Misure e azioni di sostegno personalizzato

Dati

Un discorso particolare merita di essere fatto rispetto agli studenti con disabilità di origine straniera. Dall'anno scolastico della prima rilevazione sul tema (2007/2008), attivata dal Sistema statistico del Ministero dell’Istruzione nell'ambito del Progetto europeo “Diversità multiculturale e specifiche esigenze educative” a cura dell’European Agency for Development in Special Needs and Inclusive Education, si registra un incremento significativo degli alunni stranieri con disabilità nelle scuole statali e non statali in ogni ordine e grado. Un aumento che, nel Rapporto pubblicato dall'ISMU, viene spiegato avanzando una serie di considerazioni. Gli alunni con disabilità, con il prolungamento dell’obbligo scolastico, frequentano la scuola per un maggior numero di anni. Mostrano una più elevata propensione a restare anche dopo il biennio obbligatorio. Le diagnosi sono forse più accurate rispetto al passato ed è possibile che fenomeni che prima sfuggivano alla rilevazione diagnostica oggi invece vengano rilevati. Nelle scuole italiane si registra un complessivo aumento degli alunni stranieri.
Tuttavia, come lo stesso Rapporto rileva, tali considerazioni da sole non bastano a giustificare il forte aumento delle certificazioni per disabilità. A cui, peraltro, si deve aggiungere l’incremento delle segnalazioni di alunni stranieri con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), che necessitano di azioni didattiche individualizzate.
Alcuni approfondimenti sul tema (cfr. Migranti con disabilità. Conoscere il fenomeno per tutelare i diritti, a cura della FISH) mettono in luce come gli strumenti oggi utilizzati, sia sul piano diagnostico che didattico-pedagogico, non tengano conto della dimensione multiculturale. Secondo gli insegnanti interpellati nelle varie indagini citate, la diagnosi funzionale, il profilo dinamico funzionale e il piano educativo individualizzato, che sono gli strumenti valutativi e programmatori impiegati per conoscere le capacità e i bisogni degli alunni con disabilità e per definire gli obiettivi educativi ad essi più adeguati, andrebbero rivisti tenendo conto delle variabili linguistico-culturali.
Il rischio paventato, per gli operatori scolastici, è quello di medicalizzare comportamenti culturali che non si comprendono o di culturalizzare disturbi che non si riescono a vedere.
In aggiunta, non sembra esistere una progettazione di azioni specifiche per gli alunni stranieri con disabilità. I piani e i progetti educativi spesso interessano sola una delle due caratteristiche: la disabilità o l’appartenenza linguistico-culturale. Non si riscontrano invece iniziative e misure di sostegno che mettano insieme le competenze e le esperienze necessarie per affrontare entrambi gli aspetti, rispondendo in maniera unitaria alle esigenze composite dell’alunno con disabilità di origine straniera.

Fatti, violazioni, denunce

I genitori di un bimbo con grave disabilità, affetto da una patologia rara, collegata a una grave malattia immunitaria, avevano chiesto a una scuola di Roma la possibilità che i docenti di sostegno assegnati all’alunno dal PEI (Piano Educativo Individualizzato) per 18 ore settimanali svolgessero il loro lavoro presso l’abitazione del figlio, consentendo a quest’ultimo i collegamenti tramite webcam e in modo tale da assisterlo garantendogli il diritto allo studio e all’istruzione.
Sulla scorta però di una Circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio (Protocollo n. 32987 del 15 novembre 2017), la scuola aveva deciso di predisporre sì un progetto di scuola domiciliare, prevedendo tuttavia che i docenti potessero assistere a domicilio l’alunno non per 18, ma per 6-7 ore settimanali.
I genitori si sono quindi rivolti alla FIRST (Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti delle persone con disabilità), che ha depositato un ricorso in via d’urgenza al Tribunale Civile di Roma, denunciando «il comportamento discriminatorio e la lesione del diritto fondamentale del minore allo studio e all’istruzione».
Il 17 aprile 2018, il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso dei genitori del bambino, con una Sentenza basata sul principio della “massima tutela possibile”, ossia sul fatto che al bimbo devono essere garantite tutte le ore indicate dal PEI.

 

Nell’anno scolastico 2010-2011, un alunno con grave disabilità di un istituto di istruzione superiore, aveva avuto l’assegnazione di 4 ore di sostegno settimanali, con una progressiva riduzione dalle 16 ore della scuola media e dalle 12 e 8 dei due anni precedenti di scuola superiore. Al termine dell’anno scolastico, il Consiglio di classe lo aveva bocciato, per non aver raggiunto gli obiettivi minimi del PEI (Piano Educativo Individualizzato).
La famiglia dell’alunno ha impugnato la bocciatura di fronte al TAR, denunciando - oltre alla riduzione delle ore di sostegno rispetto all’anno precedente - anche alcuni errori procedurali, quali la mancata partecipazione allo scrutinio del docente per il sostegno, la mancata concessione delle prove equipollenti di cui all’articolo 16, comma 3, della Legge 104/92 (sostituzione della prova scritta di inglese con quella orale) e il mancato rispetto dell’articolo 16, comma 1, della medesima Legge 104/92, che impone l’indicazione nel PEI delle discipline per le quali il Consiglio di classe prevede la riduzione di alcuni contenuti, insieme a criteri particolari di programmazione e ad attività di sostegno.
Il TAR aveva accolto l’istanza sospensiva e il Consiglio di classe si era riunito nel dicembre del 2011, per riesaminare lo scrutinio del maggio precedente. In quella sede si era evidenziato che il PEI aveva previsto la richiesta di molte ore di sostegno, specie nelle discipline di indirizzo della scuola, ma ciò nonostante si era ribadito il giudizio di non ammissione alla classe successiva.
La famiglia dell’alunno ha pertanto proposto una serie di motivi aggiunti al ricorso, rimarcando in particolare quest’ultima circostanza.
A quel punto, il TAR del Lazio, con la Sentenza n.. 6087/12, depositata il 5 luglio 2012, ha accolto il ricorso, facendo riferimento all’insufficienza delle ore di sostegno con le seguenti parole: «Tale rilevabile inadeguatezza del mezzo fornito all’alunno portatore di handicap, che come noto si rende sicuramente sindacabile in sede di giurisdizione amministrativa allorquando la stessa inadeguatezza risulti “ictu oculi” manifesta, consente l’accoglimento del ricorso e consente di ritenere anche i risultati delle prove svolte dallo stesso di cui il Consiglio di classe ha genericamente rilevato insufficienze nella generalità delle materie, parimenti collegabili alla stessa carenza della attività di sostegno».

Temi specifici

Valutazione multidisciplinare della disabilità

Apprendimento del Braille

Apprendimento della lingua dei segni

Uso di comunicazione aumentativa ed alternativa

Tecniche di orientamento e di mobilità

Uso di tecnologie, ausili e strumenti di sostegno

Istruzione per persone cieche, sorde o sordocieche

Accomodamento ragionevole

Sostegno didattico

Supporto e assistenza igienica e materiale

Sostegno alla comunicazione