Sostegno didattico

Dati

Nell’anno scolastico 2017/2018, gli insegnanti per il sostegno nelle scuole italiane sono circa 156 mila, con un rapporto alunno-insegnante di sostegno pari in media a 1,5. In tutte le Regioni tale valore risulta inferiore a 2, ad eccezione della Provincia Autonoma di Bolzano dove si rilevano 4,2 alunni ogni insegnante di sostegno. Se dunque il rapporto previsto per legge risulta quasi dovunque pienamente soddisfatto, di contro si riscontra una grossa quota di docenti per il sostegno non specializzati, selezionati dalle liste curriculari (36%). Al Nord tale quota sale al 49%, mentre nel Mezzogiorno si riduce considerevolmente (21%).
Inoltre, nel 13,0% delle scuole nessun insegnante di sostegno ha frequentato corsi specifici in materia di tecnologie educative e nel 61,7% solo alcuni lo hanno fatto. Ne consegue che appena nella metà delle scuole italiane tutti gli insegnanti sono in grado di usare la tecnologia a supporto della didattica inclusiva.

Riguardo in particolare le scuole primarie e secondarie di primo grado, gli alunni con disabilità fruiscono mediamente di 13,7 ore settimanali di sostegno. A livello territoriale è nel Mezzogiorno che si calcola il più alto numero medio di ore settimanali per alunno con disabilità, pari a 15,3, a fronte delle 12,3 ore settimanali registrate nel Nord.
Se negli ultimi cinque anni, a livello nazionale, le ore settimanali di sostegno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono aumentate, passando da 12,0 a 13,7 per alunno con disabilità, esse tuttavia non riescono ancora a coprire interamente le necessità di supporto. Sono infatti il 4,7% le famiglie di alunni con disabilità che hanno presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno. Nel Mezzogiorno, come rileva l'ISTAT, gli alunni con disabilità risultano più svantaggiati. Per entrambi gli ordini scolastici la quota di famiglie che ha fatto ricorso per le ore di sostegno è più del doppio rispetto a quella del Nord (rispettivamente 6,4% e 3,3%).
Ciò trova conferma anche dai dati sul contenzioso 2016-2017 riportati nella Relazione della Corte dei Conti sugli interventi a favore degli alunni con disabilità (n. sentenze: 270; n. ordinanze: 225; n. ore in aumento in esecuzione sentenze/ordinanze: 4.323,7).

La situazione del Mezzogiorno rispetto alla disponibilità delle ore di sostegno deve essere letta in relazione con la maggiore presenza di alunni con limitazioni nell'autonomia rispetto al resto d’Italia (rispettivamente 21,1% e 17,5%, a fronte del 14,4% del Nord). E, parallelamente, con la minore disponibilità di assistenti all'autonomia e alla comunicazione: gli alunni non autonomi in tutte le attività considerate (spostarsi, mangiare, andare al bagno) nel Mezzogiorno ricevono in media 3 ore settimanali di assistenza in meno rispetto agli alunni del Nord (rispettivamente 11,3 e 14,3).
Nel complesso delle scuole italiane, l'ISTAT rileva infatti come emerga una sorta di fenomeno compensativo: dove persiste una carenza di figure di assistenza a supporto degli alunni con disabilità fornite dagli enti locali, come nel caso del Mezzogiorno, le scuole sopperiscono con un maggior numero di insegnanti per il sostegno.

In entrambi gli ordini scolastici, gli insegnanti di sostegno svolgono prevalentemente attività di tipo didattico (per l’82,4% degli alunni con disabilità nella scuola primaria e per l’83,3% nella scuola secondaria di primo grado) anche se per una quota (pari al 14,0% nella primaria e al 13,4% nella secondaria di primo grado) svolgono prevalentemente attività di mediazione e per il 2,5% (in entrambi gli ordini) prevalentemente attività di tipo assistenziale, che dovrebbero invece essere di pertinenza di altre figure professionali, deputate al supporto materiale e/o al sostegno alla comunicazione.

Al fine della realizzazione del progetto individuale è molto importante garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno e alunno con disabilità, non solo nel corso dell’anno scolastico ma anche per l’intero ciclo di studi. Ciò, tuttavia, non sempre avviene: gli alunni con disabilità della scuola primaria e secondaria di primo grado che hanno cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico si stima siano l’11,9%. Valore che aumenta drasticamente, arrivando al 41,4%, se si analizzano i cambiamenti di insegnante di sostegno rispetto all'anno scolastico precedente.

Dall’indagine emerge che gli alunni con disabilità non trascorrono tutto il loro tempo scolastico all’interno della classe: in media 3,0 ore settimanali per la scuola primaria e 4,0 per quella secondaria di primo grado vengono trascorse al di fuori della classe. E questo dato cresce drasticamente nel caso degli alunni con minori livelli di autonomia (in tutte e tre le attività: spostarsi, mangiare e andare in bagno): in media 7,3 ore settimanali per la scuola primaria e 10,0 per quella secondaria di primo grado.
Nel Nord gli alunni con disabilità trascorrono al di fuori della classe un numero maggiore di ore, in entrambi gli ordini considerati e in riferimento a tutti livelli di autonomia, al contrario del Mezzogiorno che registra il minor numero di ore.

