Ausili per la mobilità

Fatti, violazioni, denunce

Il 6 ottobre 2016 la Sezione Lavoro del Tribunale di Velletri (Roma) ha pronunciato una Sentenza di condanna nei confronti dell’Azienda USL Roma 6 di fronte all'azione promossa da una persona con disabilità al 100%, per amputazione di uno degli arti inferiori, che era stata autorizzata già nel 2004 dalla medesima Azienda USL all'acquisto di una protesi extratariffaria per ginocchio elettronico. Nel 2011, però, a causa dell’avvenuta inservibilità di tale protesi, la persona aveva richiesto un nuovo presidio ortopedico, analogo al precedente, che tuttavia gli era stato negato con la motivazione delle «esigenze di bilancio».
Il Tribunale di Velletri si è rifatto all'articolo 1, comma 6, del Decreto ministeriale 322/99, che aveva fissato nel 1999 i contenuti del Nomenclatore tariffario degli ausili e delle protesi, ove si scriveva che «in casi particolari, per i soggetti affetti da gravissime disabilità, l’azienda Usl può autorizzare la fornitura di dispositivi non inclusi negli elenchi del nomenclatore allegato».
Il giudice ha rilevato inoltre che «la sussistenza delle condizioni di ammissibilità della fornitura extratariffaria in luogo di quella contenuta nel nomenclatore è già stata valutata in termini positivi dall’Azienda sanitaria, sicché il caso controverso contempla soltanto una fattispecie di rinnovo, per la quale non rilevano contingenze di bilancio, non considerate nell’art. 5 del D.M. n. 322/1999».
L’Azienda Sanitaria resistente è stata quindi condannata ad autorizzare l’acquisto della fornitura e anche al pagamento di 3.500 euro per le spese di lite, il tutto sottolineando che il rinnovo dell’ausilio, «alla stregua delle indicazioni dei medici curanti, appare essenziale per non fare regredire i progressi già fatti dal ricorrente per il reinserimento nel tessuto sociale».

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