Supporto e assistenza igienica e materiale

Dati

Il supporto didattico fornito dall’insegnante di sostegno dovrebbe essere accompagnato, nelle scuole, dalla presenza dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione o assistente ad personam, una figura professionale finanziata dagli enti locali, che supporti la socializzazione e l’autonomia del singolo.

Dall'indagine dell'ISTAT sull'inclusione scolastica degli alunni con disabilità emerge che per l’anno scolastico 2017/2018 gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono circa 48 mila, con un rapporto alunno-assistente pari in media a 5,1. La dotazione di assistenti aumenta nel Centro e nel Nord (con un rapporto rispettivamente di 4,4 e 4,6), mentre peggiora nelle Regioni del Mezzogiorno (con un rapporto di 6,5), le punte massime si registrano in Campania e Molise, dove tale rapporto arriva rispettivamente a 16,7 e 21,8 alunni per ogni assistente.

Se tale dato viene messo in relazione con la dotazione degli insegnanti di sostegno, secondo l'ISTAT sembra emergere nelle scuole italiane una sorta di fenomeno compensativo: dove persiste una carenza di figure di assistenza a supporto degli alunni con disabilità fornite dagli enti locali, come nel caso del Mezzogiorno, le scuole sopperiscono con un maggior numero di insegnanti per il sostegno.

Nello specifico delle scuole primarie e secondarie di primo grado, si stima che nell'anno scolastico 2016-2017 il 17,5% degli alunni con disabilità non sia autonomo in almeno una delle attività indagate (spostarsi, mangiare, andare al bagno) e che tra questi il 5,9% non lo sia in tutte e tre le attività.
Nel Mezzogiorno si riscontra una maggiore presenza di alunni con limitazioni nell’autonomia rispetto al resto d’Italia (21,1%), mentre la quota più bassa si registra nelle Regioni del Nord (14,4%).

A fronte di tali dati, nella scuola primaria e secondaria di primo grado, gli alunni con disabilità non autonomi in tutte le attività considerate (spostarsi, mangiare, andare al bagno) dispongono di 12,9 ore settimanali di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (che scendono a 8,8 per gli alunni con maggiori livelli di autonomia).
Nel Mezzogiorno gli alunni non autonomi in tutte le attività considerate ricevono in media 3 ore settimanali di assistenza in meno rispetto agli alunni del Nord (rispettivamente 11,3 e 14,3).

[Le ore di assistenza cui si riferisce l'indagine ISTAT sono quelle prestate "dall'assistente all'autonomia e alla comunicazione o assistente ad personam, figura professionale specifica finanziata dagli Enti locali per supportare l’alunno con problemi di autonomia"]

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di settembre del 2017, la FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica denunciando come in molte scuole della Regione Campania venga negato agli alunni con disabilità il diritto all'assistenza igienica e materiale (servizi igienici e cura dell’igiene personale). Questa lacuna costringe le famiglie a intervenire direttamente in sostituzione del personale che dovrebbe essere presente nelle scuole. La competenza, infatti, spetta al Dirigente scolastico, che deve individuare i collaboratori scolastici incaricati di occuparsene, garantendo anche la parità di genere.
Lo stabiliscono innanzitutto il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2002 del Comparto Scuola, confermato da quello del 2006-2009 (articoli 47, 48 e Tabella A), per cui rientra tra le mansioni ordinarie dei collaboratori scolastici «anche l’assistenza materiale nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale degli alunni con disabilità». Il Decreto legislativo 66/17 sull'inclusione ribadisce la prescrizione (articolo 3).

 

Con la Sentenza n. 22786/16 del 19 febbraio 2016, depositata il 30 maggio 2016, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale per rifiuto d’atti d’ufficio ad alcune collaboratrici scolastiche che si erano rifiutate di prestare assistenza igienica nel cambio del pannolino a una bimba con disabilità complessa.
A infliggere la condanna era stata in precedenza la Corte d’Appello di Napoli, annullando una precedente Sentenza di assoluzione prodotta dal Tribunale di Avellino.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle collaboratrici scolastiche, nei confronti della condanna della Corte d’Appello, pronunciandosi sulla base dell’articolo 47 del CCNL del 2002 del Comparto Scuola (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), articolo ripetuto identico anche nei successivi Contratti Collettivi, sino al più recente del 2006-2009, secondo il quale rientra tra le mansioni ordinarie dei collaboratori scolastici «anche l’assistenza materiale nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale degli alunni con disabilità».
La Suprema Corte ha ritenuto che tale formulazione normativa - concordata e accettata dal Ministero dell’istruzione tramite l’ARAN (Agenzia per la Contrattazione Collettiva del Pubblico Impiego) e i Sindacati dei lavoratori della scuola - rechi un obbligo contrattuale di svolgere tali mansioni senza necessità di altro che l’orario di servizio.
Dal canto suo, la difesa delle collaboratrici aveva sostenuto che nella dizione «uso dei servizi igienici e cura dell’igiene personale» non rientrasse anche l’obbligo di cambiamento dei pannolini, trattandosi di operazione assai delicata, dal momento che si rivolge a bambini con disabilità. Essa pertanto avrebbe richiesto una formazione sociosanitaria che le collaboratrici non avevano.
La Corte di Cassazione ha disatteso tali argomentazioni e, basandosi sulla dizione letterale del CCNL e dei ripetuti solleciti del Dirigente scolastico a svolgere tali mansioni, una volta verificato il persistente rifiuto delle collaboratrici scolastiche, ha ritenuto quest’ultimo come «un rifiuto proveniente da persone incaricate di un pubblico servizio».
La condanna penale inflitta dalla Corte d’Appello è caduta in prescrizione, essendosi verificata la vicenda nel 2009, ma la Corte di Cassazione, alla luce del Codice di Procedura Penale, ha tenuto conto della condanna civile ai fini del risarcimento dei danni, in quanto i genitori della bimba avevano dimostrato nel corso dei due gradi di giudizio che alla bimba si era prodotta un’escoriazione a causa della mancata assistenza igienica, consistente appunto nel mancato cambio del pannolino.