Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie

L’articolo 11 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) richiama gli Stati ad adottare, anche in conformità degli obblighi derivanti dal diritto internazionale, tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità che si trovino in situazione di rischio. La CRPD fa esplicito riferimento anche alle situazione di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali.

Il dettato della CRPD va letto congiuntamente al diritto internazionale umanitario e alle norme internazionali sui diritti umani, quali, solo a titolo di esempio, gli atti che riguardano i minori o i rifugiati.
Con questa indicazione la CRPD ha voluto evidenziare come, nelle situazioni di emergenza che riguardano la generalità degli individui in quel dato contesto, le persone con disabilità, che si trovano maggiormente esposte, debbano essere destinatarie di specifiche e concrete misure.

Il concetto di rischio è particolarmente ampio. Riguarda, ad esempio, i fenomeni migratori di rifugiati, di richiedenti asilo: la presenza di una condizione di disabilità introduce elementi aggiuntivi di rischio e di esposizione che richiedono una maggiore attenzione; il riferimento è a situazioni di conflitto armato o emergenze umanitarie.
La prevenzione del rischio riguarda anche sismi (e quindi la anche prevenzione in sede di edificazione), catastrofi naturali, incendi: i sistemi di soccorso, di richiesta di aiuto devono essere strutturati in modo accessibile e adeguato considerando preventivamente la possibile presenza di persone con disabilità.

Contesto

Il vademecum Aiuti umanitari e disabilità (2015), realizzato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in stretta collaborazione con la Cooperazione Italiana e con la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo, delinea in modo efficace il panorama dei rischi, diretti e indiretti, per le persone con disabilità.

Vi si afferma che nei contesti di emergenza, la condizione delle persone con disabilità è resa ancor più fragile dall’evento catastrofico che pone ulteriori barriere alla loro interazione con la realtà circostante, aggravando le condizioni psico-fisiche all’origine della disabilità. Le persone con disabilità, come ad esempio i non vedenti e i non udenti, possono trovarsi impreparate all’evento calamitoso, essendo spesso impossibilitate a ricevere le informazioni sull’emergenza, oppure possono non essere prese in considerazione nei piani di evacuazione.
Inoltre in contesti di emergenza caratterizzati da scarsità di risorse, le persone con disabilità motoria, sensoriale, mentale o intellettiva/relazionale sono a tutt’oggi generalmente escluse dall’accesso ai servizi e dalle distribuzione dei beni. “Si pensi, ad esempio, alle difficoltà che dovrà affrontare una persona con ridotta mobilità nel prendere in consegna e nel trasportare i pacchi degli aiuti internazionali distribuiti, o nell’accedere ai servizi di base - quali latrine e servizi igienici dei campi profughi - troppo spesso inaccessibili per questa popolazione. Altre volte invece l’esclusione è frutto di una scelta comunitaria culturale sospinta da un forte senso di discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, che possono arrivare perfino ad essere considerate meno meritevoli di sopravvivenza.”

Le emergenze possono inoltre ridurre la capacità di fornire assistenza da parte degli operatori sociali o sanitari: si pensi ad esempio alle strutture per anziani o per malati cronici, spesso distrutte in concomitanza dell’evento calamitoso o incapaci di fornire i servizi necessari per mancanza di fondi.
Gli interventi di evacuazione per il trasferimento nei luoghi di accoglienza presentano forti problematicità, per la mancanza di mezzi di trasporto adatti al trasferimento di persone in sedia a rotelle e/o per la non accessibilità dei luoghi di ricovero o dei campi di accoglienza. Per di più, durante le situazioni di crisi si interrompe quella rete familiare e sociale che sostiene in prima battuta le persone con disabilità - a causa di sfollamenti, morte dei familiari o persone di riferimento - lasciandole in alcuni casi in un totale stato di abbandono che ne può causare perfino il decesso.
Il vademecum ricorda che le aree d’intervento dei programmi di aiuto umanitario sono sovente Paesi in cui la disabilità è causa di forte discriminazione ed emarginazione culturale e sociale, non essendo tra l’altro presente alcuna legislazione a tutela dei diritti degli stessi. Tale atteggiamento discriminatorio può comportare - tra l’altro - un aumento dei costi nell’assistenza sanitaria e sociale originato dall’aggravamento di patologie per mancata cura, prevenzione e mitigazione delle diverse disabilità.
Non tutte le persone con disabilità vivono situazioni di eguale discriminazione, ma alcune sono più vulnerabili ed emarginate delle altre trovandosi a vivere una doppia discriminazione, come le donne, i bambini e gli anziani. Ad esempio, sono frequenti i casi di neonati con disabilità che non ricevono alla loro nascita le normali cure necessarie o non vengono allattati o nutriti adeguatamente, causandone una maggiore mortalità, o di donne o anziani infermi lasciati indietro dalle famiglie in fuga dalla guerra. L’isolamento e l’abbandono espongono inoltre le persone con disabilità ad un maggiore rischio di violenza anche sessuale, che colpisce soprattutto le donne e le bambine.

Temi specifici

Protezione e sicurezza in situazioni di catastrofi naturali

Protezione e sicurezza in situazioni di rischio

Protezione e sicurezza in situazioni di conflitto armato o emergenze umanitarie

Accessibilità dei servizi di soccorso e di emergenza