Fatti, violazioni, denunce

L’11 ottobre 2018 il Consiglio di Stato si è espresso (con Sentenza n. 5851/18) chiudendo una vertenza giudiziaria passata per due precedenti Sentenze del TAR della Calabria (880/14 e 208/16), ignorate nei fatti, riguardanti la famiglia di un’alunna con disabilità visiva.
Accertando il diritto della minore ad avere un insegnante di sostegno specializzato nella lingua Braille, il Consiglio di Stato ha stabilito in generale che il docente di sostegno - per poter essere considerato come presenza idonea a favorire l’integrazione e l’inserimento della persona con disabilità nel contesto scolastico - deve essere dotato delle conoscenze tecniche necessarie ad affrontare e gestire le limitazioni funzionali di fronte alle quali si trova ad operare. Deve poi conoscere i mezzi espressivi di cui si serve l’alunno per comunicare e le tecniche di insegnamento più appropriate. Inoltre, l’attività di sostegno, per essere effettiva, richiede che la specializzazione sia concretamente parametrata e definita in riferimento alla tipologia e alla consistenza della disabilità con cui il docente si rapporta e per cui deve svolgere l’attività di integrazione scolastica.
La medesima Sentenza stabilisce anche che il diritto della persona con disabilità all’istruzione e all’integrazione scolastica sia preminente, al punto da obbligare l’istituzione scolastica a ricorrere anche a canali diversi dal mero attingimento delle graduatorie per reperire un insegnante di sostegno specializzato.
Infine, il Consiglio di Stato puntualizza come l’esistenza di un obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità non escluda che l’attività di sostegno debba svolgersi con docenti muniti di specifica specializzazione.

 

Nel mese di settembre del 2017, la Sezione di Brescia del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Lombardia ha condannato il Comune di Lonato del Garda (Brescia), accogliendo il ricorso presentato dai genitori di un ragazzo con grave disabilità.
A quest’ultimo la scuola aveva garantito 5 ore di assistenza educativa, ossia il minimo previsto dalla Delibera n. X/6832/17 della Regione Lombardia, a fronte delle 19 ore settimanali indicate nel suo Piano Educativo Individualizzato (PEI).
I Giudici del TAR di Brescia hanno ordinato al Comune di Lonato del Garda di assicurare «con decorrenza immediata e con assunzione di relativi oneri un assistente alla persona in favore del minore, quanto meno per il numero di ore settimanali (15) indicate dall’Istituto scolastico frequentato dal minore».
La già citata Delibera n. X/6832/17 della Regione Lombardia prevede infatti la possibilità di aumentare le ore di sostegno, «in base al livello di disabilità dello studente o alla particolare situazione di bisogno», ciò che è stato ripreso testualmente anche nella Sentenza del TAR.
I familiari dell’alunno con disabilità sono stati supportati dal Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi” della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità).

 

Con la Sentenza n. 330, pubblicata il 26 settembre 2016, il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia (Sezione del Consiglio di Stato) ha chiuso una lunga vertenza legale, motivata da un fatto verificatosi nel 2008, respingendo il ricorso dell’amministrazione scolastica contro una precedente Sentenza del TAR Sicilia, che aveva invece accolto il ricorso di una famiglia contro la riduzione del numero di ore di sostegno operata arbitrariamente dal Dirigente scolastico.
Quest’ultimo aveva originariamente assegnato a un alunno con grave disabilità le ore stabilite dall’Ufficio Scolastico Regionale ma, dopo che ad anno scolastico in corso erano arrivati altri due alunni con disabilità meno gravi, aveva tagliato sei ore al primo, per assegnarne una parte a ciascuno dei due nuovi studenti, anziché chiedere in aggiunta altre ore all’Ufficio Scolastico Regionale.
L’amministrazione scolastica si era appellata nei confronti della precedente Sentenza del TAR Sicilia - favorevole alla famiglia dell’alunno - sostenendo che i propri organi avrebbero «il potere di discrezionalità tecnica di ridurre le ore assegnate dall’Ufficio Scolastico Regionale sulla base del PEI (Piano Educativo Individualizzato), nei casi in cui si ritenga che i vincoli di bilancio non lo consentano».
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia, ha censurato invece questa affermazione, basandosi in particolare sulla Sentenza 215/87 della Corte Costituzionale, che afferma «il diritto pieno e incondizionato allo studio degli alunni con disabilità», ribadito successivamente dalla Sentenza 80/10 della stessa Consulta, secondo la quale «il nucleo essenziale del diritto allo studio non può essere violato neppure per motivi di bilancio».