Istruzione secondaria

Dati

Secondo i dati del Ministero dell'istruzione (MIUR)*, nell'anno scolastico 2017/2018 il 23,8% degli alunni con disabilità iscritti alle scuole secondarie di II grado frequenta un liceo, il 27,3% un istituto tecnico e il 48,9% un istituto professionale. Significativa appare la differenza rispetto alla composizione per tipologia di scuola riscontrata per il totale degli iscritti, che frequentano un liceo nel 47,8% dei casi, un istituto tecnico nel 32,7% e un istituto professionale nel 19,5%.
Ne consegue che l'incidenza degli alunni con disabilità sul totale degli alunni frequentanti risulta pari all’1,3% nei licei, a fronte del 2,2% negli istituti tecnici e del 6,6% negli istituti professionali.

Osservando la distribuzione percentuale per tipologia di scuola degli alunni con diverse limitazioni funzionali, emerge che il 43,8% degli alunni con disabilità visiva e il 37,9% degli alunni con disabilità motoria frequentano i licei. La frequenza degli alunni con disabilità uditiva è piuttosto uniforme, intorno al 30% per ciascuna tipologia di scuola. Il 52,0% degli alunni con disabilità intellettiva e il 46,5% degli alunni con altro tipo di disabilità (problemi psichiatrici precoci, disturbi specifici di apprendimento, qualora certificati in comorbilità con altri disturbi, e sindrome da deficit di attenzione e iperattività - Adhd) frequentano gli istituti professionali.

La scelta di un indirizzo tecnico-professionale piuttosto che liceale potrebbe essere letta o nei termini di una maggiore garanzia di inclusione offerta da questo tipo di istituti o come opzione di un percorso scolastico che non richieda necessariamente una prosecuzione universitaria.

* [Per la Provincia di Bolzano non è disponibile il dettaglio degli alunni con disabilità per tipo scuola]

 

Fatti, violazioni, denunce

I genitori di un ragazzo con disabilità della Sicilia erano ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) chiedendo l’iscrizione del proprio figlio come ripetente alla terza media.
Essi ritenevano infatti che il PEI (Piano Educativo Individualizzato) formulato per il ragazzo fosse stato poco articolato e poco coerente con la normativa dell’articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 24 febbraio 1994, che prescrive la fissazione di obiettivi e di criteri per poterne valutare il raggiungimento. In particolare, la famiglia sosteneva che l’alunno fosse stato ammesso agli esami senza una corretta valutazione dei progressi realizzati, che erano inferiori a quelli della valutazione per l’ammissione agli esami e di promozione. Denunciava inoltre che vi fosse contraddizione tra la valutazione dei risultati positivi per l’ammissione e la certificazione delle competenze non sufficientemente positive, addirittura con una relazione dell’ASL - di pochi giorni precedente lo scrutinio finale - secondo la quale l’alunno non aveva ancora realizzato tutti i progressi apprenditivi possibili.
Con l’Ordinanza n. 530 del 2018, il TAR della Sicilia (Sezione staccata di Catania) aveva rigettato l’istanza, affermando di non potere entrare nel merito della valutazione, trattandosi di «discrezionalità tecnico-professionale» riservata ai docenti e insindacabile da parte della Magistratura.
Contro tale Ordinanza è stato proposto l’appello, sostenendo che il merito della valutazione positiva o negativa degli scrutini è sindacabile quando siano denunciate violazioni di norme dell’istruttoria giudiziale, come il diniego di un consulente tecnico che accertasse se effettivamente fossero presenti nella formulazione del PEI e della valutazione di ammissione le incoerenze e le violazioni di leggi denunciate.
Con l’Ordinanza n. 18 del 2019, il Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) della Sicilia ha riconosciuto come fondate tali ragioni e ha concesso all’alunno - sia pure in via cautelare - l’iscrizione con riserva come ripetente di terza media, in attesa del processo di merito.

 

Il 26 marzo 2018 il TAR della Toscana (Tribunale Amministrativo Regionale) ha prodotto una Sentenza con la quale ha accolto il ricorso presentato dai familiari di un ragazzo con autismo cui due istituti scolastici superiori di Empoli (Firenze) avevano negato l’iscrizione alla prima classe, sulla base del fatto che la classe corrispondente all’indirizzo di studio scelto dal giovane aveva più di venti studenti.
Nel riconoscere al ragazzo il diritto all’iscrizione, il TAR ha affermato che la disposizione di legge la quale prevede, di norma, che le classi iniziali con alunni con disabilità siano costituite da non più di venti studenti (articolo 5, comma 2 del DPR 81/09), è volta a favorire l’inclusione scolastica delle persone con disabilità e non a limitarla. Le istituzioni scolastiche hanno infatti l’obbligo di garantire la piena inclusione agli alunni con disabilità.
Il TAR ha dichiarato quindi che il Legislatore, stabilendo che le classi in cui è presente un ragazzo con disabilità siano «di norma» costituite da non più di venti alunni, ha voluto «introdurre un criterio e una linea guida nella formazione delle classi, affinché queste ultime siano definite nel modo più omogeneo possibile, avendo tuttavia sempre a riferimento l’obbligo prioritario dell’amministrazione di operare al fine di rimuovere gli ostacoli all’integrazione sociale e all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità».
Secondo il TAR, pertanto, l’indicazione di formare classi di non più di venti alunni, nel caso di presenza di un alunno con disabilità, non costituisce un limite tassativo e inderogabile, «laddove tale criterio pregiudichi l’iscrizione dell’aspirante alunno».