Discriminazione in ambito scolastico

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di maggio del 2018, l’organizzazione FIRST (Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità) ha inviato una diffida al Presidente della Regione Lazio e all'Assessore alla Salute della stessa, chiedendo la convocazione di un incontro istituzionale esteso a tutte le Consulte regionali per la disabilità, «per apprestare immediate misure finalizzate a far cessare la condotta illegittima e discriminatoria perpetrata in danno degli alunni con disabilità e delle loro famiglie». In tal senso è stato informato anche il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza.
L’azione di FIRST è stata motivata dal fatto che nell’intera Regione Lazio, durante le riunioni dei Gruppi Lavoro Handicap Operativi (GLHO), la redazione e la formalizzazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni con disabilità sarebbero opera della sola scuola, violando gli obblighi fissati dall’articolo 12 della Legge 104/92 e dal DPR del 24 febbraio 1994, secondo i quali lo stesso PEI deve essere predisposto congiuntamente dai docenti insieme alla componente sanitaria specializzata e con la partecipazione delle famiglie.
L’azione di diffida non ha avuto alcun esito concreto e nel mese di aprile del 2019 la FIRST ha segnalato come ai GLHO di alcune zone della città di Roma continui a non partecipare la componente sanitaria.

 

Nel mese di giugno del 2015, la Sezione Civile del Tribunale di Livorno ha condannato il Ministero dell’istruzione, università e ricerca e la Scuola secondaria Mazzini di Livorno a risarcire con 10.000 euro, per danno non patrimoniale, i genitori di un alunno con disabilità, a causa delle condotte discriminatorie sia dirette che indirette subite da quest’ultimo nell’anno scolastico 2013-2014, in ragione della sua grave disabilità.
«Nel corso del processo - si legge nella Sentenza - si è avuto modo di accertare la veridicità di quanto sostenuto dai ricorrenti, in ordine al fatto che S. ebbe a subire nell’ambito scolastico condotte di discriminazione per molestia da parte della insegnante di sostegno R.M. In particolare […] in molteplici occasioni […] ebbe ad accompagnare S. all’uscita di scuola “tirandolo per un braccio lamentandosi dei suoi comportamenti”».
In un’altra occasione, «l’insegnante di sostegno R., mentre si trovava in compagnia di S. in una aula attrezzata per l’alunno nei momenti in cui lo stesso non voleva rimanere in classe, non riuscendolo più a gestire, ebbe a lasciarlo solo all’interno dell’aula e a tenere la porta della stessa chiusa per evitare che S., che tentava di uscire, potesse aprirla. Tale fatto venne anche ammesso dalla insegnante R. in occasione di un incontro tra la stessa, i genitori di S., la logopedista del minore ed un’altra insegnante».
«Accanto a detti episodi di discriminazione per molestia dell’alunno - prosegue la Sentenza -, deve ritenersi che nel caso di specie via siano anche state condotte di discriminazione diretta, in quanto S. non venne fatto partecipare ad una gita scolastica organizzata per tutta la classe e la sua famiglia di S. venne invitata a soprassedere dal far partecipare il figlio ad un’altra occasione didattica organizzata nell’ambito del cd. progetto internazionale “Comenius”».
«Infine risulta esservi stata una disparità di trattamento anche nelle comunicazione scuola famiglia. È in atti il diario di S. in cui le comunicazioni alla famiglia risultano poco frequenti e che, raffrontato con quello prodotto dai ricorrenti di un compagno di classe di […] fa emergere come la famiglia di S. nel corso dell’anno scolastico ebbe a ricevere solo poche delle comunicazioni provenienti dagli insegnanti e che alcune comunicazioni, anche importanti relative a sussidi economici o ad altre iniziative, non vennero mai annotate sul diario del figlio».