Minori e attività ludiche, ricreative, svaghi e sport

L’articolo 30 della Convenzione ONU è specificamente orientato alla “Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport.”

Le conseguenti azioni profilate dalla Convenzione sono ancora una volta mirate ad incoraggiare e promuovere la partecipazione più estesa possibile delle persone con disabilità alle attività sportive ordinarie a tutti i livelli.

Fra gli altri interventi e diritti merita una particolare attenzione la richiamata garanzia (comma 5) che i minori con disabilità possano partecipare, su base di uguaglianza con gli altri minori, alle attività ludiche, ricreative, agli svaghi ed allo sport, incluse le attività previste dal sistema scolastico.

Dati

Per quanto riguardo lo specifico della partecipazione dei minori con disabilità ai parchi giochi, il blog parchi per tutti, attraverso un’indagine basata sulla ricerca di notizie online e sulle segnalazioni di cittadini e amministratori pubblici, ha mappato oltre 578 parchi o giardini dove sono presenti uno, due o diversi giochi accessibili e fruibili anche da parte di bambini con disabilità.
Solamente 54 di essi sono però veri e proprio parchi inclusivi, ossia parchi facilmente accessibili e con un buon numero di giochi fruibili da parte di tutti i bambini. Negli altri casi si tratta di pochi giochi installati in contesti non accessibili (ad esempio su terreni poco adatti al transito delle carrozzine), per la maggioranza altalene per carrozzine (388 circa dislocate su tutto il territorio italiano, di cui alcune fuori uso o rimosse) e quindi giochi non fruibili da parte di bambini con altre tipologie di disabilità.

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di giugno del 2015, l’Associazione ANFFAS di Modica, in provincia di Ragusa, si era rivolta al Sindaco del proprio Comune elogiandolo «per avere attrezzato la città permettendo ai bambini di poter giocare in spazi aperti», ma invitandolo anche ad allestire in tale àmbito un’altalena costruita appositamente per i bambini con disabilità.
L’Associazione, per l’occasione, aveva ricordato che il Consiglio comunale di Modica aveva da tempo adottato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che all’articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale, ricreativa, agli svaghi ed allo sport) stabilisce, tra l’altro, il dovere di «garantire che i minori con disabilità possano partecipare, su base di uguaglianza con gli altri minori, alle attività ludiche, ricreative, agli svaghi e allo sport».
Nei mesi successivi, il Comune di Modica aveva effettivamente allestito un’altalena accessibile ai bambini con disabilità in un parco giochi della propria città. Tuttavia, nel mese di luglio del 2018 l’ANFFAS di Modica ne ha lamentato l'uso ancora molto poco frequente da parte dalle famiglie con bambini disabili.

 

Nel mese di luglio del 2017, la Prima Sezione del Tribunale di Lecco ha condannato per discriminazione il Comune di Missaglia (Lecco), per avere escluso dal Centro estivo comunale un bambino con grave disabilità.
Il Giudice ha riconosciuto la condotta discriminatoria del Comune di Missaglia, accogliendo il ricorso presentato dalla famiglia e dalla Federazione lombarda LEDHA, ed evidenziando come nella vicenda si sia «integrata la condotta discriminatoria sulla base del disposto dell’articolo 2 della Legge 67/2006».
Il Comune di Missaglia è stato condannato anche a pagare un risarcimento danni di 1.000 euro ai genitori del bambino, oltre alle spese legali.
Il fatto si era verificato nell’estate del 2016, quando alla fine dell’anno scolastico i genitori di un bambino di 9 anni con un ritardo psicomotorio globale, riconosciuto invalido al 100%, avrebbero voluto inserirlo nel Centro estivo comunale, per consentirgli di trascorrere i mesi estivi con i compagni di classe.
In un primo tempo il bimbo era stato accettato dalla struttura, ma all'ultimo momento era stato comunicato alla famiglia che non avrebbe potuto frequentare il Centro, perché erano in corso lavori di ristrutturazione; lavori, per altro, pianificati da tempo. Un’esclusione, inoltre, riguardante solo quel bimbo.
L’alternativa proposta dal Comune era stata quella di far frequentare al bambino un’altra struttura, assieme ad altri tre coetanei con disabilità, trascorrendo alcune ore nel Centro delle scuole elementari. Ma questo era stato rifiutato dalla famiglia, che voleva vedere il figlio passare l’estate con i compagni di classe o con altri bambini. A quel punto la famiglia ha deciso di procedere per le vie legali, e dopo una lettera senza risposta inviata al Comune di Missaglia ha promosso, con il supporto della LEDHA, l’azione giudiziale davanti al Tribunale di Lecco.