Uso di tecnologie, ausili e strumenti di sostegno

Dati

Nel mondo della scuola, il tema dell’accessibilità non riguarda solo la presenza/assenza di barriere architettoniche, ma investe anche gli strumenti di comunicazione e informazione: la tecnologia può svolgere infatti una funzione di facilitatore nel processo di inclusione scolastica dell’alunno con disabilità. Tuttavia, come rilevato dall'ISTAT, nell'anno scolastico 2017-2018, se si esclude la scuola dell’infanzia che ha proprie specificità, nei restanti ordini e gradi una scuola su 4 non presenta postazioni informatiche adattate con periferiche hardware speciali e software specifici per la didattica speciale, destinate a studenti con diverse disabilità. Quando presenti, esse sono situate prevalentemente in laboratori dedicati (56,9%); meno frequente la loro presenza nelle classi degli alunni con disabilità (42,7%), mentre la percentuale di scuole con postazioni informatiche adattate in aule specifiche per il sostegno è del 45,0%.
Per le scuole dell’infanzia, in cui gli strumenti informatici dovrebbero essere commisurati all'età degli alunni, solo nel 15,9% dei casi si usa una tecnologia specifica a supporto del bambino con disabilità. 

Dal punto di vista della formazione degli operatori, nel 13,0% delle scuole nessun insegnante di sostegno ha frequentato corsi specifici in materia di tecnologie educative e nel 61,7% solo alcuni lo hanno fatto. Al contrario poco più di un quarto delle scuole ha tutto il personale di sostegno formato con corsi specifici.
Ne consegue che solo nella metà delle scuole italiane tutti gli insegnanti sono in grado di usare la tecnologia a supporto della didattica inclusiva.

Riguardo specificatamente le scuole primarie e secondarie di primo grado, gli ausili didattici messi a disposizione più frequentemente per facilitare il processo di inclusione e di apprendimento degli alunni con disabilità sono gli apparecchi informatici e multimediali per la personalizzazione della didattica (pc, tablet, registratori, lettori cd/dvd, fotocamere), i software didattici per l’apprendimento e, a seguire, i sistemi informatici per la facilitazione dei testi (usati rispettivamente dal 42,7%, dal 20,5% e dal 12,2% degli alunni con disabilità). Complessivamente però ben il 37,6% degli alunni con disabilità non può contare su alcun ausilio didattico messo a disposizione dalla scuola.
Per coloro che usano un pc o un tablet (pari a circa il 60% degli alunni con disabilità), non sempre lo strumento viene messo a disposizione dalla scuola stessa, ma è la famiglia che fornisce l’ausilio (nel 21,1% del casi per gli alunni che usano il dispositivo tutti i giorni).

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di febbraio del 2015, il presidente nazionale dell’UICI Mario Barbuto ha denunciato in una nota che «il Decreto Ministeriale 39/15, di individuazione delle materie oggetto della seconda prova scritta negli Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado, è stato pubblicato in formato digitale inaccessibile alle persone con disabilità visiva».
In tal senso, lo stesso Barbuto ha inviato una formale lettera di protesta a tutti i principali responsabili del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e al Direttore Generale dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), chiedendo che «l’Amministrazione Scolastica nel suo complesso si attenga al quadro normativo vigente, garantendo a tutte le persone con disabilità, e nella fattispecie agli alunni, agli studenti, ai docenti, ai dipendenti addetti ai servizi ATA e ai dirigenti scolastici con disabilità visiva, l’accesso ai sistemi e alle tecnologie digitali di informazione e comunicazione, su base di uguaglianza».
«In particolare
- ha scritto ancora il Presidente dell’UICI - chiediamo che siano individuate e poste in essere misure e azioni idonee a rimuovere quelle che, per tutti coloro che rappresentiamo, costituiscono vere e proprie barriere tecnologiche, ovvero: la pubblicazione web di atti in solo formato immagine; la distribuzione, off e on line, di testi, materiali e contributi didattici solo parzialmente fruibili; l’adozione di applicativi e di sistemi per la tenuta dei registri scolastici, la cui usabilità, attraverso le strumentazioni dedicate, è bassa o nulla; la diffusione di strumenti, come le lavagne interattive multimediali, non gestibili attraverso screen reader. Non possiamo infatti in alcun modo accettare che l’informatizzazione degli ambienti di apprendimento, e degli àmbiti ad essi connessi, invece che fattore di crescita e di inclusione, sia causa di disagio e di marginalizzazione».