Contrasto alla povertà e all’impoverimento

Dati

Studi nazionali e internazionali hanno già da tempo segnalato l’esistenza di una relazione tra disabilità e deprivazione socioeconomica, che richiede di essere affrontata con opportune politiche e misure di contrasto.
Fondamentale in questa direzione è la conoscenza dell'entità, delle caratteristiche e della distribuzione del fenomeno, al fine di realizzare una corretta programmazione e valutazione degli interventi posti in essere o da realizzare.

L'ISTAT annualmente produce statistiche sulla povertà assoluta e relativa, sul rischio di povertà e di esclusione sociale, ma al loro interno non troviamo dati specifici sulla condizione delle persone con disabilità e/o confronti col resto della popolazione. Le ultime informazioni pubblicate sono quelle contenute nel Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale, promosso nel 2012 dalla Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale (CIES) del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che si avvale dei dati ISTAT sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC 2010). In questo caso le persone con disabilità considerate sono quelle dai 15 anni in su, per cui non disponiamo di informazioni compiute sulla povertà dei minori con disabilità.

La prima considerazione proposta nel Rapporto CIES è che, nel complesso, pensioni e indennità sembrano tutelare le persone con gravi limitazioni dell’autonomia personale da un rischio di povertà molto più elevato rispetto al resto della popolazione: l’incidenza registrata è, infatti, del 17,5% tra le persone con gravi limitazioni, contro un valore pressoché analogo del 16,8% tra le persone senza limitazioni. Nel Mezzogiorno, sebbene con valori più elevati rispetto alla media nazionale, la percentuale delle famiglie a rischio di povertà risulta addirittura inferiore tra le persone con gravi limitazioni, rispetto a quella calcolata tra le persone senza limitazioni (27,5% vs 29,3%). Al contrario, il rischio di povertà appare più diffuso tra le persone con limitazioni non gravi (19,5%), che non possono contare sulle prestazioni previdenziali e assistenziali erogate in favore delle persone con disabilità.
Tuttavia, ben diversa appare invece la situazione relativa alla deprivazione materiale, colta attraverso le difficoltà a sostenere una serie di spese o al possesso di alcuni beni durevoli. Una condizione, questa, che interessa le persone con limitazioni dell’autonomia personale in misura maggiore rispetto al resto della popolazione. Vivono, infatti, una condizione di deprivazione materiale il 24,7% degli individui con limitazioni gravi e il 19,7% dei non gravi, a fronte del 14,2% delle persone senza limitazioni. Lo stesso si registra nel caso della grave deprivazione, che interessa l’11,9% e l’8,6% delle persone con limitazioni gravi e non gravi, contro il 6,1% di chi non ha limitazioni. Significative appaiono le sperequazioni territoriali: la percentuale degli individui con gravi limitazioni che vivono in famiglie deprivate raggiunge il 38,6% nel Mezzogiorno, il 20,5% nel Centro e il 15,5% nel Nord, contro valori pari, rispettivamente, al 23,0%, 12,2% e 8,5% delle persone senza limitazioni.
Da questa breve analisi ne deriva quindi che gli indici di povertà economica non riescono a cogliere in modo adeguato l’effettivo tenore di vita delle famiglie con una o più persone con disabilità, e rischiano di sottostimare il loro reale disagio economico. Ciò perché, nonostante i trasferimenti monetari e gli interventi esistenti, le difficoltà di accesso al mondo del lavoro, i costi sociosanitari, le carenze dei servizi di assistenza, il ricorso da parte delle famiglie al mercato di cura privato o l'internalizzazione della funzione di cura, con conseguenze significative sul percorso lavorativo dei caregiver, sono tutti fattori che incidono sul reddito familiare e che dovrebbero essere opportunamente calcolati nelle statistiche sulla povertà e sul rischio di impoverimento. Come evidenziato dagli indicatori sulla deprivazione materiale le persone con disabilità vivono una condizione di maggior svantaggio, con un limitato accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione.

Dati meno puntuali ma più recenti sono rintracciabili nell'indagine ISTAT sull'Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi (relativa all'anno 2013), da cui emerge che il 45,2% delle persone di 15 anni e più con limitazioni funzionali gravi e lievi, invalidità permanenti o malattie croniche gravi giudica scarse o insufficienti le risorse economiche della propria famiglia, a fronte del 39,3% registrato nel complesso della popolazione residente. Percentuale che sale al 50,1% tra le persone con limitazioni funzionali gravi.

Inoltre, nel capitolo Disabilità del Rapporto Osservasalute 2016, si evidenzia che, rispetto alla popolazione nel suo complesso, le famiglie con persone con disabilità sperimentano una maggiore difficoltà a soddisfare i propri bisogni sanitari per motivi economici.
Gli indicatori considerati evidenziano, infatti, differenze notevoli tra persone con e senza limitazioni funzionali nell’accedere ad una visita medica o ad un trattamento terapeutico per ragioni economiche, nell’affrontare spese mediche, nel sottoporsi a cure odontoiatriche: indicatori che mostrano, a livello nazionale, uno scarto tra chi ha una limitazione funzionale e chi no rispettivamente di circa 10, 11 e 14 punti percentuali.
Le condizioni peggiori si riscontrano nel Meridione, dove si calcolano quote di oltre il 15-20% di persone con limitazioni funzionali che dichiarano di aver dovuto rinunciare per motivi economici alle prestazioni sanitarie, alle cure e alle visite mediche di cui avevano bisogno.