Rifiuto discriminatorio di assistenza medica, cure o servizi

Fatti, violazioni, denunce

Roberto Cherchi, persona con tetraplegia residente in Sardegna, ha la necessità di usare uno specifico tipo di cateteri, l’unico che può sostituire autonomamente e che soprattutto, come da certificazione medica, non gli procura complicanze.
Nel mese di ottobre del 2018, di fronte alla risposta negativa ricevuta dalla farmacia dell’ospedale rispetto alla disponibilità dei cateteri di cui ha bisogno, dopo averli dovuti acquistare a proprie spese, ha chiamato la Polizia, per far valere i propri diritti alla salute.
La Polizia si è recata nella struttura ospedaliera, ove ha verbalizzato le dichiarazioni di Cherchi e del padre, oltreché quelle degli addetti della farmacia, secondo i quali l’ordine per quei cateteri sarebbe stato regolarmente inoltrato, senza però che la ditta fornitrice ne trovasse traccia. Per questo motivo non aveva fornito gli ausili.
Alla richiesta, quindi, di conoscere se e quando i cateteri sarebbero stati disponibili e se fosse stato possibile parlare con il responsabile del servizio, quest’ultimo è risultato assente.

 

Nell’anno scolastico 2015-2016, un sedicenne affetto da spina bifida, grave malformazione congenita della colonna vertebrale e del midollo spinale, a causa della quale aveva già subìto nove interventi chirurgici, frequentava l’Istituto scolastico Galileo Ferraris di Ragusa.
Il ragazzo non era autonomo, deambulava in carrozzina e aveva bisogno di effettuare il cateterismo vescicale intermittente per cinque volte al giorno, di cui una durante la ricreazione dell’orario scolastico. Per questo necessitava di disporre a scuola di un infermiere competente, come più volte richiesto all’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa. Secondo quest’ultima, invece, si sarebbe potuto procedere a operazioni quali il “cateterismo a sacca” (o “a dimora”) oppure l’“autocateterismo”, il primo dei quali - come sostenuto da numerosi specialisti medici - avrebbe avuto però effetti molto negativi sulla persona, mentre il secondo sarebbe stato impossibile da eseguirsi, alla luce delle condizioni fisiche del giovane, privo di stabilità e di equilibrio.
A rendere nota la vicenda era stata la FINCOPP (Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzione del Pavimento Pelvico), sostenuta anche dall’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), sottolineando «il mancato rispetto, da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, dei diritti sanciti e tutelati dalla Costituzione Italiana, dalla Legge 104/92, dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
Dopo che il Tribunale di Ragusa aveva deciso di confermare una sua precedente Ordinanza, che aveva previsto il “cateterismo a sacca” durante l’orario scolastico, alla fine, nel mese di maggio del 2016, Claudia Catalano, Giudice del Lavoro del Tribunale di Ragusa, ha accolto il ricorso della famiglia del ragazzo, condannando l’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa a «fornire l’assistenza infermieristica specialistica occorrente per effettuare il cateterismo intermittente durante l’orario scolastico, in corrispondenza della ricreazione, e nei periodi di effettiva frequenza delle lezioni».