Partecipazione alla vita politica e pubblica

Se la la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società è dei principi fondanti (art. 3) della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la partecipazione alla vita politica e pubblica è uno degli elementi in cui essa deve essere resa possibile. È richiamata nel dettaglio dall’articolo 29 che fa espresso riferimento al godimento dei diritti politici e alla possibilità di esercitarli su base di uguaglianza con gli altri. L’indicazione riguarda sia l’esercizio del diritto di voto e l’espressione della volontà che la possibilità di essere candidati, esercitare effettivamente i mandati elettivi e svolgere tutte le funzioni pubbliche a tutti i livelli di governo.

Ma a proposito di partecipazione il medesimo articolo della Convenzione richiama anche il ruolo delle associazioni delle persone con disabilità. In tal senso la partecipazione, secondo la Convenzione, va incoraggiata in particolare attraverso la partecipazione ad associazioni e organizzazioni non governative impegnate nella vita pubblica e politica del paese e alle attività e all’amministrazione dei partiti politici. Analogamente va promossa la costituzione di organizzazioni di persone con disabilità e l’adesione alle stesse al fine di rappresentarle a livello internazionale, nazionale, regionale e locale.

Dati

Attraverso le sue rilevazioni periodiche, l'ISTAT fornisce alcuni dati relativi alla partecipazione alla vita politica e pubblica delle persone con disabilità.

Nel 2016, il 18,1% delle persone con disabilità di 14 anni e più ha preso parte nell'ultimo anno alla vita sociale, ossia ha partecipato a riunioni di associazioni (culturali, ricreative, ecologiche, per i diritti civili, per la pace) o di organizzazioni sindacali o di associazioni professionali o di categoria o di partiti politici, oppure ha svolto attività gratuita per un partito o ha pagato una retta mensile o periodica per un circolo o club sportivo. La stessa percentuale per le persone senza disabilità si attesta invece al 26,6%.
Gli uomini con disabilità risultano più attivi rispetto alle donne con disabilità: il 23,2% a fronte del 14,4% delle donne con disabilità (tra chi è senza disabilità si registrano i seguenti valori: il 22,9% tra le donne e il 30,2% tra gli uomini).  

Il 9,6% delle persone con disabilità svolge attività gratuita presso associazioni di volontariato (contro l'11,2% delle persone senza disabilità). Gli uomini con disabilità risultano leggermente più impegnati (10,6%) rispetto alle donne con disabilità (8,9%).

Percentuali più alte si registrano riguardo alle donazioni monetarie al mondo associativo. Ne compiono il 15,5% delle persone con disabilità (14,9% tra chi non ha disabilità), soprattutto se di genere maschile (16,1% tra gli uomini con disabilità a fronte del 15,1% delle donne con disabilità).

Le persone con disabilità sono coinvolte attivamente nel mondo associativo per l'8,3%, nel caso di riunione in associazioni culturali o di altro tipo, e per l'1,6% nelle associazioni di pace o simili (rispettivamente 9,3% e 1,7% tra le persone senza disabilità). Anche in questi casi le donne risultano meno attive rispetto agli uomini.

Il 76,6% delle persone con disabilità di 18 anni e più si dichiara coinvolto nella pratica religiosa, una percentuale di poco superiore rispetto a quella calcolata per le persone senza disabilità (75,2%), ma con una differente frequenza. Mentre, infatti, le persone con disabilità nel 31,1% dei casi praticano una o più volte alla settimana, compreso anche tutti i giorni, per le persone senza disabilità la stessa tipologia di frequenza si attesta al 24,6%. Al contrario, il 22,6% delle persone con disabilità non pratica mai, a fronte del 24,1% delle persone senza disabilità.
Tra gli anziani, tuttavia, si rileva un diverso andamento: gli over 64 con disabilità che praticano spesso sono il 36,8% a fronte del 43,2% degli anziani senza disabilità. Allo stesso tempo, non praticano mai nel 22,8% dei casi, a fronte del 14,4% degli over 64 senza disabilità.

Fatti, violazioni, denunce

Nel mese di luglio del 2016, il Tribunale di Milano ha prodotto un’Ordinanza con la quale ha condannato la Provincia di Pavia per «condotta discriminatoria» nei confronti delle persone con disabilità, ai sensi della Legge 67/06. In quel provvedimento il Giudice ha rilevato che l’accessibilità per le persone con disabilità alla Sala dell’Annunciata (uno spazio polivalente dove si svolgono le sedute del Consiglio provinciale di Pavia, ma anche convegni, seminari, spettacoli, corsi di formazione e altri eventi pubblici) è assicurata limitatamente alla sola platea (140 posti a sedere di cui due per le persone con disabilità), mentre ne rimane inibito l’accesso alla gradinata ad altezza variabile e ai palchi oratori e consiglieri.
«L’attuale conformazione del luogo – si legge nel dispositivo dell’Ordinanza – non permette agli utenti su sedia a ruote di accedere al palco oratori e alla retrostante piattaforma che ospita i banchi del Consiglio Provinciale, entrambi raggiungibili, unicamente, da scale». L’Amministrazione ha cercato di rimediare a questa situazione acquistando un montascale mobile a cingoli che però riesce a sollevare (seppure lentamente e con difficoltà) le sole sedie a rotelle a spinta manuale. Ma il dispositivo non è adeguato al trasporto delle sedie a rotelle elettriche.
Tutto nasce da un ricorso, presentato nel luglio del 2013 dal Comitato di coordinamento pavese per i problemi dell’handicap e dalla UILDM di Pavia, tramite la Federazione LEDHA, per chiedere al Tribunale di Milano di «accertare il carattere discriminatorio degli interventi di ristrutturazione della Sala dell’Annunciata di Pavia» e di «ordinare alla Provincia di Pavia di cessare il comportamento discriminatorio».
Dopo anni di lavori e di ristrutturazioni, l’accesso alla sala per le persone con disabilità si presentava, infatti, ancora più problematico che in passato, come evidenziato dalle relazioni dell’architetto Giovanni Del Zanna, esperto di accessibilità e barriere architettoniche.

Temi specifici

Diritto di voto [elettorato attivo e passivo]

Esercizio di mandati elettivi

Ricorso a nuove tecnologie e di supporto

Partecipazione alla vita pubblica