Parchi giochi o ludici

Dati

Non esiste in Italia un censimento dei pachi giochi inclusivi. Tuttavia, attraverso un’indagine basata sulla ricerca di notizie online e sulle segnalazioni di cittadini e amministratori pubblici, il blog parchi per tutti ha mappato oltre 578 parchi o giardini dove sono presenti uno, due o diversi giochi accessibili e fruibili anche da parte di bambini con disabilità.
Solamente 54 di essi sono però veri e proprio parchi inclusivi, ossia parchi facilmente accessibili e con un buon numero di giochi fruibili da parte di tutti i bambini. Negli altri casi si tratta di pochi giochi installati in contesti non accessibili (ad esempio su terreni poco adatti al transito delle carrozzine), per la maggioranza altalene per carrozzine (388 circa dislocate su tutto il territorio italiano, di cui alcune fuori uso o rimosse) e quindi giochi non fruibili da parte di bambini con altre tipologie di disabilità.

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di agosto del 2010, dopo il fallimento di una trattativa avviata con la direzione generale del parco divertimenti Gardaland di Castelnuovo del Garda (Verona), il CoorDown (Coordinamento Nazionale delle Associazioni di Persone con Sindrome di Down) ha avviato una serie di iniziative mediatiche e legali per porre fine ai comportamenti discriminatori messi in atto ai danni delle persone con sindrome di Down, alle quali veniva sistematicamente vietato l’accesso a numerose attrazioni da parte degli addetti alla sicurezza del parco.
In tal senso, il CoorDown ha ribadito «il diritto di tutti a vivere in una società dove i servizi aperti al pubblico non devono chiudere l’accesso a una persona, basandosi esclusivamente sui tratti somatici e deducendone erroneamente l’idoneità a usufruire o meno di una attrazione. Si tratta di un divieto che è il frutto di una generalizzazione irrispettosa dell’individualità delle persone e delle loro singole capacità e possibilità. Singole capacità che nella sindrome di Down, nonostante la disabilità comune sia dovuta alla condizione genetica, possono variare sensibilmente da soggetto a soggetto».
Successivamente alle iniziative avviate dal CoorDown, il dialogo è ripreso, assumendo toni via via sempre più costruttivi, fino ad arrivare al mese di aprile del 2018, con la sottoscrizione di una convenzione tra Gardaland e lo stesso CoorDown.In tale documento, si dichiara che «la sindrome di Down non può costituire di per sé motivo di esclusione dalle attrazioni presenti nel Parco». Viene quindi disciplinato l’accesso alle attrazioni stesse, prevedendo che eventuali limitazioni non costituiscano «mai e in ogni caso trattamento discriminatorio», ma siano giustificate «esclusivamente dalla ragionevole previsione che l’uso di esse, compresa la fase di un’eventuale evacuazione, possa esporre la persona con sindrome di Down a gravi rischi per la propria salute e/o quella degli altri utenti».
Il CoorDown ha giudicato tale convenzione «la base di un percorso comune da implementare mediante opportune azioni di informazione verso le persone con sindrome di Down, nonché di formazione degli addetti al parco».

Vedi anche

Parchi giochi o ludici in Accessibilità a luoghi di attività sportive e ricreative