Insegnanti con disabilità

Fatti, violazioni, denunce

Dal 2014 al 2017, Romina Santini, insegnante con disabilità motoria, affetta da atrofia muscolare spinale e residente a Cattolica (Rimini), aveva chiesto di potersi avvalere di un assistente di supporto, così come previsto per gli insegnanti ciechi dalla Legge 601/62 (articolo 2). Non potendo infatti usare le mani, Santini aveva tale necessità per eseguire una serie di attività altrimenti difficoltose o addirittura impossibili, quali sorvegliare la classe, consultare e compilare i registri, sfogliare i libri o scrivere alla lavagna.
In un primo tempo la funzione di assistenza era stata svolta dal padre. Quando però questi si era ammalato, ciò aveva costretto la giovane a rifiutare gli incarichi di insegnamento.
Tra le altre motivazioni che avevano portato la scuola a negare l’assistente a Santini vi era stata quella legata a questioni di privacy.
Le rivendicazioni dell’insegnante erano state sostenute anche dall’avvocato Salvatore Nocera, presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che aveva giudicato la situazione «discriminatoria e incostituzionale».
Nel mese di agosto del 2017 il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha dato il via libera, consentendo a Santini di entrare in classe con un assistente, così come accade per i docenti non vedenti.

 

Nel mese di settembre del 2015, Mariaclaudia Cantoro, insegnante precaria con grave disabilità motoria residente in Abruzzo a Morro d’Oro (Teramo), è stata assegnata a un istituto tecnico Commerciale delle Marche, a Cagli (Pesaro-Urbino), distante circa 250 chilometri dalla sua residenza.
La signora Cantoro non disponeva della patente di guida né di un accompagnatore che potesse assisterla nei viaggi. La località di Cagli, inoltre, non risultava servita da mezzi pubblici confacenti alla sua condizione fisica. Nonostante questo, per poter conservare il posto di lavoro, è stata costretta a recarsi a Cagli per tre giorni alla settimana, arrangiandosi per oltre due mesi con mezzi di fortuna.
L’insegnante ha anche lanciato un pubblico appello agli organi di informazione nazionali e locali, per rendere nota la propria situazione e chiedere che la disabilità non diventasse «un ostacolo insormontabile» allo svolgimento del suo lavoro.
Poco più di due mesi dopo, alla fine di novembre del 2015, la docente è stata immessa in ruolo presso l’istituto professionale per i servizi alberghieri di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), sempre in un’altra Regione, ma a soli 32 chilometri dalla sua città, con la possibilità di usare mezzi pubblici adeguati alla sua condizione.