significa anche doppia fatica". E questo perché le istituzioni non tengono conto delle intersezioni esistenti tra genere e disabilità, e non riconoscono e affrontano le implicazioni connesse all'essere donna con disabilità. Dunque, nell'indagine, "la critica che viene mossa alle politiche di genere e alle politiche sulla disabilità è quella di aver marciato su binari paralleli, non considerando la situazione delle donne con disabilità, che non godono di condizioni di pari opportunità né rispetto alle altre donne, né rispetto agli uomini con disabilità". Dalle esperienze narrate emerge quindi l'esigenza di ripensare le politiche pubbliche e di "operare un processo di “defamilizzazione” del sistema di welfare, che vada verso il trasferimento della responsabilità dei servizi dalla famiglia alla collettività". E ciò non può non passare attraverso l'adozione di una prospettiva di genere e il riconoscimento e contrasto delle discriminazioni multiple di cui sono vittime le donne con disabilità.